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La lettera di Natale di Yaguine e Fodé: signori dell’Europa, gridiamo aiuto alla vostra solidarietà e gentilezza

Accadde a Natale, un racconto al giorno: il testo inedito di Arnaldo Casali dedicato a don Fernando Benigni

Per la serie di racconti tratti da Accadde a Natale, l’ultimo libro di Arnaldo Casali, oggi pubblichiamo un testo inedito scritto in esclusiva per Terni Today e dedicato a don Fernando Benigni, il sacerdote morto a Terni ad inizio dicembre. Buona lettura.

Il cugino di Katumba era morto qualche giorno prima. Forse anche lui era infetto; Katumba non poteva saperlo perché nel suo villaggio non c’era la possibilità di effettuare il test; non c’era nemmeno la possibilità di curarti quando stavi male, perché non c’era un ospedale ed era difficile far arrivare un dottore fino al suo villaggio. A dirla tutta, era difficile farci arrivare anche l’acqua, al suo villaggio. Quella che invece non mancava mai, era la Coca-Cola. Costava solo 25 lire a lattina ed era buona. Certo, metteva un po’ di sete, ma era buona. Anche il latte in polvere sembrava buono, ma tanti neonati morivano, perché lo regalavano alle donne che partorivano, e così poi quelle non potevano allattare, ma l’acqua era sporca e i bambini morivano. Ma, chissà perché, negli ospedali continuavano a regalare il latte in polvere.

LA SCHEDA | Tutte le informazioni su Accadde a Natale

Yaguine e Fodé avevano passato tutta la notte nel parcheggio dell’aeroporto, perché era l’unico luogo dove c’era la luce elettrica. Tutti i bambini dei villaggi vicini si radunavano lì per giocare o per studiare.

“Alle loro eccellenze i signori membri e responsabili dell’Europa” avevano intestato la loro lettera. Era ancora la brutta copia: ci lavoravano già da qualche giorno, ma ci sarebbero voluti mesi per completarla.

 “Prima di tutto, vi presentiamo i nostri saluti più squisiti, adorabili e rispettosi. A tale fine, siate il nostro sostegno e il nostro aiuto, siatelo per noi in Africa, voi ai quali bisogna chiedere soccorso: ve ne supplichiamo per l’amore del vostro bel continente”.

Una volta finita la lettera, l’avrebbero portata personalmente a Bruxelles. Come? Avevano elaborato un piano perfetto: si sarebbero intrufolati di nascosto nel vano carrello di un aereo diretto in Belgio, e sarebbero rimasti lì dentro, in attesa del decollo; nessuno li avrebbe scoperti durante il viaggio. Una volta atterrati sarebbero sgattaiolati via; poi avrebbero raggiunto il Palazzo del Governo dell’Europa, e avrebbero consegnato personalmente la loro lettera.

Ve ne supplichiamo – scrivevano - per l’amore e la timidezza del nostro creatore Dio onnipotente che vi ha dato tutte le buone esperienze, la ricchezza e il potere per costruire e organizzare bene il vostro continente e farlo diventare il più bello e ammirevole tra gli altri”.

Del papà di Vincent non c’erano notizie da ormai tre mesi. Era partito per la Libia. Una volta arrivato lì avrebbe trovato il modo di attraversare il mare e sbarcare in Italia, e di lì si sarebbe diretto in Finlandia.

Tutto il villaggio aveva raccolto i soldi per farlo arrivare in Europa. In Finlandia Madila avrebbe iniziato una nuova vita, avrebbe trovato un lavoro e avrebbe mandato i soldi con cui avrebbe mantenuto l’intero villaggio. Ma nessuno aveva sue notizie da ormai tre mesi.

“Signori membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti. Al livello dei problemi, abbiamo: la guerra, la malattia, il cibo. Quanto ai diritti dei bambini, in Africa, e soprattutto in Guinea, abbiamo molte scuole ma una grande mancanza di istruzione e d’insegnamento, salvo nelle scuole private dove si può avere una buona istruzione e un buon insegnamento, ma ci vogliono molti soldi, e i nostri genitori sono poveri, in media ci danno da mangiare. E poi non abbiamo scuole di sport come il calcio, il basket, il tennis, eccetera”.

Vincent aveva deciso di raggiungerlo. Un giorno di questi sarebbe fuggito di nascosto, sarebbe partito a piedi per la Libia. E avrebbe raggiunto il papà, e lo avrebbe accompagnato nella terra promessa.

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“Dunque in questo caso noi bambini e giovani africani, vi chiediamo di fare una grande organizzazione utile per l’Africa perché progredisca. Dunque se vedete che ci sacrifichiamo e rischiamo la vita, è perché soffriamo troppo in Africa e abbiamo bisogno di voi per lottare contro la povertà e mettere fine alla guerra in Africa. Ciò nonostante noi vogliamo studiare, e noi vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi”

“Avremo esagerato?” chiese Yaguine.

“Dici che si offendono?”

“Beh, loro sono i governanti d’Europa. Sapranno bene quello che devono fare no? Credi che possano prendere ordine da due bambini come noi?”

“Allora aggiungi così – disse Fodè - Avanti scrivi: Infine: vi supplichiamo di scusarci moltissimo di avere osato scrivervi questa lettera in quanto voi siete degli adulti a cui noi dobbiamo molto rispetto. E non dimenticate che è con voi che noi dobbiamo lamentare la debolezza della nostra forza in Africa”.

Katumba imbracciò la stampella e si incamminò. Ci sarebbe voluta mezza giornata per arrivare fino alla Chiesa e la strada era faticosa con una gamba sola (e malediva ancora la sua curiosità nel prendere in mano quel giocattolo che nascondeva la mina) ma ne valeva la pena: già assaporava la lunga celebrazione che lo aspettava: il Vangelo, i canti, le decorazioni, il prete, la speranza; la festa.

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