La Mafia in Umbria, c’è ma si vede poco. Non è strutturata ma si infiltra con grande facilità, anche a Terni

Tutti i dati sulle infiltrazioni mafiose nella relazione semestrale al parlamento del distretto investigativo antimafia. L’Umbria, ancora una volta, terra vergine per le attività illecite. La situazione a Terni.

19 luglio, il giorno del ricordo della strage di via D’Amelio. 28 anni fa perdevano la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Un chiaro messaggio della mafia al paese: "con noi dovrete sempre fare i conti". Ma quella era Palermo, così lontana anche culturalmente dal cono prospettico della nostra regione, da sempre ritenuta immune da certi contagi. Immune semplicemente perché non in contatto costante col virus delle mafie, ma non certo vaccinata. Lo scenario, infatti, sta cambiando.

Tuttavia, nell’immaginario comune l’Umbria è ancora lì, su un piedistallo, considerata come “isola felice” lontana dalla rete criminosa e tentacolare delle mafie. Un’idea che resiste e ha ancora cittadinanza, perché anche dall’ultima relazione al parlamento del distretto investigativo antimafia del 2019 appena pubblicata, emerge in modo significativo come non esista nella nostra regione un radicamento di forme di criminalità gerarchicamente strutturate o che agiscono con le tipiche modalità mafiose, seppure già da tempo si siano registrate presenze insidiose sul territorio.

Fin qui le considerazioni complessive e di superficie che smascherano, in realtà, un sottobosco di sodalizi e micro attività in parte coordinate fra loro che hanno scelto l’Umbria come "torre di guardia" privilegiata e sede organizzativa.

Fra tutti i sodalizi criminali, quelli legati alla malavita calabrese hanno trovato maggiore spazio di infiltrazione anche nell’ultima relazione della DIA. È praticamente un’equazione matematica: laddove ci sia una assenza di criminalità locale compatta, arrivano a occupare spazi di operatività le cosche calabresi attratte, principalmente, dalla posizione centrale della regione nel territorio nazionale e da una situazione economica favorevole, oltre alla bassa visibilità. Un habitat decisamente favorevole per il riciclaggio e il reinvestimento dei capitali illeciti.

L’edilizia, un pozzo senza fine

Il comparto edile è, fra tutti, quello più esposto alle infiltrazioni da parte di soggetti singoli legati alle organizzazioni mafiose o a sodalizi veri e propri. A farla da padrone, gruppi legati a cosche campane o calabresi attraverso il controllo delle imprese vincitrici di appalti pubblici, impegnate anche nella ricostruzione post-sisma. Non bastano, infatti, le garanzie offerte dai “registri bianchi” delle imprese “pulite” per debellare il rischio di infiltrazione nell’ambiente dell’edilizia.

Lo spaccio degli stupefacenti e l’estorsione. La ‘ndrangheta sulla linea di comando

Anche in Umbria le cosche ‘ndranghetiste sono leader del settore e non ce n’è per nessuno. La forza sta nella fitta rete di contatti a centri concentrici che si ampliano al di fuori dei confini nazionali. Una capacità di stringere collaborazioni ponte con paesi ed etnie differenti parlando, però, un linguaggio comune, direttivo, senza possibilità di equivoco. La ‘ndrangheta, infatti, non è razzista, mantiene ottimi contatti con le cosche di origine ma non esclude collaborazioni con la criminalità albanese e romena. Tuttavia non mancano diramazioni gestite dalla malavita nigeriana, nord-africana e ucraina per un mercato fiorente frequentato, fondamentalmente, da giovani e studenti regionali e non. Allo stesso modo, l’a ‘ndrangheta mantiene la capacità di infiltrazione nei tessuti economici imprenditoriali attraverso estorsioni, intimidazioni e assoggettamento delle vittime.

Le carceri umbre di massima sicurezza, un polo attrattivo per le “famiglie”

Un aspetto rilevante e da non sottovalutare è il fatto che in Umbria 2 dei 4 istituti penitenziari (Spoleto e Terni), ospitano da molto tempo detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza (il famoso 41 bis), “abitato” specificamente da chi si è macchiato di reati di mafia. La naturale conseguenza è l’insediamento fisiologico di numerosi nuclei familiari legati ai detenuti che hanno “colonizzato” le aree limitrofe agli istituti di pena che si avvicinano ai congiunti condannati per evitare il “pendolarismo” per ragioni di colloqui. E si sa, l’occasione rende l’uomo ladro…

Prostituzione e tratta di esseri umani nelle mani straniere

Una specializzazione tutta straniera, che in Umbria è affidata a gruppi criminali di origine non italiana. Al riguardo, vale la pena sottolineare che in Umbria si è insediata da tempo un’importante comunità albanese che include una specifica componente dedita, oltre al traffico di droga, anche allo sfruttamento della prostituzione. Analogamente, anche gruppi criminali nigeriani hanno affinato un business nella tratta di esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico e spaccio degli stupefacenti. Lo smercio al dettaglio della droga, invece, è affidato ai soggetti provenienti dal nord-Africa.

La situazione a Terni e provincia

Le indagini condotte a Terni e provincia hanno permesso di individuare e sgominare alcune organizzazioni criminali, anche di natura multietnica, protagoniste di reati che hanno a che fare con le rapine, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione e il traffico di stupefacenti.

Particolarmente significativa è l’operazione “Toner”, conclusa dai Carabinieri di Terni che nel mese di luglio dello scorso anno ha bloccato le attività 19 soggetti di nazionalità marocchina ed italiana. Una programmazione meticolosa, dedita al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana nelle zone di Terni, Roma e Rieti, caratterizzata da un vero e proprio organigramma interno suddiviso per ruoli.

I componenti della banda di nazionalità marocchina avevano, infatti, il compito di reperire sostanze stupefacenti sul mercato di Roma, che venivano poi affidate ai pusher locali per la vendita al dettaglio. Al termine delle attività investigative sono stati sequestrati circa 35 Kg. di hashish, oltre 400 gr. di cocaina, 500 gr. di marijuana e 10 mila euro in contanti. L’organizzazione criminale contava anche sulla collaborazione di un appartenente alle forze dell’ordine, che oltre ad essere attivo nel traffico degli stupefacenti, forniva indicazioni ai componenti della banda per evitare di essere scoperti.

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