La Marini torna all'attacco dopo le assoluzioni dell' "Operazione Spada": "Delusa da Zingaretti e da questo Pd"

La ex presidente della regione è un fiume in piena e mena fendenti all'interno del suo partito, all'indomani delle assoluzioni dell'ex sindaco Di Girolamo e degli altri 20 imputati: "Zingaretti mi ha scaricato".

Foto: Il Riformista

Catiuscia Marini torna a parlare. Forse attendeva un evento eclatante, affine in qualche modo alla sua parabola politica. E l'occasione è stata proprio il nulla di fatto dell' "Operazione Spada" annegata, in primo grado, con la sostanziale assoluzione di Di Girolamo, Bucari e altri 19 amministratori pubblici e del mondo cooperativo. 

Alla prima occasione utile, il Pd smette di essere garantista

La Marini ruggisce come una leonessa in gabbia in una intervista rilasciata a Il Riformista, rivolgendosi direttamente all'attuale dirigenza nazionale e regionale del Pd e facendo valutazioni sull'attuale centrosinistra. "Il Pd - dichiara la Marini - vive fino in fondo le sue contraddizioni, che sono quelle di un partito che non riesce ad affermare una cultura garantista ma spinge verso soluzioni che diventano di giustizialismo politico, utili ad avvicendare gruppi dirigenti interni. 

Il Pd - accusa la Marini - non ha mai fatto i conti con la necessità di dare forza a chi amministra: alla prima occasione utile, via le tutele. Al primo avviso di garanzia, non ti conoscono più. Il garantismo nella giustizia è un pilastro. Invece di recuperare questo spazio, il più delle volte il Pd si è sentito prigioniero del populismo fino al punto di subirlo".

Secondo la Marini, nelle ultime vicende umbre l'atteggiamento non tutelante del Pd è stato decisamente evidente: "Nelle vicende umbre - osserva l'ex governatrice - questo è molto evidente, anche nel rapporto con i Cinque Stelle. A Terni è andato Salvini, che ha marciato alla testa di un corteo giustizialista, con lo striscione “Di Girolamo vai a casa”. Ma mentre lui faceva quello, i Cinque Stelle andavano davanti a Palazzo Spada con le candele a celebrare “la morte del Comune”. Entrambi, come nella vicenda della regione, hanno colpito uniti per infangare i rappresentanti democratici, che oggi la giustizia riconosce del tutto innocenti. Ma mentre gli avversari ci infangavano, i nostri dov’erano? Dalla loro.

Credo che il Pd non basti più così com’è, che vada rifondato, allargato, anche attraverso l’ingresso di soggetti autenticamente riformisti".

Zingaretti "deludente", Verini "garantista del giorno dopo"

Un capitolo a parte dell'intervista de Il Riformista alla Marini, riguarda le figure di Zingaretti e Verini. A circa due anni dalle dimissioni per Concorsopoli, la Marini parla in modo chiaro sul segretario nazionale: "Sono rimasta delusa da un segretario nazionale, che era peraltro anche un collega presidente di regione, che avrebbe dovuto essere il primo a mettere un freno, facendo rispettare norme garantiste. E vedo trasformato il Pd in un partito non riformista".

Sul commissario regionale Verini, invece, i toni si fanno più aspri e tradiscono un'amarezza che ancora non si è diluita relativa alla vicenda personale dell'ex governatrice: "Verini ha molte responsabilità sulla gestione politica della vicenda umbra. Ha fatto il commissario e per anni si è tenuto distante dagli indagati. Poi, una volta assolti (Di Girolamo e gli altri, ndr), eccolo tornare in scena con una dichiarazione da “garantista del giorno dopo”. Eh no Verini, il giorno dopo l’assoluzione, è tardi. Bisogna affermare principi e garanzie prima dei tribunali, non sempre e solo andarci a ricasco".

5Stelle e Lega governano per colpa del Pd

La valutazione finale di Catiuscia Marini sull'attuale composizione delle alleanze di partito è piuttosto lineare e ha a che fare più con i demeriti del Pd che con le virtù di Lega e 5 Stelle: "Due partiti che cavalcano l’onestà a senso unico. Perché difendono i loro indagati a spada tratta osserva l'ex governatrice" - mentre si affrettano a indignarsi per le indagini che coinvolgono gli avversari. Ha contato quanti avvisi di garanzia hanno gli amministratori grillini, e quanti i leghisti?

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Loro sono giustizialisti solo verso gli altri. All’interno sono ipergarantisti. L’unico partito che appena sei attinto dalle indagini, ti condanna preventivamente, è il Pd. Così facendo - conclude - si continua a offrire il fianco: si abbandonano i propri eletti e si butta tutto all’aria. Si è persa così Roma e l’Umbria. E non so se si è imparato da questi errori".

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