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foto tratta da facebook

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La storia di Terni, il pampepato conquista l’Igp: “La prima attività ad essere certificata appartiene alla più anziana dei pasticceri”

La presidente Ivana Fernetti racconta il dolce tipico delle festività ternane: “In questi tre anni di lavoro lo abbiamo fatto assaggiare alle persone più impensabili”

Igp. Un acronimo che nasconde un significato davvero particolare ed importante. Il pampepato di Terni è stato insignito del marchio di origine, attribuito dall’Unione Europa, ossia Indicazione Geografica Protetta. Un riconoscimento ottenuto dopo un lavoro che si è sviluppato nel corso degli ultimi tre anni, per merito del gruppo “Produttori Pampepato di Terni”.

“La prima attività certificata è la pasticceria Evy. È la più anziana dei pasticceri, il massimo della gioia poter dare a questa donna. Ha dedicato la vita intera al lavoro” afferma Ivana Fernetti presidente del gruppo Produttori pampepato di Terni. “In attesa ce ne sono anche altre. Purtroppo il momento contingente non ci è stato di aiuto. Complessivamente le aziende sono una 40ina, le criticità sono ricadute anche a ridosso del Natale”.

Pampepato o panpepato: “Sono entrambi corretti come termini. Ce la portiamo dietro da decenni questa dicitura. Entrambe sono state inserite in Igp per poter esserle utilizzate. Abbiamo cercato di stare attenti ad apportare, oltre gli ingredienti ed il procedimento, delle ricerche molto accurate nell’area di produzione. All’interno del disciplinare sono presenti sia gli ingredienti obbligatori che facoltativi rispettando le ricette originali e tramandate nel tempo. Ad esempio il mosto cotto è utilizzato più nel ternano, a Narni non veniva usato. In alcuni periodi quando ci fu carenza, soprattutto durante il periodo della guerra, venne sostituito con il caffè.”

Gli ingredienti

“Tra gli obbligatori – sostiene la presidente - troviamo noci, mandorle, nocciole, uvetta, cedro e arancio candito, cacao amaro, cioccolato, miele, millefiori, cannella, noce moscata, pepe, farina che può essere sostituita con farina di mandorle, riso, mais. Abbiamo fatto questa variazione per i celiaci e raggiungere questa fetta di persone. Per ciò che concerne i facoltativi i pinoli, poiché è un prodotto di difficile reperibilità. Inoltre il liquore, mosto cotto, zucchero, scorza di arancio.”

La storia e la tradizione: “Le prime tracce risalgono a diversi secoli fa. Dai dolci ed i pani speziati degli antichi romani, in assenza di il cacao. Con l’espansione ad oriente si aggiunsero anche le spezie. Per la quantità degli ingredienti la caratterizzazione è tipica dell’Umbria ecco perché abbiamo puntato sulla storicità della ricetta, raggiungendo la certificazione, lavorando per consolidare questa tradizione sul territorio. Tutto ciò è stato fatto proprio per riconoscere le tradizioni. La città è conosciuta per altri motivi, tuttavia ce ne sono di culinarie molto forti. Era importante far capire che, oltre alla Cascata, deteniamo altre peculiarità ed eccellenze”.

Una produzione contagiosa: “Ho visto gente che li elabora da fuori regione e fa molto piacere. Siamo stati, ad esempio ad una fiera a Milano, come gruppo. Vedere tante persone che si adoperano è una grande soddisfazione. Non si limitano allo stretto necessario ma ne producono in grandi quantità. Il pampepato era il regalo di Natale. Purtroppo, al momento, tali scambi sono limitati in virtù della situazione che stiamo vivendo. Tuttavia il nostro impegno sarà proiettato anche nel prossimo futuro, per venderlo e farlo conoscere ulteriormente. In questi tre anni lo abbiamo fatto assaggiare alle persone più impensabili, tutti abbiamo incrementato le vendite, un grande successo”.

Il brand legato anche al santo patrono: “Alle terre di San Valentino in particolare. Sono stati collocati degli stand e regalati dei mini pampepati agli atleti della maratona, oltre che quelli della scherma. Puntiamo anche sullo sport poiché è un dolce molto energetico. Sul disciplinare è stata messa questa grammatura di 25 con la possibilità di poterlo vendere anche a fette”.

Il dolce che unisce: “Mettere insieme pasticcerie e forni non è stato mai facile. Un’operazione concertata a tavolino. Cosa possiamo fare per il futuro di questa città? Ci siamo chiesti. Speriamo che il traguardo dell’Igp sia solo un trampolino anche per ulteriori prodotti tipici. È nata una collaborazione che proseguirà. Ci spalleggiamo l’uno con l’altro, ci sentiamo al telefono poiché non è possibile vedersi.” Infine segnaliamo il gruppo facebook ‘Stregati del pampepato’ molto aggiornato al cui interno sono presenti una moltitudine di curiosità. Buona mangiata a tutti!

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