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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
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Storia di Terni, antichi reperti riaffiorano dal sottosuolo. La testimonianza: “Nel 1941 trovammo un vano di notevoli dimensioni”

Il capogruppo di Terni Civica Michele Rossi ha pubblicato una mail contenente la testimonianza dell’ingegnere Giuseppe Belli

Un luogo divenuto simbolo dell’estate ternana. Da diverse settimane ormai l’area di largo Cairoli è interessata da una serie di scavi, indagini archeologiche e sopralluoghi, volti ad individuare possibili antichi reperti, conservati nel tempo. Originariamente il progetto prevedeva un vero e proprio restyling della zona con il contestuale spostamento delle attività che, al momento, sono presenti nell’immediata prossimità della zona delimitata da reti metalliche.

Il progetto originario come dichiarato dall’assessore alla Cultura Maurizio Cecconelli, intervenuto alla nostra redazione di www.ternitoday.it, potrebbe essere soggetto a revisione, qualora si riuscisse a rinvenire dei significativi reperti, di carattere storico. A tal proposito il capogruppo Michele Rossi ha pubblicato una mail ricevuta dall’ingegnere Giuseppe Belli che risponde: “Al mio interrogarmi sulla possibile esistenza di locali sotterranei dell'antico monastero che potrebbero, con gli scavi di oggi, essere individuati e magari resi fruibili. L'ingegnere ricorda di aver in passato individuato sotto al convento un luogo sotterraneo di sepoltura delle monache”.

Il testo integrale

Colgo l’occasione per intervenire in quanto l’Amministrazione Comunale di Terni in questo periodo sta effettuando una campagna di scavi sull’area dell’ex Convento di santa Teresa a Largo Cairoli  attivo fino al XIX secolo, luogo in cui io stesso agli inizi della seconda guerra mondiale avevo fatto indagini. Innanzitutto dichiaro di essere un vecchio ingegnere ternano (70 anni di attività professionale) il quale si è sempre interessato della storia e delle vicissitudini della nostra città e gli piace ricordare un particolare episodio riguardante la zona di che trattasi, il primo e il solo a rilevarne i particolari dei quali poi non ho avuto più notizie.

Il fatto risale alla primavera del 1941 quando la Prefettura di Terni fece un’ordinanza riguardante l’opportunità della segnalazione di probabili rifugi antiaerei entro la cerchia delle mura medievali; per l’indagine vennero coinvolti anche agli alunni della scuola Cornelio Tacito, da pochi anni inaugurata, in quanto vi si trovavano a studiare molti abitanti della zona. La scelta venne fatta sulla mia persona (avevo appena 16 anni) perché furono apprezzate le mie conoscenze sui fabbricati antichi ivi compresi i cunicoli di profondità in quanto oggetti della curiosità di noi ragazzi. Mi fu dato l’incarico per una ricerca più accurata tant’è che la maggior parte dei rifugi del centro più antico furono oggetto di nostra segnalazione alla Prefettura.

Non ricordo come e perché ebbi la curiosità di prendere in considerazione anche la zona del suddetto Convento in quanto di recente era già stato oggetto di demolizioni. Forse perché i primi anni della mia vita erano trascorsi in un fabbricato in Corso Vecchio assai vicino alla struttura. Coadiuvato quindi da manovalanza cominciai ad effettuare sondaggi in prossimità dei muri nella parte più bassa del suddetto Convento e da un foro praticato in prossimità del muro trovammo un vano di notevoli dimensioni ad una quota di poco inferiore al piano stradale attuale adibito a luogo di sepoltura delle suore.
Ricordo perfettamente che praticammo il foro attraverso il muro di un percorso sterrato in salita che congiungeva la quota inferiore con quella superiore del Convento: le casse di legno naturali erano disposte in modo ellittico e l’apporto di aria esterna procurò una polverizzazione delle casse stesse in breve tempo e sul terreno rimasero i resti dei corpi ed in particolare cinte di cuoio ed altri oggetti di vestiario meno deteriorabili.

L’esperienza e la lunga vita dello scrivente consentirebbe di narrare tante altre cose oggi scomparse anche durante i bombardamenti in quanto per altri due anni fui incaricato di seguire il periodo bellico con l’aiuto di una squadra di operai muniti di bicicletta per accorrere celermente nei luoghi di maggiore criticità. Purtroppo i cronisti attuali, anche se continuamente sollecitati, non hanno mai ritenuto opportuno fornire ai lettori notizie a riguardo aiutando a loro volta la mia memoria. 

Dr. Ing. Giuseppe Belli

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