Sanitari umbri in agitazione: "Oberati da carichi di lavoro insostenibili. Abbiamo chiesto un incontro col prefetto"

Cgil, Cisl e Uil, insieme alle rispettive categorie dei lavoratori della sanità, stanno aprendo delle procedure di raffreddamento che richiamano a uno stato di agitazione: "Carichi di lavoro insostenibili e rischio personale elevatissimo".

L'avanzare dell'emergenza sanitaria, sta lasciando emergere alcune criticità orgnizzative del sistema sanitario regionale circa la penuria di personale deputato al fronteggiamento, in prima linea, dei casi di contagio sempre più numerosi. La stessa presidente Tesei, a margine della conferenza stampa nella quale presentava le linee guida dell'ordinanza restrittiva che entrerà in vigore da martedì 20 ottobre, ha ammesso delle difficoltà nei procedimenti di assunzione del personale sanitario. Tuttavia il piano assunzioni, per la Tesei, va pensato oltre l'emergenza pandemica e deve rispecchiare un progetto di sanità regionale complessivo e valido anche per il futuro. 

Sta di fatto che il tema della penuria di personale sanitario in Umbria si sta allargando a macchia d'olio. A lanciare un ulteriore allarme Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria che insieme alle rispettive categorie dei lavoratori della sanità, che hanno aperto le procedure di raffreddamento propedeutiche alla dichiarazione dello stato di agitazione e chiesto un incontro al prefetto di Perugia, Armando Gradone, il quale si è subito reso disponibile ad incontrare le organizzazioni sindacali nella mattinata di martedì 20 ottobre. 

"Oberati da carichi di lavoro insostenibili"

Nella lettera inviata al prefetto dalla sigle sindacali, emerge il timore da parte dei lavoratori medici e para medici, di un peggioramento delle condizioni sanitarie della popolazione e degli indici di mortalità anche per patologie non collegate al Covid. Inoltre denunciano come "carichi di lavoro insostenibili” espongano il personale "a gravi rischi personali e professionali". 

"Il confronto con le aziende, laddove avviato - scrivono i sindacati - appare inefficace. I lavori dei tavoli regionali previsti nell’accordo del 5 maggio 2020, a mesi di distanza, non sono mai partiti. Ergo, nessun confronto sull’organizzazione e sui riflessi sulla sicurezza, né sulle forniture di dispositivi di protezione e tantomeno sugli organici". 
E a proposito di organici, “la selezione per l’assunzione di 324 infermieri avviata dalla Usl Umbria 2 in convenzione con l’azienda ospedaliera di Terni rischia di impantanarsi - denunciano ancora i sindacati - a causa di errori effettuati durante le prove pre-selettive”.

Un primo incontro con i vertici regionali della sanità, ha avuto luogo venerdì 16 ottobre. I sindacati, convocati durante l'informativa del commissario regionale per l'emergenza covid, Antonio Onni, sull'andamento epidemiologico, non hanno ricevuto risposte soddisfacenti: "L’assenza della parte politica - osservano i sindacati - ha impedito qualsiasi concreto confronto volto ad affrontare la madre di tutte le difficoltà: l’assoluta carenza di personale, alla quale non può che essere nuovamente collegata una progressiva sospensione delle attività ordinarie, con gravi rischi per la salute dei cittadini, in particolare per coloro che non hanno la possibilità di rivolgersi alle strutture private a pagamento”.

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