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foto di repertorio

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Due giovani imprenditrici ed un nuovo locale originale e creativo: “Accogliente e comodo per garantirsi una propria tranquillità”

Dall’idea di Giulia Tamburrini e Melanie Gregori nasce ‘Bloom spazio condiviso’ un coworking situato nel cuore del centro cittadino: “Pensato come se dovessimo arredare casa nostra”

Creatività, curiosità ed originalità. Suggestioni e pensieri che possono balenare in testa di chiunque si avvicina al nuovo locale inaugurato, ad inizio settimana, da Giulia Tamburrini e Melanie Gregori. Già perché il coworking ideato dalle due giovani imprenditrici, è situato al piano terra di un edificio del centro cittadino, e teoricamente ben visibile dai passanti. E’ la prima particolarità che emerge della nuova sfida lanciata dalle giovani professioniste, in una fase di emergenza sanitaria ancora lampante, soprattutto nel rimodellare le esigenze e gli spazi di ogni singolo individuo. Condivisione, un concetto a 360% tipico di tali attività.

“Dall’esterno è possibile immaginare cosa è possibile fare” esordiscono Melanie e Giulia la prima designer di interni e l’altra architetta di interni. “Naturalmente raccogliamo tutte le necessità quindi, qualora qualcuno dovesse richiedere una maggiore privacy, ci sono delle tende per coprire l’ufficio a disposizione”. Entrando poi si scoprono tutte le caratteristiche: “Sette chiusi ad uso esclusivo, utilizzabili al massimo da due persone, più ulteriori venti. Inoltre due sale riunioni ed una call box, l’area break attrezzata con cucina, macchina del caffè per una grandezza complessiva di 350 metri quadri”.

Un’amicizia in comune: “Ci siamo ritrovate a lavorare da casa, alla fine diventa alienante tutto ciò. Condividere invece stimola, aumenta la produttività almeno nel nostro caso. Così abbiamo provato ad allargare gli orizzonti e coinvolto altre persone. A fine marzo 2019 c’è stata l’apertura in via Visciotti del precedente locale”. Come ha risposto la città?: “Sicuramente ha suscitato curiosità. Il posto era carino, dava un senso sicuramente di accoglienza. Poteva essere un punto a favore ma anche contrario poiché appariva indirizzato a determinate professionalità. Il messaggio era veicolato in modo settoriale. Inoltre – altra peculiarità da evidenziare – non avevamo stanze chiuse a disposizione e naturalmente molte richieste erano indirizzate in tal senso. In taluni frangenti occorre concentrazione. Ci sono momenti in cui puoi lavorare nello spazio condiviso, in altri è necessario isolarsi”.

Chi ha beneficiato del precedente: “Liberi professionisti come ad esempio grafici, disegnatori, pubblicitari. Facevamo corsi, ospitavamo eventi come ad esempio una scuola di moda di Rieti che vi si è appoggiata. Poi è arrivato il lockdown. Lo scorso 8 marzo 2020 è stato l’ultimo giorno di apertura. Nonostante la categorizzazione come ufficio non ce la siamo sentite di proseguire, poiché il distanziamento non era completamente garantito”.

E qui scatta una nuova molla: “Una sorta di trampolino. Avevamo già un’idea sommaria di volerci ingrandire. Dopo la prima fase di disperazione è subentrato il coraggio. Ci siamo dette. E’ arrivato il momento giusto. Alla fine – affermano Melanie e Giulia – la diffusione del virus ha imposto lo stare a casa, lo smart working, una rivoluzione nella vita di ognuno. Dopo un po' di tempo molte persone sentono l’esigenza di avere degli spazi propri. Da parte nostra andiamo a soddisfare anche questi bisogni fornendo un posto dove il distanziamento è garantito, computando ampiezza e comodità, ponderando il tutto alle normative in auge”.

Estensione delle categorie e comparti interessati: “Il ventaglio si è amplificato e sono aumentate le richieste, rispetto alla precedente esperienza. Dall’assicuratore, al rappresentante fino agli studenti, liberi professionisti. Una persona abituata in ufficio cerca una valvola di sfogo. Lavorare fuori dalla propria abitazione comporta una serie di bisogni avvertiti, devi sentirti a casa. In fondo la pandemia è una stata una spinta, seppur involontaria, per cercare di soddisfare talune esigenze. Offriamo la massima flessibilità”. Un esempio: “La riunione di condominio è possibile ospitarla, fino ad un massimo di posti consentiti. Ci stiamo organizzando anche per predisporre schermi in plexiglas”. Infine una curiosità: “Abbiamo immaginato il locale come se dovessimo casa nostra”. Buon lavoro!

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