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Giovedì, 1 Dicembre 2022
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“Lascio l’ospedale di Terni: un atto estremo per un’opportunità a cui era impossibile rinunciare”

Dal Santa Maria alla collaborazione con Villa Aprica a Como, l’esperienza del dottor Andrea Boccolini: “La sanità è cambiata. Pubblico o privato? Credo che il futuro sarà un sistema che trae spunto da entrambi”

Da Terni a Como, dall’azienda ospedaliera Santa Maria ad una clinica privata: “Più che una sfida, un’opportunità di crescita a cui era impossibile rinunciare e che, nella situazione attuale, non era percorribile senza questo atto estremo”. Giovane medico chirurgo, sposato e padre di famiglia, Andrea Boccolini, ha lasciato le corsie dell’ospedale per una vita professionale “molto distante” da quello che immaginava.

Dottore, iniziamo dalla fine. Dal primo novembre lei non è più dipendente dell’azienda ospedaliera di Terni. In cosa consiste la sua “nuova” vita professionale?

“La mia nuova vita professionale è molto distante da quello che avrei immaginato solo qualche anno fa. Infatti, attualmente sono un medico specialista in chirurgia generale che si interessa prevalentemente di proctologia e di pelviperineologia e che esercita la sua attività dividendosi tra la sala operatoria e gli ambulatori che effettuo un po’ in tutta l’Umbria. La cosa che mi dà maggiore soddisfazione è il poter collaborare ed operare in una clinica di riferimento nazionale per la patologia proctologica come Villa Aprica a Como, clinica del Gruppo San Donato, eccellenza lombarda, convenzionata con il servizio sanitario nazionale”.

Probabilmente non è stata una scelta facile, anche perché lei è piuttosto giovane, sposato e padre di tre figli. Solo una sfida o c'è anche qualcosa in più?

“Più che una sfida, io la definirei un’opportunità alla quale era impossibile rinunciare. Mi è stata data infatti un’occasione di collaborazione e di crescita che, nella situazione attuale, non era percorribile senza questo atto ‘estremo’. Certo, è molto dura pensare la mia famiglia lontana ma in fondo è solo per qualche giorno alla settimana. Di ritorno poi posso dedicarmi ai pazienti umbri e alla mia famiglia, potendo godere quindi di una solida base in terra nostrana e di un importante punto di riferimento chirurgico fuori regione. È stata una scelta ponderata, non estemporanea, ma dolorosa. Non dimentico la fortuna che ho avuto nell’essere scelto dapprima come chirurgo in Usl 2, presso il P.O. di Narni, dove ho avuto modo di crescere tanto e, grazie al dottor. Dominici che mi ha accolto, conoscere la persona per me più determinante a livello professionale, il dottor Antonio Bufo che col tempo è diventato il mio mentore e che rappresenta quanto di più simile ci possa essere ad un padre in ambito lavorativo. Non dimentico nemmeno il giorno in cui il dottor Amilcare Parisi mi ha chiamato per trasferirmi a Terni, ero contento ed onorato. Ringrazio tutti per la fiducia accordata, ma era giunto il momento di cambiare”.

Come lei, anche altri professionisti della sanità, soprattutto nell’ultimo anno, hanno lasciato Terni e la sanità del territorio. Una coincidenza?

“In questi anni, specialmente dopo la pandemia, la situazione della nostra sanità è molto cambiata. Si è dovuto dare necessariamente priorità alle patologie oncologiche e a tutte le patologie più ‘gravi’. Il risultato è stato però un progressivo aumento delle tempistiche di attesa per tutte le patologie meno gravi, ma altrettanto ingravescenti e compromettenti la qualità di vita dei pazienti. Ovviamente, non spetta a me giudicare e dettare linee di fattibilità, ma di certo l’operato dei sanitari in questa fase è stato progressivamente sempre più difficile. Da parte mia almeno è cresciuta l’esigenza di avere uno spazio che non potevo avere a causa di queste problematiche. Ci tengo a precisare, prima che tutto venga strumentalizzato, che comunque le mie dimissioni non hanno nulla a che vedere con il nuovo responsabile della SC di chirurgia digestiva e d’urgenza, dottor Tebala, che, anzi, ringrazio per la disponibilità, comprensione ed umanità dimostrate nei miei confronti. Sottolineo inoltre che dal punto di vista umano, la mia esperienza lavorativa nel nosocomio ternano è stata più che positiva. Sono cresciuto e diventato quello che sono grazie e soprattutto al lato umano delle persone incontrate nel mio tragitto, che mi hanno dato ed insegnato moltissimo. Non nego che, ripensando ai colleghi, provo molta nostalgia perché, nonostante le difficoltà e le normali problematiche che possono insorgere dove più persone collaborano, stavamo molto bene insieme. Lasciare i colleghi, ma anche tutto il personale di reparto e sala operatoria, è stata la cosa più difficile, senza dubbio”.

Da quanto ha potuto verificare fino ad oggi, quali sono le differenze sostanziali tra pubblico e privato?

“Non posso dirlo ancora, è troppo poco tempo. Credo però che il futuro sia inevitabilmente un sistema che debba trarre spunto da entrambi”.

Nel suo percorso professionale ha incrociato tanti pazienti che potrebbero sentirsi spaesati in questo momento...

Devo dire, senza falsa modestia, che tanti in questi anni hanno riposto la loro fiducia in me ed in generale nell’azienda per la quale sono stato orgoglioso di lavorare. Finora i pazienti che mi hanno contattato, hanno in gran parte compreso e apprezzato capendo che fondamentalmente la mia scelta di visitare e seguire i pazienti in Umbria e laddove fosse necessario, solo per casi selezionati, eseguire l’intervento chirurgico fuori regione, anche e soprattutto in funzione di una risposta rapida ed eccellente alla loro condizione di salute. I riscontri sono stati più che positivi”.

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