"Mia figlia era in lista per il tampone, ma poi è stata messa in quarantena". 81 euro per poter tornare a scuola

La ragazza aveva sintomi febbrili ma poi era migliorata. Messa in lista dalla Asl per il tampone, le viene poi comunicato che dovrà attendere 14 giorni. L'unica alternativa per tornare a scuola: pagare 81 euro di ticket.

“Fosse stato per la Asl, mia figlia avrebbe atteso più di due settimane per il tampone, perdendo giorni preziosi di scuola. Così abbiamo dovuto pagare”. La storia può essere assimilabile a tante altre relative ai tempi e i protocolli sanitari imposti per la somministrazione del tampone, molto spesso ottenuta a pagamento.

“Siamo una famiglia ternana come tante: io sono invalido, poi c’è mia moglie e due figlie, una delle quali è da poco maggiorenne. Succede che domenica 4 ottobre, la figlia maggiore accusa un po’ di malessere, naso otturato, crampi addominali e vomito. Poi la febbre. Lunedì 5 ottobre la temperatura era salita a 37,5. Senza più raffreddore ma con un forte mal di stomaco”.

Come da prassi, l’uomo avvisa il medico di famiglia che, seguendo il protocollo sanitario, fa richiesta del tampone alla Asl. Il giorno seguente, distretto Asl di Ferriera, zona di residenza della famiglia, arriva la chiamata perlustrativa dei sanitari: “Ci hanno chiesto come stava nostra figlia – racconta l’uomo – e quando abbiamo spiegato che stava molto meglio rispetto ai giorni scorsi, che il raffreddore era sparito e la temperatura era rientrata sotto la soglia dei 37,5, ci hanno risposto che dopo i sintomi manifestati dalla ragazza nei giorni scorsi, sarebbe stata sottoposta a isolamento per 14 giorni e monitorata telefonicamente dalla Asl prima di poterle somministrare il tampone”.

Un protocollo stringente, che mette in difficoltà la famiglia. L’uomo cerca di spiegare ai sanitari della Asl che la ragazza sta frequentando l’ultimo anno di liceo e che perdere due settimane di lezioni per l’impossibilità di ottenere subito un tampone, sarebbe stato dannoso per il suo percorso di studi. “Nulla da fare – spiega il papà della ragazza – ci è stato spiegato che il protocollo della Asl era quello e che era praticamente impossibile ottenere un tampone prima di sue settimane”.

L’unica soluzione, suggerita proprio dai sanitari, era quella di far sottoporre la ragazza a un tampone a pagamento. “Abbiamo optato per questa opzione – racconta l’uomo - privandoci di 81 euro per pagare il ticket del tampone, risultato poi negativo. Ci siamo recati in ospedale e abbiamo risolto di tasca nostra il problema”. I toni del racconto si fanno allora più accesi: “Noi siamo una famiglia come tante altre, non navighiamo nell’oro. Io sono invalido e per noi 81 euro in più o in meno fanno la differenza. Ci chiediamo per quale motivo il sistema sanitario debba funzionare in questo modo, obbligando le persone, anche quelle meno abbienti, di sostenere spese importanti. Probabilmente c’è un serio problema di comunicazione fra i vari dipartimenti”.

Effettivamente, secondo il racconto dell’uomo, la figlia era già stata inserita dal dipartimento Asl di Ferriera nella lista delle persone da sottoporre immediatamente a tampone, senza passare per la quarantena. Ma qualcosa, qualche informazione, evidentemente è saltata.

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“Insomma – conclude l’uomo – se non avessimo “comprato” il tampone staremmo ancora qui ad attendere la Asl senza alcun motivo reale e con un danno importante relativo ai giorni di scuola buttati all’aria. Da quanto sappiano, non siamo un caso isolato”.

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