Migranti, ecco come vengono spesi i soldi per l’accoglienza

I conti del servizio Sprar del Narnese-Amerino, progetto da oltre un milione l’anno. Non solo affitti e personale: migliaia di euro per carburante, elettrodomestici, telefonate e un corso da barbiere

Un milione di euro l’anno. Investiti per un progetto sacrosanto: quello dell’accoglienza dei migranti. Sul quale però si sono appuntate prima le attenzioni della politica, poi della stampa e poi ancora degli inquirenti.
Il progetto è quello dello Sprar (servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati) denominato “Hope Narni”, relativo al triennio 2014-2016.

L’origine

Sulla carta questa macchina si mette in marcia il 16 ottobre del 2013, quando la giunta municipale narnese ratifica la delibera di adesione quale comune capofila della zona sociale in cui ricadono anche Amelia, Attigliano, Lugnano in Teverina e Guardea. Quali soggetti attuatori vengono invece indicati l’associazione di volontariato San Martino, Arci Nuova associazione, Laboratorio Idea, Arci solidarietà Terni. La delibera contiene un piano finanziario preventivo per il triennio 2014-2016 che specifica la divisione dei costi (circa 207mila euro è il cofinanziamento pubblico, 830mila euro sono il contributo che arriva dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi d’asilo) e una relazione descrittiva del cofinanziamento nella quale vengono individuate le figure che, già in forza all’amministrazione pubblica, verranno utilizzate anche per il progetto.

Le zone d’ombra

È questa una delle “micce” che si accendono e fanno puntare i riflettori sullo Sprar narnese. Perché, due anni e mezzo più tardi - siamo tra febbraio e marzo 2016 - emerge che quel personale (assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali, interpreti) era finito a sua insaputa nella delibera e non aveva svolto neppure un’ora di servizio rispetto ai rendiconti che invece, a cadenza annuale, venivano inviati a Roma per liberare le risorse relative al finanziamento. Ad ottobre del 2017 la Lega - attraverso il consigliere regionale Emanuele Fiorini che ha poi anche presentato un esposto alla procura della Repubblica di Terni - inoltra al Comune di Narni una richiesta di accesso agli atti per stringere la lente sui documenti del progetto, mentre a cavallo tra fine 2017 ed inizio 2018 la questione finisce alla ribalta della stampa nazionale. Contemporaneamente, la magistratura chiede di vederci chiaro. Risulta a TerniToday che ci sia almeno un’indagine in corso, condotta dai carabinieri e coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Iannella.

E oggi, TerniToday è in grado di dare conto di come sono stati spesi i soldi relativi a “Hope Narni” grazie alla rendicontazione certificata dal Comune di Narni e inviata al servizio Sprar centrale di Roma. Si tratta di decine di pagine, cifre, nomi, date. Per leggere le quali sono necessarie due precisazioni. L’accoglienza resta un dovere. Il problema si innesca nel momento in cui questo dovere diventa un business. E non c’è reato fino a che questo non sia dimostrato in sede giudiziaria. Rendere pubblico in che modo vengano spesi i soldi dei contribuenti è però un dovere.

Tutti i conti

Il costo del personale è rimasto pressoché stabile per ognuna delle tre annualità: circa 135mila euro a carico del pubblico - su cui pendono però una serie di dubbi relativi alle ore effettivamente svolte - e poco più di 320mila euro da parte delle associazioni che hanno gestito il progetto. Più o meno stabili sono anche i costi relativi agli affitti degli immobili che hanno ospitato i migranti, il cui numero oscilla dai 24 registrati a gennaio 2014 (quando inizia il progetto) ai 61 del dicembre 2016, quando cioè il progetto si chiude. Gli affitti costano circa 26mila euro come cofinanziamento e circa 90mila di spese sostenute. In questa voce vanno ricompresi tutti gli appartamenti locati per le esigenze di accoglienza: nella maggior parte dei casi si tratta di immobili di proprietà parrocchiale o diocesana. I canoni oscillano dai 338 agli oltre mille euro. Nei contratti d’affitto - o almeno in quelli che TerniToday ha potuto visionare - è sempre inserita la dicitura relativa al “normale stato di conservazione degli immobili” e alla loro idoneità. Nonostante questo, in tre anni vengono effettuati lavori di manutenzione per circa 80mila euro (20mila nel 2014, 30mila nel 2015 e altrettanti nel 2016). Il 13 gennaio 2014, ad esempio, le schede parlano di un lavoro di “manutenzione e controllo valvola del termosifone” nell’appartamento di via del Campanile a Narni: importo, 165 euro. Due mesi dopo, è il 19 marzo, quel termosifone viene sostituito per una spesa di altri 165 euro. Sempre nel 2014 vengono acquistate 6 lavatrici (a 190 euro l’una) a cui ne verrà aggiunta un’altra nel 2015 al costo di 200 euro. Diverse le voci che parlano di interventi di manutenzione idraulica o dell’acquisto di frigoriferi e altri elettrodomestici. In tre anni, poi, saranno spesi circa mille euro per le duplicazioni delle chiavi (584 euro nel 2014, 300 euro nel 2015 e 235 euro nel 2016) e, sempre nel 2015, sono stati spesi 793 euro per “acquisto e posa in opera parquet” in un appartamento di Narni.

Svariate migliaia di euro sono stati poi spesi per “acquisto materiali vari per pulizia” (4.631,29 euro soltanto nel 2015) eppure gli appartamenti sono infestati da pulci, cimici, blatte e scarafaggi: nel 2016 la disinfestazione è costata 2.150 euro. Ad Attigliano dal 26 febbraio al 25 luglio 2016 si sono susseguiti tre interventi, ognuno dei quali a 341 euro. Nel triennio sono stati spesi anche 19.809,31 euro in “effetti letterecci”, ossia lenzuola, oltre che circa 1.300 euro di fototessere.

Consistente la voce trasporti: per il carburante e dunque per gli spostamenti degli operatori (non pubblici) nel triennio sono stati investiti 42.763 euro, ossia 1.187 euro ogni mese (circa 39 al giorno) che vanno sommati ai costi sostenuti per il trasporto pubblico degli utenti del progetto: biglietti e abbonamenti per bus e treni sono costati 102.221 euro nel triennio, per una spesa media di 2.839 euro al mese.
Importante anche la bolletta telefonica: oltre 25mila euro dal 2014 al 2016 per un costo medio di 23 euro al giorno.

Corsi di formazione professionale e borse lavoro hanno assorbito risorse per poco più di 62mila euro in tre anni. Nel 2014 è stato finanziato un corso per “addetto taglio base servizio parrucchiera/barbiere” costato 7.080 euro mentre nel 2015 gli utenti hanno partecipato al laboratorio formativo “Cucine migranti” costato quasi 4.000 euro e tenuto nell’azienda agricola di proprietà dell’insegnante che ha curato le lezioni di italiano. Che solo nel 2015 hanno avuto un costo prossimo agli 11.000 euro.  

   

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