Mercoledì, 17 Luglio 2024
Attualità

Addio a Jerzy Sthur, “Angelo” del cinema: dal Decalogo all’amicizia con il Terni film festival

La morte dell’attore polacco e il ricordo di Arnaldo Casali: “È stato il mio primo mito con cui sono potuto diventare amico”. La carriera e i ricordi

Jerzy Stuhr è stato il mio primo mito con cui sono potuto diventare amico grazie al Terni Film Festival.

Era il 2006 ed eravamo alla seconda edizione. Io frequentavo la Polonia già da quattro anni e avevo conosciuto Stuhr grazie a classici come il Decalogo e Film Bianco di Kieslowski, ma anche a commedie popolari come Seskmisja e Kiler. Poi mi ero innamorato del suo film da regista Pogoda na jutro, commedia in cui un dissidente si rifugia in un convento ai tempi del comunismo e decide di restarci finché la moglie – vent’anni dopo – non lo smaschera ad un festival di musica sacra. Dove Stuhr, per inciso, canta una canzone meravigliosa da lui stesso scritta – Kraina Milosci (“La terra dell’amore”) – insieme ai Myslovitz, rockband polacca che per me sono come gli U2 e i Beatles; tutti, peraltro, nei panni di fraticelli francescani.

Il 2006 era anche l’anno del Caimano che aveva reso Jerzy popolare anche in Italia, e di Persona non grata di Krzysztof Zanussi in cui è tra i protagonisti.

Insomma, quando Krzysztof Zanussi accetta di venire al festival per ritirare il Premio alla carriera, io gli dico che mi piacerebbe farglielo consegnare da Jerzy. Il Maestro ne è entusiasta e mi dà il suo numero di cellulare per contattarlo.

Il momento in cui Stuhr arriva all’hotel Valentino a Terni lo ricordo come uno dei più emozionanti della mia vita. Non mi delude: è di una simpatia e una carica umana incredibile, tanto che quando riparte decido di “accollarmi” accompagnandolo – insieme all’autista – all’aeroporto e tutto il viaggio è un susseguirsi di aneddoti e chiacchierate su Kieslowski, Zanussi, Moretti (“Nanni usa la pellicola come fosse carta igienica mentre noi in Polonia proviamo tantissimo per girare il meno possibile”).

Jerzy Stuhr con Krzysztof Zanussi e Vincenzo Paglia al Terni Film Festival 2006

Gran parte di quella chiacchierata finirà nel mio primo libro - Tra cielo e terra. Cinema, artisti e religione, pubblicato nel 2011 – integrata con molte altre interviste, di cui una realizzata a Parma (dove dirige lo spettacolo teatrale “Migranti”) e una registrata appositamente per il libro, nei camerini del teatro Polonia di Varsavia.

Visto che Pogoda na jutro in Italia lo avevamo proiettato solo a Terni, decido di invitarlo a presentare anche il suo film successivo, anch’esso destinato a restare totalmente inedito da noi: Korowòd, ovvero “Il girotondo”, che aveva annunciato proprio sul palco del Terni Film Festival e che esce finalmente nel 2009. In quell’occasione, proiettiamo anche uno dei suoi primi film da protagonista: Il cineamatore di Kieslowski del 1979, un vero capolavoro su un aspirante regista (in cui compare – interpretando sé stesso – anche Zanussi) che mi ha segnato profondamente.

Prima di salire sul palco, gli chiedo quale è l’esatta pronuncia del suo nome, perché io dico sempre “Ierzi” ma credo sia qualcosa come “ierzgie”. Lui mi fa: “Non ti preoccupare, in Italia tutti mi chiamano ‘Gerzi’ e anche io ho finito per presentarmi così!”.

Passano due anni, Jerzy gira altri due film in Italia, entrambi a tematica religiosa: Io sono con te, rilettura della Natività di Guido Chiesa in cui interpreta uno dei Magi e Habemus Papam di Nanni Moretti in cui è il portavoce del Vaticano. Decido che è venuto il momento di assegnare proprio a lui l’Angelo alla carriera. Tanto più adesso, che sta girando un film autobiografico, chiamato Il cittadino.

“Caro Arnaldo – mi scrive - Mi piacerebbe tanto di essere presente al Festival però purtroppo ho i problemi con la salute. E un problema oncologico e fino a gennaio devo essere curato e spesso ospedalizzato. Vi auguro buon Festival pieno di eventi artistici! Un abbraccio”.

Al festival Zanussi mi dice che la malattia è molto grave e i giornali lo danno già per morto. Invece dopo qualche mese mi scrive: “Sto meglio. Le cure fanno effetto e continuo con la speranza. Adesso mi aspetta un mese di radioterapia e dopo piano, piano comincerò a lavorare”.

Alla fine dell’anno torna al festival per ricevere l’Angelo alla carriera e proiettare Grossa bestia – storia di una famiglia che trova nel giardino di casa un cammello - la sua opera più personale e delicata, tratta da un soggetto inedito di Kieslowski.

Dopo la malattia è molto dimagrito: il suo aspetto corpulento e buffo ha assunto una fisionomia asciutta e drammatica: “Ma sto molto meglio, non puoi immaginare adesso quanto è più facile recitare a teatro!”.

Intanto gira in Italia la fiction L’ultimo papa Re di Luca Manfredi, che insieme a Zanussi e a Giovanni Pampiglione gli consegna l’Angelo di Dominioni.

L’Angelo è pesante e in metallo e nel bagaglio a mano non può portarlo. Mi offro di portarglielo io in Polonia alla prossima occasione e lui mi chiede di consegnarglielo al Teatro Polonia dove sta recitando nel febbraio 2013, al termine dello spettacolo.

ARNIE E JERZY

Poi ricomincia a lavorare a Il Cittadino, che esce finalmente nel 2014 e viene proiettato a Terni nel 2017, regalandogli il secondo Angelo, stavolta come Migliore attore protagonista. L’anno dopo torna al festival come presidente della giuria, passando – per la prima volta – tutta la settimana a Terni, accompagnato dalla moglie.

La nostra amicizia continua, con incontri sia in Polonia che in Italia. Ho l’occasione di vederlo due volte a teatro: con Il contrabbassista – suo autentico cavallo di battaglia, che ha recitato per trent’anni sia in polacco che in italiano, e – quasi dieci anni dopo – con Walesa, a Cracovia, nel 2019, che ha segnato anche il nostro ultimo incontro.

Ogni anno ci sentiamo per il suo compleanno: è sempre felicissimo di sentirmi e mi dà notizie, sia sulla sua salute (ha un ictus piuttosto grave ma dal quale si riprende completamente) sia sul lavoro: nel 2022 torna a girare in Italia ben due film: Il sol dell’Avvenire di Nanni Moretti (in cui appare molto invecchiato) e L’indipendente Non morirò di fame di Umberto Spinazzola, dedicato allo spreco alimentare, e in cui interpreta un barbone-chef che gli vale un altro Angelo come migliore attore non protagonista.

Purtroppo, però, non può venire né a presentare il film né a ritirare il premio. A biglietti già acquistati, infatti, viene ricoverato in ospedale per problemi cardiaci. “Mi dispiace tanto” mi dice al telefono, in pieno festival.

Purtroppo, è l’ultima volta che ci sentiamo. Da allora non sono più riuscito a mettermi in contatto con lui, anche se intuivo che i problemi di salute, con il tempo, si erano aggravati.

Intanto il mondo si è capovolto e lui, un tempo dissidente contro il regime comunista, si è trovato negli ultimi anni ad essere considerato un nemico dal governo di estrema destra e iper-cattolico. Quello stesso governo che ha messo al bando Green Border di Agnieszka Holland, il film sui migranti respinti al confine con la Bielorussia di cui suo figlio Maciej – mio coetaneo e tra i più importanti attori della sua generazione – è interprete. Proprio sul profilo di Maciej ho visto la sua ultima foto, qualche settimana fa, alla prima della commedia teatrale Zemsta dove Stuhr Jr ha ripreso il ruolo per tanti anni ricoperto dal padre – Papkin – e che nella versione cinematografica di Andrzej Wajda era interpretata da Roman Polanski.

Un altro grande privilegio – oltre ad averlo conosciuto e ospitato a Terni – posso vantare: tra i tanti regali che mi ha fatto, c’è anche quello di aver recitato per me: è stato infatti il narratore del radioracconto Natale 1818, dedicato alla genesi della canzone Stille Nacht e tratto dal mio libro Accadde a Natale.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Addio a Jerzy Sthur, “Angelo” del cinema: dal Decalogo all’amicizia con il Terni film festival
TerniToday è in caricamento