Negozi chiusi la domenica, associazioni di categoria e commercianti d'accordo: "È giusto"

Confcommercio: "Non ci saranno ripercussioni negative sull'economia". Confesercenti: "Gli incassi rimarranno invariati perché il commercio è un servizio, non una produzione". Confartigianato: "Favorevoli, ma attenzione alle ripercussioni sui posti di lavoro". Gli operatori: "Di domenica la gente non compra, passa solo il tempo".

«Entro l’anno approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi ai centri commerciali. L’orario liberalizzato dal governo Monti sta distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare aperture e chiusure». Luigi Di Maio, lo aveva già annunciato all’inizio dell’estate e ha voluto ribadire la sua proprosta alla fine della stagione perché giovedì, in commissione Attività produttive alla Camera, prenderà il via l’esame dei disegni di legge sulla chiusura domenicale.

Il dibattito ha subito preso piede in tutta Italia e Terni non fa eccezione. Protagonisti, oltre ai lavoratori, le associazioni di categorie e sindacati, anche se Di Maio ha già ritrattato, o meglio ha specificato: "Non dico che sabato e domenica non si fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione: resta aperto solo il 25% dei negozi, il resto chiude"

Con questa precisazione del vicepresidente è d'accordo la Confcommercio ternana. Il presidente Stefano Lupi, raggiunto al telefono da Ternitoday ha voluto sottolineare la sua principale preoccupazione: "Vorremmo tutelare i lavoratori, pur mantendendo un servizio. Stiamo pensando a diverse soluzioni e a breve pubblicheremo un documento con le nostre proposte per la chiusura domenicale. Un'idea potrebbe essere dividere la città in zone. Il sistema a cui penso è un po' quello delle farmacie. Si deve pensare un meccanismo ragionato che garantisca una complementraità di aperture ed erogazione dei servizi".

Il problema, ha spiegato il presidente, è che nel commercio c'è stata una liberalizzazione selvaggia che ha visto proliferare i grandi centri commerciali, dediti alla grande distribuzione, a discapito dei piccoli commercianti. "L'aria è satura e noi siamo fermamente contrari ai grandi centri commerciali", ha ribadito. "Noi puntiamo a incentivare i piccoli negozi e a sostenere il commercio di qualità e prossimità perché c'è una concorrenza spietata. Se da un lato ci sono i centri commerciali, dall'altro c'è anche la vendita online". 

Ma questa chiusura obbligatoria avrà delle ripercussioni negative da un punto di vista economico? Non, secondo Lupi perché "questa liberalizzazione selvaggia non ha portato nessun valore aggiunto, ha solo messo in diccoltà i piccoli commercianti".

"Per questo - ha continuato - bisogna fare proposte intelligenti che riguardino le aperture domenicali. Devono seguire determinati principi. Ma soprattutto bisogna tenere conto del fatto che se la città si impoverisce, il commercio si impoverisce e non è allungando i tempi di apertura dei negozi che il problema si risolve. Ovviamente bisogna tener conto delle 'feste comandate'. Noi, come Confcommercio, non diciamo che devono essere chiusi assolutamente tutte le domeniche. Prendiamo ad esempio il periodo di Natale. Da novembre in poi è ovvio che i commercianti incassino di più nei giorni festivi, ma perché di è vicino alle feste. Per tutti gli altri periodi pensiamo che sia giusto fare un discorso ragionato che garantisca il servizio".

D'accordo con Lupi, su alcuni punti, è Daniele Stellati, presidente della Confesercenti. "Vediamo di buon occhio la proposta di Di Maio. L'economia ternana non avrà ripercussioni se i negozi saranno chiusi la domenica. Dobbiamo sempre considerare che il commercio è un servizio. Spostando la vendita gli altri giorni della settimana, non si hanno differenze, l'incasso è lo stesso. Cambia solo il giorno della settimana in cui quella cifra entra nel fatturato. Non è una questione di produzione. Noi già qualche anno fa avevamo lanciato 'Libera la domenica', la proposta di legge di iniziativa popolare, depositata in Parlamento con il sostegno di oltre 150mila firme di cittadini in tutta Italia, in cui si chiede di procedere ad una revisione della legge contro le liberalizzazioni sfrenate del commercio introdotte dal decreto ‘Salva Italia’, riportando la competenza in materia di orari e dei giorni di apertura delle attività alle Regioni. Bisogna ridare equilibrio e chance anche ai più piccoli commercianti che non riescono a stare sul mercato anche la domenica". 

Ma quello su cui batte Stellati non è tanto il punto di vista economico, quanto quello sociale. "Bisogna recuperare la tranquillità della vita. Se pensiamo alla società ternana, la classica famiglia è composta da un marito che lavora alle Acciaierie e da una moglie che fa la commessa. Tra aperture domenicali e turni forse riescono a stare insieme una domenica al mese. Bisogna recuperare il senso di famiglia. Anche perché questa forzatura di orari porta anche alla necessità di altri servizi come asili nido e aiuti di ogni tipo per le famiglie che inevitabilmente non possono guardare i figli. I nonni non bastano più".

Una proposta la fa. "Bisogna ricominciare a fare tavoli tra sindacati, lavoratori e commercianti. La domenica è un giorno festivo quindi anche lo stipendio cambia, quindi probabilmente anche il proprietario del negozio sarebbe sollevato. Bisogna che le parti sociali tornino a contrattare salari e riposo per il miglioramento delle condizioni di ciascuno".

Tendenzialmente favorevole” si dice anche Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, che però mette in guardia: “Bisogna fare una valutazione razionale e non emotiva di questa decisione e considerare quali potrebbero essere le ripercussioni sui posti di lavoro”. Nell’analisi di Confartigianato non ci sono soltanto grande distribuzione e piccoli negozi di vicinato. “Riusciremmo a bloccare il commercio elettronico?”, riflette. “Non possiamo non tenere conto dell’evoluzione, seppure sbagliata, che ha preso il mondo. E poi – aggiunge – perché nel provvedimento non dovrebbero essere compresi bar, ristoranti o attività commerciali che insistono nelle zone turistiche?”. Se, dunque, sulla carta, l’idea delle chiusure domenicali può funzionare, va attentamente verificata la sua attuazione nella pratica. “Perché il rischio è quello di stare a casa sì la domenica, ma anche tutto il resto della settimana”.

Ma i commercianti cosa ne pensano? "La chiusura obbligatoria è un bene", dice qualcuno. "La domenica viene tutta gente che si annoia a casa e vuole passare il tmepo; è un modo di evadere, infatti si vende molto poco. Guardano, toccano, si consultano e spesso non acquistano dicendo che torneranno i giorni successivi. Mi sembre una cosa positiva per la famiglia. Possono stare di più insieme a casa".

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Non è solo questa commerciante a sostenere che la domenica non si venda. "Siamo costratti a stare aperti. Ci costringono concorrenza e supermercati. Inoltre di domenica non si vende, a meno che non sia intorno alle feste".

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