Polemica sulle nomine Gal Orvietano-Trasimeno, la posizione della direttrice Francesca Caproni

La direttrice del Gal Orvietano-Trasimeno, Francesca Caproni, risponde alle polemiche che si sono accese negli ultimi giorni attorno alla nomina del nuovo direttivo dell'ente.

Riceviamo e pubblichiamo la posizione della direttrice del Gal Orvietano-Trasimeno, che riprende il dibattito e le polemiche sorte nelle ultime settimane attorno alla nomina del nuovo direttivo dell'ente, documentate su Terni Today. 

"Un acceso dibattito e numerose e strumentali polemiche si sono scatenate in questi giorni in merito al rinnovo del consiglio direttivo del Gal Trasimeno-Orvietano che hanno pesantemente colpito la mia figura di direttore e che respingo in modo dettagliato come segue.

Il Gruppo di Azione Locale del Trasimeno-Orvietano ha sempre agito con trasparenza, correttezza e nel segno della legittimità giuridico amministrativa, anche nel caso dell’ultima seduta dell’assemblea dei soci del 20 ottobre scorso che, in realtà, era un aggiornamento di quella dell’11 settembre solo su un punto che riguardava la nomina del nuovo Consiglio Direttivo. Le accuse gratuite e pesanti che sono state rivolte alla sottoscritta dall’ex presidente Tarparelli e dal sindaco di Parrano Valentino Filippetti non solo non hanno alcun fondamento, ma sono lesive della mia immagine e del ruolo tecnico che svolgo da molti anni all’interno del Gal e, a seguito delle quali, mi riservo ogni azione legale ai fini della tutela della mia immagine e della mia credibilità.

"L'attacco sulle nomine è solo una questione politica"

In realtà l’attacco sulle nomine è solo una questione politica, che esula dal mio ruolo, sollevata da una netta minoranza che avrebbe voluto un altro risultato ma non aveva i numeri per poterlo ottenere, quindi il “prendere del tempo” avrebbe dovuto servire per provare a ribaltare una proposta sulla quale c’era l’accordo della stragrande maggioranza dei soci tant’è che è stata votata a maggioranza dei presenti con una sola astensione, peraltro di una assemblea partecipata come non si è mai visto in altre occasioni.

I rapporti di maggioranze erano già noti e ben chiari e chi oggi contesta non accetta il risultato di un accordo democratico e ampiamente condiviso e/o voleva conservare la propria poltrona, per altro lungo tempo, visto che era ben noto a tutti che le norme per il contenimento del covid sarebbero diventate sempre più restrittive. Peraltro stiamo parlando di un consiglio direttivo scaduto dal febbraio 2020 e che quindi era in proroga già da molti mesi. 

Ritengo pertanto di aver agito in piena legittimità, e ne spiegherò i motivi, ma di aver agito anche a tutela del Gal stesso, che oggi più che mai deve dare risposte alle possibilità di investimento sia degli Enti pubblici che delle imprese per sostenere una economia che soffre e, per questo deve essere amministrato con degli organi che siano nel pieno della propria legittimazione. 

"Il rinvio della seduta non aveva fondamento giuridico"

Nel merito di quanto mi è stato contestato ritengo che i motivi che sostenevano la richiesta dell’ex presidente di rinvio della seduta a poche ore dallo svolgimento della stessa non avevano fondamento sotto l’aspetto giuridico, perché sostenevano la tesi che i sindaci non potessero partecipare se non in modalità on line o che il Gal non potesse tenere l’assemblea.

Né l’una né l’altra interpretazione erano corrette. Infatti da una parte, essendo il Gal Ente privato per normativa comunitaria, poteva legittimamente svolgere la propria riunione, per i privati infatti il dpcm non vieta ma indica una forte raccomandazione, tanto più che lo svolgimento dell’assemblea aveva anche motivate ragioni visto che il vecchio Cda del Gal come prima ricordato è scaduto nel mese di febbraio scorso. Il decreto inoltre non cita da nessuna parte il divieto dei sindaci di partecipare alla riunione di un ente privato come è stato millantato da qualcuno, tant’è che alla assemblea erano presenti ben otto pubbliche amministrazioni.

A confermare tutto questo c’è il chiarimento diramato dal ministero dell’interno che porta la data del 27 ottobre scorso. Inoltre la riunione del 20 ottobre era una seduta aperta di quella precedente dell’11 settembre che doveva decidere solo su un punto all’ordine del giorno che fu rinviato senza che l’assemblea stabilisse regole su eventuali e ulteriori aggiornamenti ed è quindi logico che l’assemblea stessa avrebbe potuto decidere se votare o rinviare di nuovo il punto all’ordine del giorno.

È quindi normale che un direttore non dà seguito ad una richiesta che è supportata da motivazioni non legittime. Ci tengo infatti a precisare che non appena ricevuto la richiesta ho chiesto un parere legale oltre che quello di alcune amministrazioni socie. Purtroppo in così poco tempo non abbiamo potuto consentire la partecipazione con modalità a distanza ma è stato garantito lo svolgimento in presenza nel rispetto di tutte le norme anti-covid in vigore. È nella mia assoluta autonomia non dare seguito a disposizioni pretestuose e soprattutto con dubbio di legittimità ed ogni valutazione spetterà agli organi preposti la cui convocazione è prossima.

"La sentenza dell'Anac citata non mette a rischio di inconferibilità l'attuale presidente"

In merito poi all’invocato rischio di inconferibilità per la nomina di Moscetti a presidente del Gal citando un parere dell’Anac, che conosciamo molto bene, sia il parere che il caso al quale si riferisce, che riguarda peraltro una regione diversa dalla nostra, è ampiamente dimostrabile che non è applicabile al Gal Trasimeno-Orvietano né agli altri Gal Umbri in quanto hanno forma giuridica e statuto diversi dal caso preso in esame dall’Anticorruzione.

Infatti il parere si riferisce ad un Gal con forma giuridica consortile a responsabilità limitata il cui statuto prevede una riserva all’ente pubblico, seppur di minoranza (tra il 15 e il 25%), del numero totale dei componenti del consiglio di amministrazione nel rispetto delle disposizioni in tema di inconferibilità ed incompatibilità. Tutto ciò qualifica quel Gal come Ente di diritto privato in controllo pubblico e attribuisce alla parte pubblica un potere di nomina.

Niente di tutto questo è stabilito dallo statuto del Gal Trasimeno-Orvietano, che prevede, in linea con i regolamenti comunitari, che gli organi devono essere rappresentati per almeno il 51% dai privati, ma nessuna riserva e nessun diritto di nomina alla parte pubblica, fino alla conseguenza che il direttivo potrebbe essere nominato in tutti i suoi componenti dalla parte privata. Infatti di frequente si trovano consiglieri o presidenti di parte pubblica nei Gal umbri, anche di comuni sopra i 15.000 abitanti. Sarà stata una lettura del parere senza approfondimento o un nuovo modo di non accettare il risultato?

"La realtà è un’altra, dietro le polemiche si cela un’altra verità"

È la a politica che si nasconde dietro la burocrazia, interpretandola a modo suo, alzando il grido allo scandalo, solo perché non ha il coraggio di giocare a viso scoperto.

La tattica di rovesciare la realtà dei fatti da parte di coloro che non accettano di essere esigua minoranza e cercano di conquistare posizioni di potere con il tatticismo, di frequente sostenuto anche da accordi trasversali, che è tipico di un vecchio modo di fare politica. Comportamenti da considerarsi in dispregio di ogni forma di democrazia che sono distanti anni luce da quello spirito di servizio che dovrebbe guidare ogni persona che aspira alla conquista di incarichi politico-istituzionali.

Credo che sia questo che si nasconde dietro le polemiche che sono state studiate ad arte in questi giorni nel tentativo di “prendere tempo” per cercare di ribaltare un risultato ampiamente condiviso dalla base sociale del Gal; ma di tempo ce ne è stato molto, il consiglio direttivo precedente è scaduto a febbraio e, a causa della pandemia, il rinnovo è slittato di 10 mesi, è quindi evidente che, chi avrebbe voluto un risultato diverso, non avrebbe mai potuto raggiungerlo applicando le più ampie e legittime procedure e applicando il semplice principio della democrazia.

Credo che sia anche mio dovere di tecnico apicale di questa piccola struttura, metterla al riparo da attacchi illegittimi e pretestuosi, sicura di aver agito a tutela del Gal e nell’interesse dei soggetti pubblici e privati che aspettano da noi risposte e progetti, in particolare in questo momento di difficoltà per l’economia umbra. 

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