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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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“Anche a Terni c’è un fiume di povertà. E non si è cristiani o buoni cittadini se si volge lo sguardo”

Don Giuseppe Zen è il nuovo direttore della Caritas diocesana: “In città sta aumentando il disagio”. Il vescovo Francesco Antonio Soddu: “Questo non è il servizio sociale della Chiesa, ciascuno è chiamato ad essere prossimo e ad avere un tatto particolare”

Anche comprare libri e quaderni per la scuola dei figli è un’emergenza. Così come mettere assieme il pranzo con la cene, avere un tetto sotto al quale ripararsi, pagare bollette, affitti, rate del mutuo, fare la spesa. “Anche a Terni c’è un fiume di povertà” con il disagio “che in città sta aumentando”. “E non possiamo dimenticare che i poveri sono persone con un volto, un nome, un’anima”.

“Anche se i numeri sono importanti”, dice don Giuseppe Zen, viceparroco di Santa Maria Regina e nuovo direttore della Caritas della diocesi di Terni Narni Amelia, che raccoglie il testimone di fra Stefano Tondelli. “La mensa in questo 2023 ha fornito il 20 per cento in più di pasti rispetto allo scorso anno. L’emporio della solidarietà di via Vollusiano assiste in media 150 famiglie al mese, che arrivano anche toccare quota 240. Ci troviamo ad affrontare bisogni sempre maggiori e sempre più diversi. E per rispondere in maniera adeguata, c’è bisogno anche di creatività, perché non c’è soltanto la povertà materiale: ci sono le fragilità psicologiche, le fragilità emotive. C’è un incremento della violenza di genere, come dimostrano i casi trattati dal centro antiviolenza, gestito dall’associazione San Martino, che è il braccio operativo della Caritas”.

C’è insomma questo “fiume in piena di povertà” che “esonda” e rischia di travolgere tutto e “fare del male a tutti”. “Le povertà – ha detto il vescovo, monsignor Francesco Antonio Soddu – aumentano vertiginosamente. Ce ne rendiamo conto proprio perché la Caritas è una lente di ingrandimento su quello che è un settore centrale della Chiesa”. Liturgia, catechesi e carità rappresentano infatti la spina dorsale della vita di fede: “Ciascun cristiano – sottolinea il vescovo – è chiamato ad essere prossimo e ad avere un tatto particolare”. È chiamato insomma a “non distogliere lo sguardo dal povero”, ribadisce monsignor Soddu, citando papa Francesco e anticipando il senso della settima giornata mondiale del povero in programma per il prossimo 19 novembre.

Il problema è però che spesso si tende a “delegare”, ad evitare – insomma – di sporcarsi le mani in prima persona. “E invece – aggiunge il vescovo – l’anima della Caritas, che non rappresenta i servizi sociali della Chiesa, è la condivisione per cui tutti dobbiamo essere partecipi. Non si può essere cristiani e non si può essere neanche buoni cittadini se non si partecipa”.

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