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Oltre 6mila metalmeccanici in ginocchio per la crisi. L'allarme della Fiom Terni

Oltre il 93 per cento dei metalmeccanici di Terni hanno fatto richiesta di ammortizzatori sociali. Per la Fiom la crisi post-pandemìa sarà dura e inevitabile.

300 richieste di ammortizzatori sociali nel settore metalmeccanico della provincia di Terni a seguito della pandemìa che hanno coinvolto 6031 lavoratori per un totale di aziende che occupano 6248 addetti, cioè il 93,25% del totale. Questo il dato preoccupante che lancia la Fiom di Terni, che suona l'allarme sulla stretta della crisi nel settore produttivo.

 Il 67,32% delle aziende si riferiscono all’industria grande e medio piccola, il 32,02% agli artigiani, mentre lo 0,79% alle cooperative. Le richieste si sono concentrate per il 69,96% per la cassa integrazione ordinaria ex Covid, il 30,44% per il fondo di solidarietà bilaterale per l'artigianato e nessuna cassa integrazione in deroga.

Una crisi più pesante di quella del 2008

I numeri emersi dall'assemblea generale della Fiom Cgil di Terni che si è svolta il 29 settembre, fanno tremare i polsi. La crisi economica che seguirà l’emergenza sanitaria sarà inevitabile – avverte la Fiom - e forse più pesante di quella del 2008 con alcuni effetti che “si sommeranno e moltiplicheranno”.

Per il sindacato, dunque, la giusta rivendicazione che ha portato al blocco dei licenziamenti, fino al termine delle ulteriori 9 settimane di cassa integrazione, rischia – se non accompagnato da politiche e investimenti che rilanciano la buona occupazione - di “spostare semplicemente tra novembre e dicembre 2020 tutti i licenziamenti evitati oggi”.

Il ruolo di Ast nel prossimo futuro

Decisivo, secondo la Fiom, sarà l'atteggiamento delle multinazionali, a partire da Ast. L’export umbro nel 2018 è stato pari a 4,2 miliardi di euro. Il peso diretto dell’AST è pari a 635 milioni di euro con un incremento del 17%. In base ad uno studio del 2016 la siderurgia pesa per il 37% a livello provinciale e per il 63,5% a livello comunale del Pil manifatturiero. A livello occupazionale relativamente al settore manifatturiero l’occupazione del settore (diretti ed indiretti) è pari al 23,6% a livello provinciale ed al 37,6% a livello comunale.

La piaga del lavoro irregolare

Altro fardello che il territorio ternano si porta dietro da prima dell'emergenza covid-19 è, secondo la Fiom, l'alto tasso di irregolarità nel lavoro: nel secondo semestre 2019, l’Ispettorato territoriale del Lavoro di Terni-Rieti (sede di Terni) ha rilevato 409 casi di lavoro irregolare. L’8,3% di essi è riferito a situazioni di sommerso, con prevalenza nei settori dell’agricoltura e del terziario. Nel complesso dell’anno i casi risultano pari a 835.

Rivedere l'area di crisi complessa

Ora che la pandemia ha “cambiato i connotati della crisi”, avverte la Fiom, e la stessa area di crisi complessa “deve essere aggiornata e rivista in funzione della nuova fase”. Bisogna – insiste il sindacato - che il sistema “risponda alle tante aziende e ai relativi lavoratori che erano in crisi anche prima del Covid-19, così come c’è bisogno di migliorare i fattori localizzativi soprattutto una ottica ambientale e di qualità dell’aria”. Continua ad essere strategico “il completamento della piattaforma logistica”, per decongestionare il traffico di TIR tra Terni e Narni e consentire l’arrivo delle merci per portarle a destinazione, nell’ultimo miglio, con mezzi che impattino meno con l’ambiente.
 

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