Orvieto, neuropsichiatria infantile depotenziata ma la Asl 2 smentisce. I genitori orvietani sul piede di guerra

Una lettera aperta alla governatrice Tesei dei genitori di bambini con disturbi del neuro sviluppo circa la stato critico del servizio di neuropsichiatria infantile ha acceso un duro scontro con la Asl 2.

Ci sono i bambini che seguono un percorso scolastico in modo lineare. Poi ci sono quelli che hanno difficoltà specifiche di apprendimento, che variano dalla difficoltà di scrittura e lettura e i bambini che vengono bollinati come “iperattivi”, delle piccole furie umane, che non riescono a placare gli impulsi, che non ascoltano e vanno per la loro strada. Poi ci sono altri bambini ancora che si muovono dentro uno spettro immaginario, ma ben classificato, che ha a che fare con l’autismo.

Una vera e propria popolazione di bambini e adolescenti che presentano qualche forma di disturbo del neuro sviluppo, che si muovono con le loro famiglie all’interno di una società fatta di scuola, sport, attività extra scolastiche ancora poco attenta alla loro integrazione.

Nella scorsa legislatura regionale stava per essere portata in approvazione una legge che avrebbe ridisegnato il quadro di intervento clinico e di sostegno alle famiglie di bambini con disturbo del neuro sviluppo, ma poi è miseramente naufragata sotto i colpi dello scandalo di “concorsopoli”.

Serve una legge, quindi, una volontà squisitamente politica per agevolare una vita “normale” di centinaia di famiglie umbre. Una difficoltà fra tutte, ricevere in tempi ragionevoli una certificazione da parte dei servizi di neuropsichiatria pubblici per attivare percorsi di apprendimento ad hoc ed evitare una sostanziale emarginazione dei bambini all’interno del contesto scolastico. Una vera e propria chimera che dirotta le famiglie, inevitabilmente, verso centro diagnostici privati. Una prassi che in queste ultime settimane ha acceso una polemica rovente fra un gruppo nutrito di genitori dell’orvietano e l’Asl 2.

Orvieto, genitori in protesta per l’inefficienza della neuropsichiatria infantile

Una lettera accorata indirizzata alla presidente Tesei, racconta delle vicissitudini di circa 90 famiglie di Orvieto che chiedono l’immediata riattivazione del servizio di neuropsichiatria, definitivamente depotenziato dopo il trasferimento della dott.ssa Flavia Costantini all’Umberto I di Roma.

L’uscita di scena della dott.ssa Costantini ha lasciato sguarnito il servizio che non riesce a garantire la continuità terapeutica per i giovani pazienti. Nella lettera indirizzata alla governatrice umbra, viene evidenziato come da circa 9 mesi non si facciano i GLH (gruppi di lavoro per le disabilità), che per legge devono essere programmati almeno 2 per ogni anno scolastico. Allo stesso modo non si sta procedendo alla valutazione e certificazione dei bambini con disturbi dell’apprendimento, necessari per ottenere i riconoscimenti di legge.

Infine, l’assenza del neuropsichiatra titolare si ripercuote sull’efficacia della terapia e, di riflesso, sulla serenità delle famiglie. Una situazione ritenuta incomprensibile dai genitori, soprattutto perché non si è pensato a un “piano b” per il rimpiazzo del neuropsichiatra. “Se una rapida ed efficiente ricostruzione del servizio è nelle possibilità della Asl – scrivono i genitori – allora si proceda senza indugio. Altrimenti, in attesa di tempi migliori, si conceda alla neuropsichiatria infantile in concessione o convenzione”.

La risposta della Asl 2: “Il servizio non si è mai interrotto”

Con una nota ufficiale la direzione aziendale della Asl 2 smentisce nella sostanza le preoccupazioni e il quadro presentato dai genitori dei giovani pazienti.

“Il Servizio di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza di Orvieto – si legge - non ha “90 giovanissimi con sintomi riferibili all’ADHD”, ma fortunatamente la numerosità è molto ridotta, come si evince dalla documentazione clinica in possesso del Servizio stesso.
Non risulta a questa direzione la difficoltà ad effettuare GLH, gruppi di lavoro handicap per l’integrazione scolastica. Vi è la massima partecipazione ai gruppi da parte della Azienda sanitaria – continua la nota - attraverso i propri dipendenti, da 9 mesi, come possono testimoniare i dirigenti scolastici, gli operatori, anche di altri distretti sanitari che si sono recati ad Orvieto per dei GLH con partecipazione mista, i familiari degli utenti cui sono stati dedicati”.

Secondo la Asl non ci sarebbe nessun ritardo nelle valutazioni dei disturbi: “Stesso discorso per le presunte difficoltà a ottenere valutazioni e certificazioni necessarie per il riconoscimento di legge. L’attività valutativa in équipe multidisciplinare rappresenta uno dei pilastri del servizio e non è mai stata sospesa nonostante l’emergenza sanitaria in corso”.

La replica dei genitori orvietani: “Forse l’Asl 2 non è al corrente di ciò che accade sul territorio”

Secca la replica dei genitori che attaccano: “Alla direzione scrivente non risultano le difficoltà “a effettuare GLH, Gruppi di lavoro handicap per l’integrazione scolastica”. Facciamo parlare i fatti: 26 febbraio 2020. Al GLH presso un Istituto Scolastico di Orvieto, le dott.sse Costantini e Pannunzi, alla presenza dell'assessore alle politiche sociali Angela Maria Sartini e dei referenti dei servizi sociali del Comune di Orvieto, rispondono alle richieste della dirigente scolastica e dei coordinatori scolastici che denunciano assenza da mesi di GLH (previsti per legge) e ritardi nell'effettuazione delle valutazioni necessarie al rilascio delle certificazioni. Le referenti USL, in quella sede, condividono le difficoltà ad ottemperare alle funzioni assegnate, seguire la presa in carico e garantire la loro presenza nelle scuole (da quattro psicologi sono passati ad uno).

Già il 19 febbraio, durante un incontro nel centro diurno per bambini autistici “Il Piccolo Principe” alcuni familiari manifestavano grandi disagi ai professionisti della Asl. In particolare: “l'assenza di punti di riferimento, la mancanza di continuità nella gestione dei percorsi terapeutico-riabilitativi, la riduzione degli interventi proposti, l'assenza di un coordinamento degli interventi attivati. Si tratta ora di capire se la Direzione sia al corrente di tutto ciò che accade sul territorio. Se così non fosse, sarebbe forse preferibile pronunciarsi con maggiore prudenza”.

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Infine, la questione del numero di utenza ridimensionato dalla direzione aziendale Asl che, secondo i genitori orvietani, ha una spiegazione molto semplice: “Se esiste una difformità tra i dati in nostro possesso rispetto a quelli della Asl, questa non è attribuibile ad una nostra esagerata valutazione, ma al ricorso a centri privati, sia in zona sia fuori regione, per la diagnosi e il trattamento dei disturbi dell'età evolutiva. Si ricorre allo specialista a pagamento  - spiegano i genitori - perché il servizio pubblico preposto non funziona come dovrebbe. Tutto ciò annienta il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini, tra ente preposto alla cura e paziente. E questo dovrebbe allarmare tutti, non solo i genitori dei bambini che – al momento – aspettano ancora una risposta adeguata”.

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