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Sabato, 15 Giugno 2024
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Storica attività ternana, il messaggio: “Cuore, passione e qualità. Scegliere i prodotti artigianali per godere di prodotti di primissimo livello”

Il racconto di Massimiliano Zara: “Dopo la puntata del documentario Geo e Geo abbiamo avuto tantissimi clienti arrivati da fuori città”

Pane, pizza, dolci di tutte le qualità. Il panificio Prospero conserva intatto quelle tradizioni di un’attività legata al buon mangiare. Dopo la seconda guerra mondiale il signor Prospero Bravi decise di avviarla, in una zona dove le distese di campi prevalevano sulle abitazioni. La macelleria, la bettola, lo spaccio di alimentari ed il forno. Tutte le componenti necessarie per poter fare spesa e godere di prodotti di primissima qualità. Correva l’anno 1993 coincidente con l’avvicendamento al timone. Il signor Massimiliano Zara, dapprima operaio, divenne gestore per proseguire un percorso tracciato con sapienza e passione.

Alla nostra redazione il signor Massimiliano Zara ripercorre la storia del panificio: “Alla fine della gestione di Prospero, sono subentrato nei primi anni novanta. Si faceva molto più pane e meno dolci e pizza. Ogni famiglia ne consumava un filone al giorno, rispetto ad adesso dato che le scelte vengono fortemente condizionate da una frenesia quotidiana. Siamo sempre stati sei dipendenti, in una gestione a carattere familiare, lavorando dalla mezzanotte alle due del pomeriggio. Quando è calata la produzione del pane è sorta la necessità di aumentare la produzione da pasticceria, per incrementare il lavoro”.

Alcune caratteristiche: “Tutti i prodotti sono di nostra produzione. Abbiamo clienti fissi che arrivano da fuori città come, ad esempio, da Roma. Periodicamente vengono a prendere il pane. Quando il documentario Rai ossia Geo e Geo ha raccontato della filiera del grano tra Todi, Narni, Amelia e Terni siamo stati coinvolti anche noi, poiché erano interessati a mostrare attività che lavoravano con i grani antichi”. Conseguenze positive inimmaginabili: “Ci hanno telefonato dalla Svizzera, Germania senza dimenticare la fila di camper composta da curiosi che rifacevano il percorso indicato nel documentario”. Insomma un successo inaspettato.

Una svolta premiante: “Cinque anni fa acquistati un mulino a pietra per inserire una ulteriore lavorazione del pane, prodotto con farina di grani antichi. Una produzione a chilometro zero che ci rende orgogliosi” ed il signor Massimiliano mostra la farina prodotta al momento, abbinando un sorriso raggiante. “Il regalo che mi sono concesso quando ho compiuto cinquant’anni. Riuscire a fare la farina oltre al pane, era un qualcosa che mancava”. Il signor Massimiliano fa notare un dettaglio che poi, ad essere sinceri, tanto dettaglio non è: “L’insegna fuori del panificio non c’è. Il motivo? Ho sempre pensato che i clienti devono cercarci per la qualità dei prodotti. Funziona molto il passaparola oltre la fidelizzazione del singolo”.

Le abitudini che cambiano, in un quartiere in piena evoluzione: “Negli ultimi dieci anni qui a Gabelletta i palazzi sono aumentati in modo notevole. Se le famiglie sono triplicate il nostro lavoro non ne ha risentito, in modo positivo. Le persone tornano a casa, parcheggiano la macchina in garage e salgono nella loro abitazione. C’è troppa frenesia. Si predilige andare al supermercato e fare acquisti per tutta la durata della settimana, senza pensare alla qualità”.  

E qui scatta il messaggio “L’artigiano ci mette il cuore, la passione mettendo al centro la qualità più che il prezzo. In passato producevamo anche trenta quintani di pane, rispetto ai sei di adesso proprio perché abbiamo deciso di puntare essenzialmente sulla qualità. Optare per la grande distribuzione rispetto agli artigiani significa costringerli, con il trascorrere del tempo, a far chiudere le loro attività. Pertanto reputo necessario sensibilizzare e veicolare tale messaggio, indirizzandosi verso questo tipo di commercio. Meglio perdere cinque minuti in più per fare la fila nella bottega, per poi appoggiare sulla tavola un prodotto sicuro e di primissimo livello. Il pane – ricorda il signor Massimiliano – è l’alimento principale di ogni famiglia. Tanti celiaci, intolleranti prima non c’erano poiché si consumavano essenzialmente dei prodotti naturali”.

Infine il signor Massimiliano si concede una battuta: “Sono passati trent’anni e non me sono accorto. Lavoro da venticinque anni senza aver fatto le ferie, neppure il viaggio di nozze dopo il matrimonio. L’affezione per il forno è davvero enorme”. Complimenti!

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