Il papa, i gay e la tentazione dei nuovi farisei. Ma per chi crede il matrimonio è comunque un impegno di fronte a Dio

L’INTERVENTO | Casali: “Con buona pace dei reazionari cattolici, sulle dichiarazioni e le intenzioni del pontefice non c’è alcuna ambiguità, ma i figli non si comprano: si accolgono"

L’ha data il fratello sbagliato, la notizia che ha sconvolto, ancora una volta, il mondo della Chiesa, e cioè il sostegno di papa Francesco ai diritti civili per le coppie omosessuali.

A divulgare le dichiarazioni del papa, infatti, non è stato Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, ma Antonio, direttore del Festival del Cinema di Roma, visto che a contenerle non è un Angelus o un’udienza generale ma il film del regista russo Evgeny Afineevsky.

Resta il fatto che con buona pace dei reazionari cattolici, sulle dichiarazioni e le intenzioni del pontefice non c’è alcuna ambiguità: Bergoglio che dice di essersi “sempre battuto” per i diritti civili degli omosessuali completa un percorso avviato con la celebre frase “chi sono io per giudicare i gay?” e continuato con l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, con cui abbatte la tradizionale ostilità della Chiesa nei confronti degli omosessuali, arrivando a difenderne apertamente il diritto alle tutele legali ma anche alla famiglia.

Ed è proprio questa parola che ha sconvolto gli animi conservatori e scatenato i distinguo: che cosa significa famiglia? Che i gay potranno sposarsi, magari in chiesa, e avere figli, come sembrerebbe suggerire – nel film - la “benedizione” del papa a una coppia gay che ha avuto tre bambini da una maternità surrogata?

Se così fosse, ci troveremmo davvero di fronte ad un rovesciamento radicale della dottrina cattolica, secondo cui la famiglia si basa sull’unione tra un uomo e una donna.

Va detto subito, però, che papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato ha dimostrato di essere ben poco interessato alla dottrina; esattamente come lo stesso Gesù, che i farisei più volte tentarono di far cadere in fallo proprio su questioni riguardanti la dottrina ebraica. Dottrina che Cristo ha preferito superare piuttosto che cambiare: “La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge”. L’unico comandamento nuovo dato da Cristo – va ricordato – è “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”.

Decisamente farisaico, quindi, è oggi l’atteggiamento di chi si affretta a precisare che il papa riconosce i diritti civili dei gay ma nel modo più assoluto non il matrimonio, né tantomeno il matrimonio religioso, né tantomeno la procreazione che ad esso è strettamente legata.

Se andiamo alla sostanza più che alla forma, le cose potrebbero però apparire molto diverse: che cos’è il matrimonio civile, se non un contratto che garantisce determinati diritti?

Quale differenza dovrebbe esserci, nella sostanza, tra matrimonio e unione civile? E quale differenza, tra matrimonio civile e religioso?

Gesù ha sacralizzato il matrimonio, è vero, ma non ha mica inventato la cerimonia in Chiesa: quando ha detto “non osi separare l’uomo ciò che Dio ha unito” si riferiva ad ogni matrimonio, non stava istituendo un nuovo sacramento.

Con il passare dei secoli, poi, la Chiesa ha costruito sul matrimonio tutta una burocrazia parallela a quella civile, gestendo autonomamente unioni e separazioni, con il paradosso – tra l’altro - che il divorzio non è riconosciuto dalla Sacra Rota mentre l’annullamento è riconosciuto dallo Stato; al di là dei formalismi, però, rimane la sacralità di un’unione che viene celebrata – comunque – dagli sposi. Vale la pena di ricordare che per la Chiesa non è ragione di nullità delle nozze il non credere in Dio, mentre lo è non credere nell’indissolubilità del matrimonio.

Per chi crede, dunque, il matrimonio è comunque un impegno di fronte a Dio, a prescindere che lo si celebri di fronte a un prete o di fronte a funzionario comunale.

Escludere dunque il sacramento per il matrimonio omosessuale, non significherebbe certo privare le unioni gay della benedizione della Chiesa.

Il terzo passo che fa paura, è quello di riconoscere alle coppie omosessuali il diritto di adottare i bambini. E qui ci sarebbe molto da discutere: si potrebbe dire che i bambini hanno diritto di crescere con un padre e una madre, e non con due papà o due mamme, ma si potrebbe anche dire che i bambini hanno diritto di crescere con una famiglia, e non abbandonati in un orfanotrofio.

L’ultimo passo – quello che disturba di più, vista anche la coppia presente nel film – è che la Chiesa possa sdoganare pratiche come l’utero in affitto.

Qui non è precisazione farisaica sottolineare che il papa ha autorizzato i bambini di due gay a frequentare il catechismo, e non certo approvato il modo in cui i genitori li hanno avuti.

Ad ogni modo quando si entra su determinati discorsi, l’omosessualità non c’entra: il punto è un altro, e vale per gli omosessuali tanto quanto per gli eterosessuali, e cioè che - secondo la Chiesa – i figli non si comprano: si accolgono.

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