Papigno, accordo con Cinecittà: il Comune si riprende gli Studios

Tre mesi per perfezionare il ritorno dei teatri di posa nella disponibilità di Palazzo Spada. Giuli: si tratta di 10mila metri quadrati di spazi fruibili e ristrutturati. Si apre la riflessione sul futuro degli immobili

Diecimila metri quadrati di spazi coperti “sostanzialmente ristrutturati e fungibili”: Palazzo Spada si riprende le chiavi degli Studios di Papigno.

Comune e Istituto Luce-Cinecittà srl – che dal luglio 2017 ha in affitto gli immobili – hanno infatti raggiunto un accordo di massima che permetterà di “dirimere l’annoso contenzioso che tiene bloccato il complesso dei cosiddetti Studios di Papigno. Nel pomeriggio di mercoledì a palazzo Spada – informa una nota diffusa dal Comune - il sindaco Leonardo Latini, il vicesindaco e assessore alla cultura Andrea Giuli, funzionari dell’ufficio patrimonio e dell’avvocatura del Comune si sono incontrati con alcuni dirigenti e tecnici dell’Istituto Luce-Cinecittà”.

“L’incontro - dice il sindaco Latini - è servito a fare il punto della situazione in maniera stringente ed è stata chiarita la volontà concreta delle parti di addivenire ad un accordo transattivo, possibilmente prima della prossima udienza di maggio presso il tribunale di Terni. Un accordo che consenta di riconsegnare effettivamente l’intera struttura nella piena disponibilità di palazzo Spada”.

“All’incontro - spiega il vicesindaco Giuli - ha fatto seguito un approfondito sopralluogo presso gli studi cinematografici di Papigno che ha permesso di prendere atto della situazione degli immobili con circa 10.000 metri quadri di spazi coperti, sostanzialmente ristrutturati e fungibili”.

Nelle prossime settimane è in programma “un sopralluogo operativo di tipo strettamente tecnico per una verifica precisa della situazione impiantistica”.

La consegna delle “chiavi” dovrebbe avvenire entro due o tre mesi, dopodiché a Palazzo Spada si aprirà la “fase 2”: decidere come procedere nell’utilizzo delle strutture. La “vocazione naturale” sembra essere quella dei teatri di posa, ma non è escluso che si possano ipotizzare anche altre destinazioni d’uso.

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