Inquinamento e ambiente, così l’Ast vuole prendersi cura dell’aria di Terni

Oltre all’impianto per il recupero delle scorie di lavorazione dell’acciaio, Tk mette sul piatto 12 milioni: faremo una mappatura meteorologica della Conca per studiare la natura delle Pm10, prodotte per lo più da traffico e riscaldamento

Una “mappatura meteorologica” della Conca ternana per studiare la composizione delle polveri sottili (Pm10). È questo in estrema sintesi l’impegno illustrato da Ast durante l’audizione della seconda commissione del consiglio comunale di Terni, convocata per discutere sulle emissioni di fumi in viale Brin e sulla proposta di un sistema di videosorveglianza dei camini della fabbrica.

Telecamere che vengono guardate con sfiducia dai vertici aziendali: “Ast non intravede nessun miglioramento derivante dall’installazione di una videosorveglianza - ha spiegato l’ingegner Massimo Calderini, direttore di stabilimento Ast presente in rappresentanza dell’azienda insieme all’ingegner Fernando Camponi, responsabile dell’ente ecologia, ambiente e sicurezza – piuttosto è utile avviare un’attività di monitoraggio finalizzata alla prevenzione”.

E dunque, seguendo la strada dello studio e della prevenzione, l’idea di Ast è quella di avviare “un’attività di ricerca con l’Università – spiega una nota diffusa da viale Brin - che punta a sviluppare soluzioni innovative per lo studio della dispersione degli inquinanti in atmosfera nella conca ternana” a cui va sommato “l’impegno ad analizzare i dati ottenuti per ridurre l’impatto dell’Acciaieria e l’investimento di 72 milioni di euro da parte dell’azienda in progetti interamente dedicati all’ambiente”.

Di questi 72 milioni, 60 finanzieranno il progetto per l’impianto di recupero scorie. “Per il progetto scorie – ha spiegato Calderini in commissione - il contratto è stato chiuso a dicembre. Vede il recupero di alcuni capannoni per il trattamento della scoria. La scoria liquida viene raffreddata a Prisciano, dopo viene recuperato il metallo, azione che verrà svolta dentro capannoni chiusi e impatterà in maniera positiva sulle emissioni. Verranno riutilizzati capannoni oggi dismessi. Sono state chieste le procedure autorizzative”. L’attività dovrebbe partire a settembre 2020. “Ci vorranno circa 9 mesi per il riutilizzo dei capannoni e la costruzione dei nuovi. Si avrà una riduzione del materiale portato in discarica del 25 % in 5 anni e del 60 in futuro”.

Dodici milioni saranno investiti “per altre attività legate all’ambiente, come la riprogettazione dei sistemi di aspirazione dell’area acciaieria con l’inserimento di elementi aggiuntivi. Un segnale chiaro – dice l’azienda - della volontà di Ast di dedicare parte dei suoi utili al miglioramento dell’Azienda e alla riduzione del suo impatto sul territorio che la ospita”.

Per quanto riguarda invece prevenzione e ricerca, Ast ha sottoscritto un accordo con le Università di Firenze e di Perugia per mappare meteorologicamente la conca ternana. “L’attività di ricerca si articolerà in un progetto di tre anni. I primi mesi serviranno per l’acquisto e l’installazione della strumentazione meteo, al fine di sviluppare una rete di monitoraggio su tutta la città e creare una vera e propria mappatura metereologica della zona, ad oggi inesistente, così come richiesto da una attività di futura modellazione. Una volta dislocate le diverse stazioni – spiegano ancora da viale Brin - sarà possibile raccogliere i dati che serviranno al secondo gruppo di ricerca, formato da un team di esperti internazionali, per capire la ricaduta delle polveri nell’aria e definire gli interventi per ridurle”.

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Ricerca di cui però Ast sembra già avere definito i contorni. “Gli studi dell’Arpa già attestano che il Pm10 nella conca Ternana è prevalentemente riconducibile all’impatto di fonti urbane (traffico e riscaldamento) e dalla meteorologia locale. Questo è dimostrato dai rilievi della concentrazione di polveri sottili, maggiori ad esempio nella centralina di monitoraggio di Borgo Rivo piuttosto che a Prisciano, considerato il sito di massima ricaduta delle emissioni Ast, e dal fatto che durante le fermate del sito produttivo i valori non diminuiscano ma restino immutati”.

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