Pmal, il vicepresidente della Regione chiede la convocazione del tavolo tecnico al ministro della Difesa

Forte la preoccupazione per il futuro della ex fabbrica d'armi, personale già ridotto e alla fine di quest'anno scenderà da 384 a 280 unità. Altre criticità, il trasferimento delle competenze

La convocazione di un tavolo tecnico sulla situazione del Polo mantenimento armi leggere (Pmal) di Terni che veda coinvolti, oltre ai rappresentanti del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore della Difesa, anche tutte le forze politiche del territorio, gli enti locali, le sigle sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie: è la richiesta che il vicepresidente della Regione e assessore allo Sviluppo economico ha avanzato con una lettera inviata oggi al Ministro della Difesa in cui sottopone la situazione esistente al Pmal, “una struttura di eccellenza”. “Il Pmal – sottolinea nella lettera al Ministro – rappresenta una realtà importante, sia in termini occupazionali (con un organico potenziale di 384 lavoratori) che produttivi del territorio, con una funzione di rilievo a livello nazionale, ma attualmente si trova in condizioni di pesante sottorganico. Le rappresentanze sindacali – evidenzia - hanno espresso forte preoccupazione per il futuro di questa struttura di eccellenza, come già manifestato più volte anche in passato”. Il vicepresidente della Regione ricorda le criticità, sottoposte alla sua attenzione da dirigenti ed organizzazioni sindacali del Polo stesso e già precedentemente portate all’attenzione del Ministero della Difesa, e che se non risolte, impediranno – dice - al Polo di assolvere ai propri compiti istituzionali. Innanzitutto l’elevata anzianità anagrafica media del personale “con la pianta organica di 384 dipendenti civili che scenderà a 280 alla fine di quest’anno per arrivare già nel 2022 a 182 unità per effetto dei pensionamenti, provocando non solo la dispersione dell’elevato know-how acquisito dal personale tecnico, ma anche ripercussioni nel settore amministrativo e nei quadri direttivi civili, già impoveriti e sovraccaricati dalla carenza e dal continuo avvicendamento dei giovani ufficiali ingegneri. Senza la realizzazione di un immediato piano straordinario di assunzioni di personale civile, soprattutto dell'area tecnico-industriale, accompagnato da adeguate coperture nella legge di bilancio 2019, che superi quello del fabbisogno triennale, giudicato unanimemente del tutto insoddisfacente, non sarà più possibile – scrive - scongiurare il ridimensionamento se non la chiusura di questo insediamento logistico”. Altra criticità, il trasferimento delle competenze: “Manca ancora a livello nazionale ogni tipo di programmazione e/o processo di avvio della scuola di formazione presso il Polo di Terni, indispensabile al fine di trasferire, con il contributo dei suoi dipendenti civili, conoscenze ed esperienze a favore dell'Area Tecnico-Industriale della Difesa”. C’è poi il problema delle risorse finanziarie: “Ad oggi non vi è garanzia di previsione nei bilanci del Ministero della Difesa di adeguate risorse per la spesa corrente in grado di assicurare almeno il funzionamento e l’ordinaria manutenzione dell’Ente, dei suoi impianti e delle sue attrezzature”. Il valore strategico del Polo di mantenimento delle armi leggere di Terni si sostanzia – rileva ancora il vicepresidente della Regione nella lettera al Ministro della Difesa – “oltre che nelle competenze tecnologiche derivanti dalla capacità di manutenzione e revisione di armi costruite da produttori di livello internazionale, anche nel fatto che non esiste alcuna altra azienda nel nostro Paese che possa svolgere analoghe funzioni per effetto delle problematiche inerenti la concorrenza e la cessione di knowhow da parte delle aziende produttrici”. Il vicepresidente della Regione riconferma infine “la disponibilità anche da parte di questa Regione in relazione alla scuola di formazione, come già manifestata nei precedenti incontri avuti con questo Ministero”.

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