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Martedì, 5 Marzo 2024
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Laureate ma senza lavoro. E mancano pure le “nuove mamme”: Terni non è una città per le donne

Una su cinque ha un titolo di studi superiore al diploma di scuola media superiore eppure aumenta il numero “di chi non cerca attivamente” un contratto. Le conseguenze della crisi demografica: “Ogni anno si svuota il contingente di donne in età riproduttiva”

Terni è una città di donne visto che su una popolazione complessiva di 106.370 residenti (al primo gennaio 2023, fonte Istat) 55.690 appartengono appunto al gentil sesso. Ma non è una città per le donne. Dalla famiglia al mondo del lavoro, i dati dicono infatti che l’altra metà del cielo fatica – e non poco – a ricavarsi un proprio spazio nella città dell’acciaio.

Il risultato emerge incrociando alcuni numeri inseriti nel Dup – il documento unico di programmazione – licenziato nei giorni scorsi dalla giunta comunale di Terni e altri elementi che è possibile ricavare dall’Istat, l’Istituto nazionale di statistica. Numeri che descrivono due emergenze che dovrebbero davvero diventare prioritarie: la crisi demografica, ormai strutturale, e le difficoltà occupazionali, che aumentano evidenziando però (almeno) un paradosso.

Partiamo dunque da qui. Dice il Dup: “Gli ultimi dati disponibili a livello comunale sono quelli del censimento permanente della popolazione 2019, per i quali a Terni gli occupati erano 42.836, mentre le persone in cerca di occupazione 7.118, cresciute rispetto al 2011 del 37%. Il tasso di disoccupazione si attestava a 10,5% in linea con il dato nazionale. Permane una differenza di genere a sfavore della componente femminile che rappresenta il 37% della quota di occupati”.

Se fra gli occupati, meno di quattro su dieci sono donne, nelle fila di chi è in cerca di un lavoro la situazione si ribalta: “Il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto del dato nazionale di oltre due punti percentuali attestandosi a 7,4% (Italia 9,7%). La tendenza mostra un calo della disoccupazione femminile non tanto perché sono aumentate le occupate ma perché è aumentato il numero di donne che non cerca attivamente lavoro e pertanto esce dal contingente di persone in cerca di occupazione”.

E questo non dipende dal fatto che le donne non siano formate, anzi. Dice ancora il Dup: “Per quanto riguarda il titolo di studio per il quale sono disponibili i dati del Censimento permanente della popolazione 2021, a Terni, in linea con la regione, la popolazione mediamente ha un titolo di studio più elevato rispetto alla media nazionale (…). Il 18,5% dei ternani ha un titolo di studi superiore al diploma di scuola media superiore e per le donne la percentuale sale al 20%. Sono quasi 10mila le ternane con un titolo di studio universitario pari al 56% del totale dei laureati”.

Quindi, riassumendo: la quota di donne con un titolo di studio “maggiore” rispetto agli uomini è più alta, ma – allo stesso tempo – è anche più alta la quota di donne senza lavoro o che il lavoro ha addirittura smesso di cercarlo.

Magari perché questa notevole fetta di popolazione ha scelto di concentrarsi sulla famiglia? Ancora il Dup: “Nel 2023 sono nati da residenti ternani 572 bambini (67 in meno del 2021) in un solo anno l’11% di nascite in meno. Il dato rappresenta in assoluto il più basso numero di sempre. I bambini nati nel 2022 sono stati un terzo delle nascite registrate nel periodo del “baby boom” con una popolazione totale pressoché identica. A determinare questo preoccupante calo, a Terni come nel resto d’Italia, contribuiscono un insieme di diversi fattori che solo in parte derivano da cause prettamente demografiche. La principale è un effetto a lungo raggio del calo della natalità iniziato già negli anni novanta: sono nate meno bambine e di conseguenza ovviamente è diminuito il valore assoluto delle donne in età fertile. Altra causa è la diminuzione costante del numero delle coppie e del crollo del numero di matrimoni. A ciò si aggiungono varie dinamiche sociali quali la minor propensione a fare figli e la tendenza a spostare sempre più in avanti il momento di programmare la maternità (restringendo in questo modo l’intervallo riproduttivo) come conferma il valore dell’età media al parto costantemente in crescita a Terni, attualmente pari a oltre 33 anni per le madri italiane e 30 per le straniere”.

Evidentemente, la crisi demografica di oggi non ha effetti soltanto sul presente, ma propaga le sue conseguenze sul futuro: “Ogni anno si svuota il contingente di donne in età riproduttiva: quest’anno, come effetto della diminuzione costante nel tempo del numero delle nascite, rispetto a quindici anni fa ci sono quasi 5mila potenziali mamme in meno e di pari passo diminuiscono costantemente le bambine dai zero ai 15 anni ovvero quelle che entreranno in età riproduttiva nei prossimi anni, facendo presagire che il calo del numero di nati non accennerà ad arrestarsi, malgrado nei primi 9 mesi dell’anno 2023 i dati a Terni mostrano un lieve incremento delle nascite ed in particolare dei nati italiani”.

Secondo le proiezioni sperimentali dell'Istat, nel 2034 nel comune di Terni ci saranno 9.719 donne nella fascia d’età compresa fra 20 e 39 anni, circa 200 in meno rispetto ad oggi (9.991). Facendo un salto di altri dieci anni (2042) l’Istituto nazionale di statistica ipotizza che la popolazione femminile residente a Terni nella fascia d’età fra 20 e 39 anni sarà pari a 9.220 unità (oltre 700 in meno rispetto a quella attuale).

Se già oggi Terni non è una città per le donne, sembra che domani lo sarà ancora meno.

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