Non è la solita musica: da Terni il post-punk dei Japan Suicide che spopola all’estero (ma non nella Conca)

Hanno suonato in Germania, Inghilterra, Francia e Portogallo. Dopo la tournée in America, nel 2019 uscirà il loro terzo album registrato a Leeds e un progetto di inediti in italiano

I musicisti ternani

Continua il viaggio settimanale alla scoperta dei musicisti ternani e delle loro storie. Con oggi siamo arrivati al sesto appuntamento: se non conosci questa rubrica, dai una letta anche agli altri articoli. 
#1: i Mazingari #2: La rivincita dei nerd, #3: Marialuna Cipolla, #4: Gli Eldar, #5: L'Orchestra Magna

Atmosfere dark insieme a suoni duri e aggressivi, musica elettronica, qualche accenno al rock, sperimentazioni stilistiche e sfumature malinconiche. C’è tutto questo nelle canzoni dei Japan Suicide, band ternana indie/alternative attiva da quasi 10 anni: “Prendiamo ispirazione dal post-punk inglese di fine anni ’70 ma cerchiamo di aggiungerci qualcosa di nostro, di personale – spiega Stefano Bellerba, musicista – abbiamo scelto di chiamarci così perché subiamo molto il fascino del Giappone e dello scrittore Yukio Mishima, infatti in ogni nostro album c’è sempre almeno una canzone dal titolo in giapponese”.

Nata nel 2010 come progetto di cover, la band oggi si dedica quasi esclusivamente a brani inediti in inglese: “Ci esprimiamo in questa lingua perché all’estero c’è molto più pubblico abituato a queste sonorità e appassionato al genere – prosegue Stefano – in Italia e specialmente a Terni per noi non c’è tanto spazio, ci chiamano solo per le serate Halloween. Ma siamo molto più di questo”.

E il successo infatti è arrivato. Nei festival europei, nei locali tedeschi, inglesi, francesi oppure ancora portoghesi. “L’estate scorsa ci hanno chiamato per una tournée in America e Messico, è stata un’esperienza fantastica ed un enorme soddisfazione. Fuori c’è veramente tanto entusiasmo, tanta apertura, le persone sono contente di pagare il biglietto del concerto, di comprarti il disco e anche il merchandising. Per loro siamo degli artisti famosi”.

Attualmente nella band ci sono Stefano Bellerba, voce e chitarra, 33 anni; Leonardo Mori, tastiere, 33 anni; Matteo Luciani, basso, 34 anni; Saverio Paiella, chitarra, 35 anni; Matteo Bussotti, batteria, 26 anni.

“Il nostro primo disco è del 2015, si chiama We Die In Such a Place – racconta Stefano – l’abbiamo registrato con l’etichetta francese Unknown Pleasures e ha fatto sold out in 3 settimane”.

L’anno successivo è stata la volta dell’ep 1978, un album di tre tracce in italiano realizzato in collaborazione con Darkitalia. “Quest’anno è uscito il nostro secondo disco, Santa Sangre, e per il 2019 faremo uscire un nuovo album di 10 canzoni che abbiamo registrato al Nave studio a Leeds, in Inghilterra”.

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E in cantiere c’è anche un altro progetto, questa volta tutto in italiano: “Ci stiamo pensando proprio in questi giorni, non possiamo dire molto – concludono i Japan Suicide – l’intenzione è fare di questa band un lavoro vero e proprio e di crearci un nostro spazio anche qui in Italia. Chissà, magari torneremo a suonare anche a Terni”.

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