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Giovedì, 19 Maggio 2022
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“Tucum”, la rivoluzione dell’economia sospesa: così nessuno resta solo, neanche nella povertà

Il premio San Valentino 2022 a Giandonato Salvia, “inventore” della App che consente di donare a chi ha bisogno: “Ho scoperto che la nostra ricchezza è un privilegio che va condiviso”. Ecco come funziona

L’economia sospesa è la risposta di Giandonato Salvia ad una finanza iniqua e distorta. Trentadue anni, pugliese in trasferta a Torino, ha dato vita alla Casa di Francesco insieme ad altri giovani: una fraternità di imprenditori desiderosi di portare il Vangelo nel mondo dell’economia e della società. A diciassette anni, dopo la sua prima esperienza di missione in Guinea Bissau, inizia a comprendere come la vita sia un grande dono, ma che non appartiene solo a sé stesso.

Kenya Giando-2Figlio di “un medico missionario”, anche lui ha vissuto scoprendo la bellezza di accogliere l’altro, il “diverso”, passando dal “toccare” la miseria, come dice papa Francesco, ai meccanismi della finanza. Fino a costruire un’esperienza che ora gli consentirà di ricevere il premio “San Valentino 2022” che raccoglie idealmente l’eredità del premio San Valentino “Un anno d’amore” assegnato dalla Diocesi di Terni tra il 1989 e il 2012 - tra gli altri – a madre Teresa di Calcutta, Izak Rabin, ai coniugi Green, Michail Gorbaciov, David Grossman, Ibrahim Rugova, Ibrahim, Faltas, la Comunità di Sant’Egidio e Giovanni Paolo II.

Assieme al fratello Pierluca, Giandonato il 16 febbraio del 2018 mette in piedi “una startup tecnologica che il 5 febbraio 2021 è stata trasformata in una realtà non profit: la A.P.P. Acutis srl impresa sociale”.

Giandonato e Pierluca - Tucum-2“I nostri strumenti sono la determinazione, l’informatica e la fede in Dio che ci chiede di prenderci cura del nostro fratello con gesti concreti di carità. Il progetto consiste nell’implementazione di una App per dispositivi mobili (smartphone e tablet) che permette di donare in favore delle persone più bisognose e di sostenere l’economia locale delle piccole attività. Ma non solo…”.

Quando e perché nasce Tucum?

“Durante una lezione ho cominciato a pensare all’economia del caffè sospeso a come poter rendere concreto questo concetto”.

L’inciso è d’obbligo e lo spiegano Giandonato e Pierluca nel loro siti internet:

Un’antica tradizione partenopea nata, secondo lo scrittore Riccardo Pazzaglia, a motivo delle dispute che sorgevano al momento di pagare il caffè al bar tra gruppi di amici o conoscenti: poteva succedere, allora, che nell’incertezza tra chi aveva consumato e chi riteneva di dover pagare per gli altri, si finisse per pagare un caffè che, in realtà, non era stato consumato. In tal caso, non si chiedeva indietro il credito che ne scaturiva, ma si lasciava valida l’offerta a beneficio di uno sconosciuto. Oggi, il caffè sospeso è una tradizione ben radicata non solo a Napoli, ma anche in altre parti del mondo, orientata a sostenere soprattutto le persone più in difficoltà; una tradizione di cui, fino a poco tempo fa, ignoravo l’esistenza

“Da qui, l’idea: perché, invece del caffè, non posso dare anche un panino, un lavoro o una visita dal medico? È così che è nato il concetto, nuovo e innovativo, dell’economia sospesa. E il progetto Tucum: una applicazione che permette di donare in favore di una realtà non profit, di una realtà del proprio territorio o di mettere a disposizione la propria professionalità. Tutto questo finisce in una tessera, che ha un costo a carico di chi la usa di due euro al mese, caricata di crediti che permettono di accedere ai servizi e a tutto ciò che serve una famiglia”.

La vostra azienda fa riferimento a Carlo Acutis, dichiarato beato ad ottobre del 2020 ad Assisi. Perché questa scelta?

“Nel 2017, quando ero educatore in parrocchia, mi è capitato di leggere un articolo che parlava di Carlo Acutis (un ragazzo milanese morto nel 2006 a causa di una leucemia fulminante). Alla fine dell’anno, era il dicembre del 2017, mi capitò di ritrovare quell’articolo della rivista Credere. Bene: dovendo dare il nome alla nostra impresa, ci è tornato in mente Acutis che rimandava a Carlo. Siamo quasi coetanei: lui ha fatto della carità e della vicinanza a Gesù un programma di vita. La sigla A.P.P. significa dunque Acuti Pro Pauperibus, ossia ingegnosi a favore dei poveri”.

Questo progetto vi mette a disposizione un osservatorio privilegiato. Questi due anni di pandemia hanno cambiato l’approccio delle persone alla condivisione? C’è più generosità o la paura ci ha resi più egoisti?

“La mia è una considerazione assolutamente personale: posso dire che chi era buono, è diventato più buono. Chi gioiva della condivisione, ha continuato a donare con entusiasmo, dopo essere stato toccato dal fascino dell’amore. Chi era egoista, è rimasto nella sua sfera”.

C’è qualcuno che grazie a voi è uscito dal baratro della povertà?

“Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo. Ma abbiamo chiara l’idea che i poveri sono i nostri azionisti: un povero aiuta l’altro povero. Questo progetto è uno strumento: ci affidiamo alla serietà degli enti che aiutiamo, ma abbiamo anche dei riscontri da parte delle famiglie che vengono sostenute e che ci dicono che grazie a Tucum arrivano alla fine del mese e che hanno ritrovato una dimensione di dignità dentro la quale non si sentono giudicati. L’obiettivo è di sostenere, di far sentire amata l’altra persona”.

Quale sarà il prossimo passo?

“Costruiamo mattone su mattone. Stiamo lavorando alla realizzazione della App in inglese che ci consentirà, ad esempio, di provare ad aiutare chi affronta il corridoio umanitario dell’Afghanistan. Poi stiamo lavorando alla realizzazione della piattaforma web che permetterà di donare e conoscere i nostri progetti anche da pc”.

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