“Progettare per le persone”, così comincia la sfida all’accessibilità

A Terni ci sono circa 15mila disabili, quasi 30mila over 65 e più di 5.500 bambini fino a 6 anni: ecco perché abbattere le barriere significa costruire la città del futuro

Stefano Cecere

Abbattere le barriere architettoniche significa ripensare una città che sia per tutti. Non solo per chi vive una condizione di disabilità. Ma anche per la popolazione anziana, per le famiglie con bambini piccoli o, semplicemente, per chi ogni giorno va a fare la spesa.

Nella settimana in cui Terni ha ospitato i Campionati europei paralimpici di scherma, la città ha accolto anche un importante convegno organizzato da Confartigianato Terni sul tema della accessibilità. “Riguardo a Terni – ha spiegato il presidente dell’associazione di categoria, Mauro Franceschini - noi che ci viviamo abbiamo la percezione di una città che poteva ricevere maggiori attenzioni da chi l’ha amministrata in passato. A maggior ragione, dovremmo preoccuparci della sensazione che possa ricavarne un turista o una persona di passaggio. Confartigianato Terni ritiene che la propria mission sia anche quella di contribuire alla rinascita della città. È arrivato il momento di dare al nostro ambiente cittadino le attenzioni che merita, e quindi rilanciare il decoro urbano e completare il livello di accessibilità che è già rilevante, ma che va migliorato con un’azione quotidiana”.

Sfida che diventa concreta proprio in questi giorni, in cui un grande flusso di atleti da tutta Europa si trova nella città dell’acciaio (si stimano oltre 10mila visitatori tra partecipanti alle gare ed accompagnatori) e l’organizzazione tocca con mano le difficoltà quotidiane e il lavoro che c’è ancora da fare per avere una città perfettamente accessibile, nonostante le opportunità che il territorio ha nell’ospitare eventi sportivi internazionali di questo livello.

Il tema dell’accessibilità non riguarda però soltanto una città “a misura di handicappato”, ha detto con un termine forte e provocatorio l’architetto Stefano Cecere (EA Group) illustrando la relazione tecnica che ha aperto la riflessione durante il convegno. È necessario arrivare “ad uno scambio di idee, esperienze e soluzioni funzionali al concepimento e alla realizzazione di un progetto tecnico e al tempo stesso etico, dove la città diventa meno discriminante possibile – ha spiegato Cecere - costruita da cittadini consapevoli di una presenza, largamente rappresentata, di soggetti anziani, donne e bambini, tutti portatori di differenti abilità ma attenzione con pari diritti”.

In Italia ci sono circa 4,3 milioni di persone con disabilità, il 7,2% della popolazione italiana, di cui la maggior parte ha più di 65 anni e si trova nel sud del Paese. Circa 2,1 milioni hanno condizioni di particolare gravità e sono il 3,6% della popolazione italiana: 888mila vivono al sud, 806mila al Nord e 461mila nel centro Italia. Nel caso delle disabilità gravi, sono le regioni del Centro ad avere il numero più elevato di persone disabili (il 65,8%). Secondo l’osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità dell’Umbria, nel Ternano vivono circa 15mila persone disabili. Le pensioni di inabilità sono circa 3.100 e tutte concentrate nella fascia 18-64 anni, mentre la maggior parte delle indennità di accompagnamento (oltre 7.000) si concentrano nella fascia over 80. CI sono poi poco meno di 30mila anziani (17mila donne e 12mila uomini) over 65 e quasi duemila ultranovantenni. A cui fa da contraltare una popolazione under 6 anni di più di 5.500 bambini.

“Appare perciò evidente -– ha spiegato l’architetto Cecere - che diventa obiettivo tecnicamente necessario e politicamente ineludibile l’auspicio di sentire da oggi in poi le parole ‘progettare per le persone’. E l’abbattimento delle barriere è di fatto un modo di ripensare a una città per tutti. Una città accessibile è anche una città turisticamente appetibile e tale da favorire un meccanismo di crescita e di opportunità economiche di sviluppo”.

Ma come finanziare l’accessibilità? “I Piani per l’’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) sono strumenti finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche negli spazi pubblici e negli edifici pubblici già esistenti; secondo la normativa nazionale tutte le amministrazioni pubbliche devono dotarsi di questi strumenti in relazione gli immobili di loro proprietà. A livello regionale il principale riferimento ai Peba è contenuto nella legge regionale 9 settembre 1991, n. 47 che impone ai Comuni di predisporre programmi operativi d’intervento per l’abbattimento delle barriere architettoniche. In questa legge - - spiega l’architetto Cecere - viene precisato che per il finanziamento dei programmi e dei relativi interventi i comuni debbano destinare il 10% dei proventi annuali derivanti dai permessi di costruire e dalle Scia, dalle sanzioni in materia urbanistica ed edilizia, dalle sanzioni amministrative pecuniarie derivanti da inosservanza di norme relative al diritto di libero accesso in spazi pubblici riservati ai portatori di handicap motori e sensoriali” a questo genere di interventi.

Le motivazioni non mancano, le leggi ci sono, i soldi si possono provare. Basta eliminare le ultime barriere, che sono culturali, e poi iniziare a ripensare le città.

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