Dalla cella ai fornelli, i detenuti del carcere di Terni diventano chef e pizzaioli

Al via il progetto Filar che prevede corsi di formazione per 48 reclusi di massima e media sicurezza nella casa circondariale di vocabolo Sabbione. “Un piano contro recidiva e sovraffollamento”

Il sovraffollamento è solo uno dei male endemici che affliggono le carceri italiane. Al 31 dicembre 2019 (fonte, Associazione Antigone) nella casa circondariale di Terni erano reclusi 511 detenuti (di cui 111 stranieri) a fronte di una capienza massima di 411 posti. Nell’elenco dei mali da curare, il tema della recidiva assume contorni inquietanti se si considera che circa sette volte su dieci chi esce dal carcere, poi ci torna. E chi resta fuori, difficilmente trova lavoro, mandando in frantumi l’obiettivo “riabilitativo” della pena. Chi ce la fa, riesce a rioccuparsi solo dopo avere vinto una sfida spesso proibitiva, resa più complicata dai pregiudizi sociali verso gli ex detenuti, ma anche dal basso livello di educazione/istruzione ed ovviamente di esperienze lavorative pregresse.    

Questo il quadro generale in cui si inserisce il progetto Filar - Formazione per l’inclusione socio lavorativa nel settore della ristorazione - che prenderà il via lunedì 13 gennaio e sarà riservato a 48 detenuti in regime di massima e media sicurezza. L’iniziativa, unica nel suo genere, prevede il coinvolgimento diretto dei detenuti in due percorsi formativi nel settore della ristorazione commerciale/collettiva, uno in ambito culinario, “Preparazioni gastronomiche - Addetto alla cucina” che si svilupperà in due edizioni della durata di 120 ore ciascuna, ed uno riservato alla “Pizzeria”, sempre in due edizioni della medesima durata.

Filar è stato finanziato dalla Regione Umbria - Servizio programmazione socio sanitaria dell’assistenza distrettuale-inclusione sociale, economia sociale e terzo settore – nell’ambito dell’avviso pubblico per la presentazione di proposte progettuali per l’inclusione socio lavorativa di persone in esecuzione penale –Por Fse 2014-2020 Regione Umbria-Asse 2. Vede come soggetto attuatore l’Ats tra Università dei Sapori (soggetto capofila), l’associazione di volontariato San Martino ed Iter Impresa Sociale.

I detenuti avranno dunque l’opportunità di prepararsi ad un progetto di vita futuro capace di coniugare sapere e saper fare verso l’acquisizione di competenze coerenti con le esigenze del mercato del lavoro.

Alla base del progetto Filar ci sono poi anche altre valutazioni: ad oggi i ristretti sono infatti occupati, quando possibile, soprattutto nelle attività correlate alla gestione quotidiana degli istituti penitenziari stessi (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato ecc.), ma il sovraffollamento,  la turnazione continua e la riduzione dell’orario di lavoro pro capite, necessarie per garantire un minimo livello occupazionale e una fonte di sostentamento,  non consentono lo sviluppo di competenze professionali spendibili nel mondo del lavoro (inframurario e/o extramurario) ne’ tanto meno possibilità formative. Ciò porta, come rilevato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ad un incremento esponenziale del tasso di recidiva, pari al 68%. All’uscita dal carcere, poi, riuscire a lavorare è, per gli ex detenuti, una sfida spesso proibitiva resa più complicata dai pregiudizi sociali verso gli ex detenuti, ma anche dal basso livello di educazione/istruzione ed ovviamente di esperienze lavorative pregresse.

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La formazione, posta al centro del progetto, ed il lavoro, come alternativa concreta alla recidiva ed al reato, sono i due obiettivi principali di Filar che tiene conto, nel suo sviluppo, sia delle prospettive occupazionali offerte dal settore, secondo l’ultimo rapporto Fipe, sono infatti oltre 1.252.260 gli occupati, sia di nuove attività ristorative inframurarie sorte in tempi recenti anche a livello nazionale: iniziative di ristorazione, attività di catering, pizzerie aperte al pubblico pagante o gestite interamente da detenuti. 

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