Sabato, 31 Luglio 2021
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Ternana, progetto Liberati: “Ribadiamo il nostro no ad ogni ipotesi di convenzione per la realizzazione della clinica privata”

La nota del coordinamento di Rifondazione Comunista: “La ricerca di un’identità passa anche attraverso il rapporto con la propria squadra e con lo stadio di calcio”

foto Giacomo Sirchia

Si anima il dibattito sul progetto relativo allo stadio Liberati, impianto che ospita le gare casalinghe della Ternana. In attesa di ulteriori sviluppi, da punto di vista prettamente tecnico, ferve la discussione incentrata soprattutto sulla realizzazione della clinica privata, oltre che il restyling della struttura sportiva. Riceviamo e pubblichiamo una nota del coordinamento di Rifondazione Comunista a firma Lorenzo Carletti.

“L’impatto della proposta avanzata da Stefano Bandecchi dimostra un fatto: in città c’è più aspettativa di riscatto nella proposta di un singolo imprenditore che in tutto l’arco politico complessivamente inteso e nell’operato di una classe dirigente che insegue il privato perché non ha visione d’insieme, non ha idee, non ha speranza e tenta quindi, trasversalmente alle appartenenze, di speculare sul sentimento, sullo slancio emotivo. In una città le cui cronache sportive hanno avuto eco nazionale ed anche internazionale grazie al racconto documentale della “Manchester italiana” che narra, tra il romantico ed il mitologico, un rapporto profondo, quasi ancestrale tra tessuto sociale ed appartenenza calcistica, occorrerebbe comprendere quanto il legame tra passato e presente, tra identità e futuro sia tema che dovrebbe legare la discussione pubblica al sentimento popolare”. 

Ed ancora: “La ricerca di un’identità passa anche attraverso il rapporto con la propria squadra e con lo stadio di calcio. Lo stadio a Terni è sempre stato un fondamentale spazio di significazione, legato a processi costruttivi di soggettività individuali e collettive, che in esso trovano realizzazione e rappresentazione.  Identità, tradizione e mentalità che sono alla base del rapporto tra Terni, la Ternana e la ternanità. È in questo contesto che il progetto stadio-clinica incontra l’entusiasmo di una città che smarrisce i suoi connotati. Legittimo. Noi continuiamo a credere che la politica debba agire per l’interesse comunitario e non limitarsi ad inseguire la mutevolezza del sentimento o la parzialità dell’interesse privato. Prendiamo perciò orgogliosamente le distanze da un arco politico che ora corre a legittimarsi nel sostegno di un progetto di cui, però, mancano elementi fondamentali di chiarezza”. 

Secondo il coordinamento: “Con coerenza di pensiero e di azione, riconosciamo il valore di una proposta che costituisce uno spartiacque tra due fasi, un'impronta che caratterizza un prima ed un dopo. Ne riconosciamo il valore ed il potenziale, quello del nuovo stadio Libero Liberati, ma non siamo disponibili, a differenza di tutti gli altri, a fornire credito in assenza di un progetto che chiarisca gli aspetti economico-sociali collaterali.  È in questo senso che riconosciamo la legittimità di una proposta, quella del Presidente della Ternana, che ha diritto ad accompagnare ai propri investimenti in campo sportivo, la possibilità di una remunerazione che poggi su asset diversificati, ma ribadiamo il nostro convinto NO ad ogni ipotesi di convenzione per la realizzazione della clinica privata, fintantoché le maggioranze politiche a trazione leghista che governano la città e la Regione non chiariranno dove intendono ritagliare i cento posti che il progetto individua come convenzionati e mettere in chiaro se sul destino della città decidono i ternani oppure altri livelli territoriali”. 

“In una regione con una sanità devastata, che ha prodotto la peggiore performance nazionale nella gestione della pandemia, che sfrutta l’emergenza al fine di favorire il travaso delle prestazioni sanitarie dal pubblico al privato, che sta facendo di tutto per cancellare l’azienda ospedaliera ternana e l’Università ed ogni residua potenzialità di sviluppo dell’Umbria meridionale, non sarà certo una clinica, convenzionata o meno, oppure l’ennesimo centro commerciale, a dare rilancio ad un territorio che muore per mano di logiche profittevoli e di  inadatti rappresentanti istituzionali.  Proponiamo di attivare una discussione sulla possibilità di recuperare investimenti in ricerca, coinvolgendo anche l’Università Niccolò Cusano, in un nuovo grande progetto che sappia legare il rilancio della ricerca scientifica collegata all’Università ed al territorio e contribuire a ridefinire il sogno di Terni città Universitaria, attraverso nuovi centri studi e, magari, un Campus universitario. Progetto ambizioso, quest'ultimo, rimasto da sempre lettera morta, ma che potrebbe rilanciare la città di Terni nell’Italia mediana, anche come veicolo attrattivo di nuova giovane popolazione universitaria e formazione di alta specializzazione. Il rilancio del polo universitario ternano rafforzerebbe anche l'autonomia e l'importanza dell'ospedale di Terni dagli attacchi di chi vorrebbe una unica aziendale ospedaliera regionale a Perugia”.

“Mai abbiamo avuto timore di esprimere le nostre idee, quasi sempre in splendido isolamento; non è nostro stile permanere tra “l’Acheronte e la porta degli Inferi” e per questo continueremo, convintamente, a proporre una città in cui la garanzia della salute e la sua tutela sia il tema centrale del discorso e dell’interesse pubblico, non solo in maniera episodica e collaterale ad affari economici.  Continueremo a proporre una città il cui il commercio non sia definitivamente mangiato vivo dai centri commerciali e dalla grande distribuzione organizzata. Una città - concludono - che non disgrega e disperde il suo tessuto sociale, una città che sappia mediare interessi oltre la convenienza di fase”. 

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