Cuochi e fiamme, Vissani guida la rivolta degli chef: facciamo una class action contro il Governo Conte

Il cuoco stellato annuncia la protesta: ci stanno uccidendo, i ristoratori sono in ginocchio dopo l’ultimo Dpcm mentre il decreto Ristori è solo una mancetta

“Voglio far causa contro il Governo. Una class action. Pensata bene, con fior di avvocati. Perché la Costituzione si basa sul diritto al lavoro e ci è negato. I Dpcm sono già stati impugnati dal Tar del Lazio. Non sta né in cielo né in terra dare annunci del genere il 18 dicembre, con tutti i colleghi del settore costretti a sottomettersi. Dobbiamo però essere coesi: il nostro è un mondo molto frammentato, dove ognuno guarda al proprio orticello. Questo è il momento di mettere da parte clave e martello e iniziare a fare squadra, o ci portano via pure le mutande”.

A parlare è Gianfranco Vissani, chef umbro pluristellato in una intervista concessa al quotidiano La Verità.
Assieme al figlio Luca gestisce l’azienda di famiglia che ha il suo fiore all’occhiello nel ristorante Casa Vissani di Baschi. "Tremila metri quadrati, capienza in tempi normali fino a 120 clienti. Venti dipendenti in cucina, 120 chilowatt di utenze - spiega Luca al quotidiano - che ci costano quasi 5.000 euro al mese".

L’ultimo decreto legge del Governo è stato la mazzata finale di un anno nero per tutto il comparto del turismo e, in particolare della ristorazione. In base al bilancio di fine anno sui consumi alimentari fuori casa elaborato dalla Coldiretti su dati Ismea, il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020.

“E ci hanno obbligato a chiudere tra Natale e l'Epifania, proprio i 15 giorni che consentono a tutti noi ristoratori di pagare le spese di 6 mesi”, dice Vissani. “In sei mesi – gli fa eco Luca - abbiamo perso tra i 700.000 e gli 800.000 euro di fatturato rispetto allo scorso anno. Non facciamo solo ristorazione, ma anche eventi privati e altro, ma è tutto sospeso”.

Una voragine rispetto alla quale i fondi erogati da Roma – i mille e duecento euro in due tranche per le partite Iva e poi il decreto Ristori – non sarebbero altro che una “mancetta”.

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