Sabato, 31 Luglio 2021
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Quasi tre milioni di euro confiscati per Iva e ritenute non versate. Arriva la sentenza

L'inchiesta è iniziata nel 2017 a carico dell'azienda di un imprenditore di pulizie industriali di Terni

Si è conclusa in questi giorni la vicenda giudiziaria che ha visto interessata una nota azienda ternana operante nel settore delle pulizie industriali iniziata con l’apertura del fascicoli di indagine nel 2017.

L’azione penale, promossa in prima persona dal procuratore capo della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, che ne ha curato l’accusa nelle varie fasi processuali, ha visto la condanna ad un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) a carico di uno dei titolari dell'azienza, imputato per l’omesso versamento di ritenute d’acconto operate sui dipendenti e l’omesso versamento dell’IVA dovuta all’erario, con la trasformazione del sequestro preventivo, già operato sui beni dell’azienda, in una confisca definitiva del valore di circa 3 milioni di euro, importo ridotto a seguito del decesso dell’altro imputato.

L’indagine

L’azienda aveva creato un buco finanziario nel quale il primo creditore da soddisfare era proprio lo Stato e i lavoratori, e a seguire le banche e i creditori privati.

Le attività d’indagine, scaturite da un’iniziale accertamento della locale Agenzia delle entrate, erano state delegate ai militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Terni che, sotto la direzione della procura, hanno “passato al setaccio” la posizione contabile dell’azienda evidenziando, tra l’altro, un debito nei confronti dell’Erario per oltre venti milioni di euro.

Già nel corso del 2017, la procura era intervenuta con il sequestro dell’azienda e dei conti correnti bancari garantendo, tuttavia, la continuità aziendale senza licenziamenti. Anzi, proprio in quel periodo si erano registrate nuove assunzioni grazie anche all’operato alla curatela fallimentare, così che l’azienda ha saputo registrare utili pagando, questa volta, regolarmente le tasse.

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