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Riapre il "reparto covid" al quinto piano del Santa Maria. Attualmente solo 4 posti disponibili in intensiva

Il commissario del noscomio ternano, Pasquale Chiarelli, riapre il "reparto covid" al quinto piano del Santa Maria. L'impennata della curva epidemiologica ha fatto saltare il progetto di una "clinica covid" esterna all'ospedale.

Era nell'aria, ma una delibera del commissario Pasquale Chiarelli rende operativa la decisione di mettere a disposizione il quinto piano del Santa Maria di Terni per il reparto pazienti covid. Attualmente sono 41 i pazienti ricoverati per coronavirus, 7 dei quali in terapia intensiva con gravi complicazioni. 

Una decisione presa, a malincuore ma doverosamente, nelle ultime ore e che potrebbe portare a ulteriori misure restrittive per i nuovi accessi che verranno decise a breve.

L'innalzamento della curva epidemiologica, ha costretto la direzione del nosocomio ternano a mettere da parte la scelta inziale di predisporre la clinica di malattie infettive esterna al plesso ospedaliero e rimettere in moto un intero piano del nosocomio a disposizione dei nuovi e sempre più emergenti casi. 

Non è servita a molto l'aggiunta di 7 nuovi posti letto predisposti all'ex servizio di oncoematologia trasferito nei giorni scorsi. La decisione del commissario Pasquale Chiarello è maturata ora dopo ora per favorire la riattivazione in piena sicurezza di un piano, il quinto dell'ospedale, adeguatemente isolato dal resto del nosocomio, rimaneggiando la struttura di "malattie dell'apparato respiratorio" con percorsi separati e una disponibilità dai 19 ai 40 posti. La macchina, quindi, è pronta per ripartire in piena sicurezza, contando sulle competenze maturate dal personale medico e para medico di pneumologia dopo la prima ondata di covid. 

La scelta di investire su pneumolgia è stata ritenuta strategica perché intermedia rispetto ai successivi step relativi ai reparti di infettivologia e terapia intensiva. Il responsabile sarà il prof. Gaetano Vaudo direttore del direttore del dipartimento di medicina e specialità mediche.

Attualmente, per i malati positivi al covid con alta criticità sono stati riservati solamente 9 posti in terapia intensiva, di cui 7 sono già occupati. Tuttavia la struttura di rianimazione - come riporta Il Messaggero.it - ha a disposizione varie aree separaate di degenza intensiva. Il vero nodo critico è la penuria di personale medico, infermieristico e ausiliare. In particolare sofferenza, poi, è il reparto di anestesia e rianimazione nel quale è stata riscontrata la positività di un medico. 

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