Riaprono i confini regionali: la testimonianza: “Mi mancava troppo il dialetto ed il prosciutto crudo che si trova a Terni”

I racconti di Ada e Simone che possono riabbracciare i propri cari dopo lunghe settimane di chiusura dettate dall’emergenza sanitaria

foto di repertorio

Due facce della stessa medaglia, ed una lunga attesa causata dall’emergenza sanitaria. Dalla data di oggi mercoledì 3 giugno riaprono ufficialmente i confini regionali. Libertà di spostamento, su tutto il territorio nazionale, con eventuali limitazioni che potranno essere adottate a seguito di specifici provvedimenti, relativi a determinate aree. Ada e Simone così potranno riabbracciare i propri cari, dopo essere rimasti bloccati per diverse settimane.

“Sono una dermatologa libero professionista e ho un contratto di ricerca con l'università degli studi di Perugia” afferma Ada: “Lavoro a Terni da due anni e dallo scorso ho anche un ambulatorio a Salerno. Sono tornata per l’ultima volta in Campania lo scorso 22 febbraio per festeggiare il compleanno di mia madre. Con il lockdown sono rimasta bloccata a Terni ed ho chiuso gli ambulatori a marzo ed aprile”.

Per Simone invece il percorso inverso da compiere: “Vivo a Bologna dal 2014 e lavoro come consulente presso una società che si occupa di consulenza, sviluppo software e previsioni per il settore bancario ed economico in generale. Non torno nella mia città da più di quattro mesi, il periodo più lungo - per quanto mi riguarda - nonostante abbia sempre studiato e lavorato fuori da Terni”.

Dal lockdown alla ripartenza

“Da un giorno all'altro come tutti gli altri mi sono rinchiusa in casa, uscendo esclusivamente per la spesa – ricorda Ada - Durante quel periodo ho approfittato per studiare ed aggiornarmi sul mio lavoro. Ho fatto molto esercizio fisico, cucinato pane e pizza fino ad esserne stufa. Sicuramente il momento più brutto è stato il giorno di Pasqua. Fin da bambina l'ho festeggiato con tutta la famiglia, a casa dei miei nonni materni. Il nonno, all’età di novantadue anni, si ostina ancora a preparare il pranzo di Pasqua per tutti a partire dalle 5 del mattino.

Solitamente arriva al pranzo distrutto, mangia qualcosina e va a dormire. Eppure è l'unica persona che ancora riesce a riunire tutta la famiglia, soprattutto nelle occasioni di festa”. La ripartenza è stata strana. Sotto certi punti di vista apparsa estremamente frettolosa rispetto alla durata del lockdown. Ho ricominciato a lavorare, i pazienti hanno riiniziato a chiamare e a voler fare i controlli. Durante la chiusura sono "spariti", rintanati in casa forse per paura del contagio”.

“Ho vissuto il periodo di quarantena con la mia compagna – spiega Simone - nella casa che abbiamo acquistato lo scorso anno a Bologna. Questo fattore di novità, unito alla fortuna che abbiamo avuto di poter continuare a lavorare senza interruzioni da casa, ci ha aiutati a trascorrere al meglio tale contingenza così nuova e complessa. Ho seguito con apprensione ed attenzione le notizie provenienti da Terni in quanto, tutta la mia famiglia ed i miei amici vivono nella conca.

Ho percepito un personale sanitario preparato e generoso ed una città che ben si è comportata nel contenere il contagio il quale, fortunatamente è stato marginale, rispetto alla virulenza con cui ha colpito il nord Italia. Vorrei approfittarne per ringraziare tutta la macchina sanitaria territoriale che, seppur con qualche difficoltà inziale, ha seguito dal punto di vista assistenziale le persone colpite dal Covid”.

Il ritorno a Terni una grande emozione per Simone: “Partirò finalmente venerdì sera rigorosamente passando per il Verghereto al fine di poter assaporare al meglio il rientro. Della mia città, nonostante gli anni che passano, mi manca sempre tutto. L’ironia delle persone, il nostro dialetto, gli amici di una vita e naturalmente la mia famiglia ma, soprattutto, il nostro prosciutto crudo introvabile in Emilia”

Riapertura delle regioni

Il dibattito è molto acceso sulla riapertura allargata a tutte le regioni della penisola. Sia Ada che Simone concordano su un aspetto: “Sono sicuramente favorevole poiché tutto ciò, in maniera un po' egoistica, mi permetterà di ricongiungermi alla mia famiglia. Il problema dei contagi sembra essere limitato essenzialmente ad alcune zone del nord Italia che forse dovrebbero essere le uniche a rimanere ancora sotto controllo e chiuse fino a che non si ridurrà il numero di casi”.

Per Simone sarebbe stato opportuno: “Attendere ancora una o due settimane per Lombardia e Piemonte. Il servizio sanitario nazionale, il quale ritengo debba avere una centralità del pubblico nella sua gestione per essere davvero un valore aggiunto per la cittadinanza, ritengo si sia potenziato nella capacità di individuare e contenere eventuali nuovi focolai, al fine di superare indenni questo ulteriore allentamento delle misure”.

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