Rifiuti, il ministero dell’ambiente “spegne” il nuovo inceneritore

L’impegno di Costa: modificare lo Sblocca Italia, è arrivato il momento di puntare sulla differenziata di qualità e sull’economia circolare. Inquinamento e salute, l’ultimo studio del Cnr

Mentre da Roma arriva una buona notizia, da Pisa si allungano sopra la conca ombre piuttosto scure. Il tema centrale è quello dei rifiuti. La nota positiva porta la firma del ministro all’ambiente, Sergio Costa. Che lunedì - al termine del consiglio dei ministri – ha anticipato la volontà di rivedere il decreto Sblocca Italia nella parte in cui si prevedeva la realizzazione in tutto il Paese di dodici nuovi inceneritori. Uno dei quali sarebbe finito in Umbria, con Terni indiziata speciale. Se però la città dell’acciaio oggi può tirare un (mezzo) sospiro di sollievo quanto meno rispetto al fatto di non dovere fare i conti con un nuovo forno brucia-immondizie, lo stesso non si può dire per quanto accaduto in passato. L’ultima indagine del Cnr (meglio, del gruppo di epidemiologia ambientale e registri di patologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa) rafforza il legame tra patologie e agenti inquinanti.

Discariche e rifiuti, la situazione nel Ternano

Il ministero

Il decreto Sblocca Italia approvato nel 2014 introduceva “misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio”. Ossia, dodici impianti di incenerimento in altrettante regioni italiane, tra le quali l’Umbria, per attuare “un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati”, garantire “la sicurezza nazionale nell’autosufficienza” e consentire “di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore”, limitando “il conferimento di rifiuti in discarica”. Per l’Umbria l’ipotetico impianto avrebbe dovuto bruciare circa 130mila tonnellate di rifiuti l’anno. La notizia esplose allora come una bomba, lasciando però i suoi effetti in sospensione fino ad oggi. Il destino dei rifiuti in Umbria, e a Terni, è ancora piuttosto nebuloso. L’unico elemento di certezza arriva da Roma sull’onda delle parole del ministro Costa: “Ho dato disposizione agli uffici legislativi - ha dichiarato lunedì, dopo avere impugnato una legge regionale delle Marche proprio in materia di incenerimento dei rifiuti - affinché sia modificato l’articolo 35 dello Sblocca Italia contro cui tantissimi cittadini e comitati si sono sempre battuti. È arrivato il momento di non puntare più sull’incenerimento ma sulla differenziata di qualità e sull’economia circolare”.

L’indagine del Cnr

L’entusiasmo per il futuro prossimo che potrebbe essere libero da inceneritori deve però fare i conti con il fardello che Terni si porta appresso dal recente passato. Una indagine del Cnr conferma infatti la nocività degli impianti di incenerimento e gli effetti che questi - assieme all’inquinamento prodotto da fabbriche e traffico - producono sulla salute umana. Lo studio non è calibrato su Terni ma su Pisa. Eppure, alcune somiglianze dicono chiaramente come i risultati potrebbero essere gli stessi. “La città di Pisa - è spiegato nell’indagine - è oggi una città a vocazione amministrativa e commerciale dove il tessuto storico industriale si sta progressivamente riducendo dal dopoguerra ai giorni nostri e, come è naturale in un sistema urbano, si sta progressivamente decentrando. La popolazione che risulta residente conta 89.158 soggetti (dati ISTAT, 2016), il 53% donne. Secondo la dinamica demografica degli ultimi 30 anni, a Pisa, come in tutti i paesi occidentali, c’è stata una riduzione del tasso di natalità ed un incremento dell’indice di vecchiaia, con conseguente invecchiamento della popolazione con valori superiori all’invecchiamento medio regionale. Il comparto industriale e produttivo è caratterizzato da impianti produttivi nel settore farmaceutico, vetrario, della lavorazione di metalli, della produzione di bitumi, nonché da un impianto di bonifiche ambientali e da un inceneritore di rifiuti solidi urbani (Geofor). A completare il quadro dei fattori di pressione ambientale si aggiungono i contributi derivanti dal traffico veicolare e dal riscaldamento civile gravati dalla presenza di studenti universitari e dalla presenza di un importante centro ospedaliero”. Il contesto è dunque piuttosto simile a quello ternano.

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Qui la relazione finale dello studio del Cnr: relazione_finale

Questi i risultati dell’indagine del Cnr: “Gli eccessi di mortalità e di ricoveri per tumori del sistema linfoemopoietico associati ad esposizione ad inceneritore, sebbene emersi solo tra gli uomini, necessitano di un ulteriore approfondimento, ad iniziare dalla valutazione dell’età dei deceduti e dei ricoverati (attualmente in corso). Gli eccessi di mortalità per il tumore di trachea-bronchi-polmone emersi in associazione con l’inceneritore a carico di entrambi i sessi e, sempre per la stessa causa, gli eccessi di ospedalizzazione per le donne, non sono trascurabili. Inoltre, sono degni di attenzione gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie acute emersi per le donne in associazione all’esposizione ad inquinamento di fonte inceneritore, per gli uomini in relazione ad esposizione a fonti industriali, e per ricoveri per le donne in relazione all’esposizione a traffico, in quanto riportati nella letteratura scientifica con elevato grado di evidenza eziologica per esposizioni ad inquinanti dell’aria. Tra le cause di decesso e ricovero con elevata evidenza eziologica rispetto all’inquinamento atmosferico, i decessi e le malattie del sistema circolatorio hanno mostrato un eccesso di mortalità associato all’inceneritore solo tra gli uomini”.  

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