Ripartenza a Terni, un giovane professionista ed i suoi pazienti: “Sei la prima persona che rivedo dopo oltre due mesi”

La paura iniziale di tornare a studio, i video tutorial e l’auspicata ripartenza. “Il lavoro è anche la mia passione”. La testimonianza del fisioterapista Alessandro Diomedi

foto di repertorio

L’emergenza sanitaria, creatasi a seguito della diffusione del Coronavirus, ha modificato routine e scenari anche nelle libere professioni. La figura del fisioterapista si incardina in un contesto sanitario di primaria importanza. Sono molteplici le funzioni svolte nell’assistenza, valutazione, cura, prevenzione, riabilitazione delle patologie o disfuzioni che gli competono. Tra i professionisti del settore Alessandro Diomedi ci ha raccontato come ha vissuto questo periodo, organizzandosi soprattutto nel momento più delicato, quando il lockdown ha letteralmente paralizzato quasi per intero le attività produttive.

“In un primo momento dopo l’inizio della pandemia le persone avevano paura di venire a studio – afferma Diomedi – di conseguenza ho scelto di chiudere per un mese. I pazienti non si fidavano; per la loro sicurezza ho optato per tale soluzione poi condivisa anche con gli altri colleghi. L’attività sanitaria rientrava tra quelle che potevano restare aperte. Sia l’associazione AIFI che l’ordine dei fisioterapisti ci hanno chiesto di sospendere le categorie non urgenti. Un appello raccolto dato che tutti abbiamo chiuso almeno per un mese”.

La graduale ripartenza  

“Da metà aprile, quando la situazione stava lentamente migliorando, ho ricontattato i pazienti che avevano sospeso le terapie e ricominciato ad accoglierli. Prima però preventivamente provveduto ad attivare un adeguato triage telefonico, chiedendo loro se avevano avuto problemi con il coronavirus. Inoltre in quel mese di chiusura li ho supportati con dei video tutorial per risolvere le problematiche in autonomia”. La riapertura: “Il primo giorno sono stato molto contento di riprendere. Il lavoro è anche la mia passione. La ripresa è stata molto graduale. Ho avuto solo due pazienti il primo giorno e attualmente non sono a pieno regime. Ho perso il 55% della clientela. Alcuni scrivono su whatsapp e telefonano, sono frequenti i video inviati. Ci sono molti che hanno timore di uscire”. Particolare un dettaglio rivelato: “Sei la prima persona che rivedo oltre i famigliari a distanza di due mesi a mezzo”.

“Ora le precauzioni e misure di sicurezza sono ulteriormente incrementate. Cambiare i guanti ogni pazienti, utilizzarli per entrambi come le mascherine, distribuire del gel igienizzante all’uscita. Tutto ciò ha comportato una dilatazione dei tempi delle sedute. Devo far arieggiare lo studio e disinfettare repentinamente. Recentemente ho acquistato un ozonizzatore per sanificare. Lo accendo ad ora di pranzo, durante la pausa e alla sera. Inoltre occorre prendere degli appuntamenti singoli e scaglionati, di dieci minuti, per evitare sovrapposizioni”.

La figura del fisioterapista

“Come professionista della salute devi dare tutte le indicazioni necessarie. Ho cercato di rassicurarli sulla situazione umbra, aggiungendo di non fargli sottovalutare la situazione. Dal punto di vista psicologico la nostra categoria era già pronta perché da sempre fornisce un supporto di questo tipo”. Cosa è cambiato sotto il profilo prettamente economico: “Sono aumentati molto i costi. Per fare un esempio Io uso la fp2 e devo cambiarla continuamente. I prezzi delle mascherine, guanti sono triplicati. Ci sono da computare i costi per la disinfezione. Il mio obiettivo – conclude il professionista - è quello di riuscire a non aumentare i prezzi. Cercherò di mantenerli stabili per non aggravare il peso sulle famiglie”.

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