Coronavirus, la titolare di una pasticceria ternana: “Sono molto demoralizzata. Questa pandemia mi ha cambiato”

La testimonianza: “I clienti più abituali sono stati molto carini e affettuosi nei nostri confronti. Tuttavia la situazione è nel complesso molto critica”

foto di repertorio

Una piccola luce in fondo al tunnel anche se, al momento, è piuttosto difficile quantificarne la luminosità. Il settore della ristorazione è stato particolarmente colpito dalla pandemia diffusasi su tutto il territorio. Come è noto alcune attività hanno potuto beneficiare del servizio da asporto consentendo ai propri clienti di poter gustare i propri prodotti, rigorosamente fuori dalla propria attività.

“Inizialmente pensavamo che la situazione non era grave” afferma la titolare di una nota quanto apprezzata pasticceria ternana: “Quando sono arrivate le restrizioni il primo pensiero è stato subito parlare con i dipendenti. Sono stata chiara dall’inizio, affrontando immediatamente la situazione. Poi è subentrata la cassa integrazione. La situazione di incertezza l’ho dovuta trasmettere anche a loro. Una novità assoluta. Fortunatamente non avevamo mai fruito prima di tale istituto. Il nostro punto vendita ha sempre riscontrato un buon successo, nonostante i periodi di difficoltà che si sono verificati ne corso del tempo. La chiusura ha suscitato in ognuno un po' sconforto. Inizialmente si ipotizzava quindici giorni poi sono diventati due mesi”

Il servizio a domicilio e le difficoltà

“Dopo la Pasqua abbiamo attivato il servizio a domicilio per avere qualche entrata, rimaneva difficile gestire il quotidiano. Avremmo sperato degli aiuti imminenti. Purtroppo nonostante le tante parole i fatti sono stati ben pochi. Il servizio di consegna non è stato difficile da gestire. Avevamo a disposizione due furgoni, impostato tutto il lavoro sulla prenotazione per evitare buttare i prodotti. Poi il servizio è stato esteso all’asporto. Il cliente ordina, vengono chiuse le porte e porta via. I più abituali sono stati molto carini, affettuosi. Nel complesso la situazione è critica, c’è tanta in giro in cassa integrazione, alcune non sono arrivate. Essendo chiusi molti negozi la gente circola poco: un cane che si morde la coda. Il decreto è un po' contorto. Se io posso uscire per esigenze particolari (ad esempio andare in farmacia, acquistare beni prima necessità) allora non dovrei recarmi a prendere un caffè da asporto. Ragiona e analizzando il contesto vedo delle contraddizioni”.

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Futuro ed incertezze

La titolare della pasticceria tiene a precisare: “Le persone sono stanche di mettere guanti, mascherine ed è difficile gestire il tutto. A tal proposito preferisco far entrare un cliente alla volta nonostante abbia una capienza più ampia. Una scelta adottata per una questione di tranquillità. E’ un continuo igienizzarsi. Non tutti capiscono l’importanza di utilizzare i dispositivi di prevenzione individuale. Chi sta dietro ad un bancone come me poi fa fatica. C’è il timore di tornare indietro – conclude - perché spesso mi è capitato di vedere gente priva di dispositivi. Questa situazione mi ha cambiato, nonostante sia una combattente, sono molto demoralizzata”.

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