'Donne che lottano per giocare a rugby', la risposta della società Terni rugby

Diamo il giusto diritto di replica alla società, pur confermando la fiducia rispetto alle testimonianze delle ragazze intervistate, a cui abbiamo garantito il diritto all'anonimato per preservarle da ulteriori commenti e giudizi

Riceviamo e pubblichiamo la replica del Terni Rugby. Ci tieniamo a fare una precisazione. Le discriminazionni a cui si fa cenno nell'articolo non sono riferite alla società, ma agli ambienti che le ragazze hanno incontrato e continuano a incontrare praticando questo sport. Le questioni societarie, sono soltanto marginalmente inerenti all'articolo, il cui senso è di altra natura.

Diamo il giusto diritto di replica alla società, pur confermando la fiducia rispetto alle testimonianze delle ragazze intervistate, a cui abbiamo garantito il diritto all'anonimato per preservarle da ulteriori commenti e giudizi ai quali avrebbero rischiato di andare incontro.

"Rispetto a quanto contenuto nell'articolo "Donne che lottano per giocare a rugby" pubblicato il 2 settembre 2018 dal sito Ternitoday.it a firma Alessandra Vittori, il Terni Rugby intende precisare alcune inesattezze e ancor più il grave tentativo di accostare il nome del club a tematiche quali discriminazione, ostilità, pregiudizio. "E' proprio questo il motivo per cui le Iguane, almeno come squadra ternana non esistono più" si legge nell'ultima parte dell'articolo dopo una serie di testimonianze (tra l'altro citando le ragazze con nomi di fantasia) in cui vengono riportati pesanti epiteti affibbiati alle rugbiste nel corso degli anni, non si sa bene da chi.

Colpisce l'ingiurioso, esplicito e allusivo tentativo di ricollegare tali gravi affermazioni ai valori e allo spirito che da sempre contraddistinguono il club. "Chiusura mentale", "sorrisetti beffardi", "battutine sull'aspetto fisico" o "sull'orientamento sessuale" sono episodi che mai e poi mai si sono verificati all'interno del Terni Rugby.

Rispetto invece a quanto dichiarato dall'unica ragazza che ha avuto almeno il coraggio di firmarsi col proprio nome, Francesca, ovvero "da un certo momento in poi la società non ha dato grande supporto alle ragazze", il club precisa che in oltre 10 anni di vita e di attività ci sono stati anche momenti di difficoltà economica in cui è stato necessario far fronte alla meno peggio al mancato reperimento di sponsor. Anche la squadra Seniores maschile, che secondo l'articolo sarebbe stata privilegiata nella considerazione della società, è stata a volte costretta ad autofinanziarsi per affrontare le trasferte e gli impegni di campionato. Non più tardi di due anni fa il club è stato costretto a prendere la decisione di unire la prima squadra maschile in franchigia con Rieti, progetto poi terminato dopo una sola stagione per la decisione dei Draghi, pur di fronte alle difficoltà, di riportare la squadra a Terni. Peraltro quelle delle Iguane non erano vere e proprie trasferte in quanto molte di loro, universitarie, studiano e abitano vicino a Perugia. La vendita del secondo calendario (il primo era stato finanziato dalla Farmacia Betti) avrebbe finanziato le attività delle ragazze che nel frattempo già erano andate a giocare per la maggior parte a Perugia.

Con rammarico, non essendo Terni una città universitaria, nonostante qualcuno lo pensi, assistiamo tutti gli anni ad una vera e propria migrazione di giovani rugbisti di entrambi i sessi in altre città universitarie. In ultimo, il club intende precisare che le Iguane sono ancora parte del Terni Rugby e che il movimento femminile è tuttora tra gli obiettivi.

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La società ha una dirigente completamente a disposizione per le ragazze, Simona Foschi, che con dedizione e passione si occupa dello sviluppo del movimento. Ricondurre discriminazione, ostilità, pregiudizio con sconcertante faciloneria al presunto mancato supporto dato dal Terni Rugby al movimento femminile - giustificato ad esempio attraverso la scelta di chiedere la quota alle nuove iscritte a partire dal quarto allenamento, dopo aver garantito un periodo di prova gratuito per i primi tre allenamenti - rappresenta oltre che un maldestro tentativo di creare del sensazionalismo ingiustificato al fine di ottenere qualche click in più, un grave danno di immagine per il club che per questo motivo sta valutando di adire le vie legali per tutelare il proprio nome".

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