Giovedì, 24 Giugno 2021
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RU486 in day hospital, le reazioni della politica e i silenzi della Lega e del centro destra umbro

La delibera di giunta n. 1.173 che nei fatti ha revocato il precedente provvedimento che prevedeva l'aborto farmacologico attraverso ricovero ospedaliero, ha generato due opposte reazioni. Spicca il silenzio dell'area cattolica della Lega

Quando la giunta Tesei aveva revocato il provvedimento del governo Marini che dava il via libera alla somministrazione della pillola abortiva RU486, ci fu una sollevazione di un popolo eterogeneo che andava dall'area della sinistra radicale fino a gruppi sparuti di liberali.

Una campagna di dissenso che costrinse la presidente Tesei e l'assessore alla salute Coletto a giustificare la revoca della precedente liberalizzazione datata 2018, mettendo sul piatto come "pezza di appoggio" gli orientamenti ministeriali in materia che, fino ad allora, sconsigliavano il day hospital per la somministrazione del farmaco.

L'ala cattolica esultò, con il senatore Pillon in prima linea, per la scelta  coraggiosa" della giunta regionale che aveva accolto, finalmente, il "sentire" dei gruppi "pro-life". Poi, però, come già annunciato in estate dal ministro della salute, Roberto Speranza, il ministero ha cambiato le carte in tavola e rimesso mano alle linee guida relative alla somministrazione della RU486 introducendo le modalità operative per l'aborto farmacologico in regime di day hospital.

Le reazioni "mitigate" e silenzi della fronda cattolica del centro destra

Come promesso, puntuale come il Big Ben, dalla giunta regionale arriva ai primi di dicembre del 2020 il tanto atteso "passo indietro" con la dgr n. 1.173. Così anche l'Umbria si allinea alle decisioni del governo centrale. La delibera ha spaccato nuovamente il fronte politico ma in modo meno netto e decisamente più mitigato, almeno nelle dichiarazioni pubbliche.

Dichiarazioni, guarda caso, che non sono arrivate in modo netto e definito dai membri dei partiti di centro destra attualmente al governo della regione, men che meno dal senatore Pillon che, ad oggi, non ha proferito parola in merito preferendo, nelle sue ultime sortite pubbliche, alcune digressioni sulla pur meritevole introduzione dell'unità cinofila per la polizia municipale di Perugia. 

Solo il consigliere comunale "forzista" di Avigliano Umbro, Daniele Marcelli, responsabile del coordinamento dei giovani di Forza Italia della provincia di Terni, saluta positivamente la delibera regionale: "Come previsto, la regione Umbria si adegua nuovamente alla normativa nazionale del ministero della sanità. Credo che la politica su temi sensibili come questo abbia il dovere di seguire le indicazioni della comunità scientifica adeguando le normative di conseguenza. Bene".

Il Popolo della Famiglia: "Fatti più di due passi indietro"

Sulla delibera è insorto il Popolo della Famiglia, forte dalla sua indipendanza dai solchi scavati solchi scavati dall'attuale tripolarismo politico. A prendere la parola è Saimir Zmali, coordinatore regionale: "È venuto il momento che il centro destra dimostri affidabilità nel gestire anche nell’affrontare tematiche etiche, che dia finalmente risposte concrete agli impegni sottoscritti su “Patti per la Famiglia”, o “Manifesti valoriali” e che non rimangano solo iniziative da campagna elettorale. Dopo l’errore commesso dalla Giunta riguardo l’RU486 che ha consentito al Governo ad emanare nuove Linee di indirizzo nazionali sull’aborto farmacologico, ci saremmo aspettati un cambio di rotta, un’azione più coraggiosa che attenersi scrupolosamente alle direttive del Ministero della Sanità".

Il coordinatore regionale del parito di Adinolfi sostiene una forma di strana schizofrenia nella Lega che mette insieme politiche "pro-family" con provvedimenti opposti: "Se con la recente Proposta presentata dalla Lega per la modifica della LR n°11/2015 (Testo unico sanità e servizi sociali), si vuole anche fare un timido passo in avanti sul sostegno alla natalità, alla maternità e alla famiglia, sulla pillola abortiva sono stati fatti ben più di due passi indietro.

Questa modalità di gestione dell’impegno e di strategia politica che non solo rende immobili, ma su alcuni contenuti fa regredire - conclude Zmali -,non piace al Popolo della Famiglia e dimostra come il Centrodestra consideri questi temi, più come attività marginali che priorità essenziali". 

Todi per la famiglia: "Occasione sprecata per sostenere donne e famiglia"

Duro attacco anche da parte della lista civica Todi per la famiglia, che parla di occasione sprecata per un'azione politica mirata al vero benessere delle donne e della famiglia: "Soltanto poche settimane fa, il consiglio comunale di Todi - su proposta di Todi per la famiglia - ha approvato un ordine del giorno con il quale si istituisce un fondo a tutela della maternità. In quello stesso documento, nato dopo le polemiche legate alla scelta della Regione Umbria di introdurre il ricovero ospedaliero per la somministrazione della pillola abortiva Ru486, ricordavamo tutte le criticità della legge 194. Che, lo ricordiamo, si occupa della tutela della maternità e della interruzione volontaria di gravidanza, e che come legge dello Stato va rispettata ma anche e soprattutto applicata.

Ci saremmo perciò aspettati non tanto che la Regione accogliesse le nostre proposte, ma che approfittasse dell'occasione per un approfondimento in materia di Ivg. Ci saremmo aspettati non una semplice presa d'atto delle nuove linee guida che reintroducono il day hospital per l'aborto farmacologico, ma un lavoro serio e ragionato sulla tutela delle donne e della vita. Se qualche mese fa il ricorso alla pillola abortiva poteva rappresentare un rischio per la salute, perché oggi non è più così? Come mai da giugno ad oggi non si è messo in moto un progetto di riqualificazione delle attività dei consultori così da restituirli alla loro originaria missione, piuttosto che relegarli a dispensari di pillole? Chi abortisce in Umbria? Perché? Cosa facciamo per sostenere queste donne?

La recente delibera della giunta è un'occasione sprecata. E arriva, lo notiamo con ironica disperazione, nelle stesse ore un cui un pezzo di quella stessa maggioranza che sostiene Palazzo Donini, presenta una legge sulla famiglia. Cosi come non possiamo non rilevare che il passaggio della delibera in cui si lascia alle donne la libertà di scegliere fra day hospital e ricovero (già prevista dalla legge) non è uno strumento di tutela, ma una beffa che lascia le donne ancora più sole in un momento delicatissimo della loro esistenza.

La soddisfazione che arriva poi da una certa sinistra, che coglie l'occasione per rilanciare parlando di contraccezione gratuita, evidenzia una pericolosa miopia. L'inverno demografico che attanaglia l’Umbria e l'Italia è una pandemia devastante: inutile continuare a parlare insistentemente di diritti se non ci si riesce a rendere conto del fatto che tra qualche anno potrebbe non goderne più nessuno".

Tommaso Bori (Pd): "Si chiude un capitolo buio della nostra regione"

Esultano, neanche a dirlo, il Pd e le forze di centro sinistra che accolgono con un respiro di sollievo il cambio di rotta della giunta regionale dopo essersi rimessa in linea con gli orientamenti ministeriali. A prendere la parola è il capogruppo dem in consiglio regionale, Tommaso Bori, che parla di "punto di partenza e non di arrivo" per i diritti civili: "Finalmente, dopo quattro lunghissimi mesi in cui l’Umbria ha conosciuto una delle pagine più buie della propria storia, la Giunta Tesei si è adeguata alle nuove linee guida del Ministero in merito all’interruzione volontaria di gravidanza, in particolare per la modalità farmacologica.

Termina così un capitolo buio di storia regionale caratterizzato dal tentativo di un colpo di mano di una parte della destra oscurantista per far tornare la nostra Umbria indietro di decenni.

Anche in Umbria - prosegue Bori - sarà possibile scegliere senza il ricovero ospedaliero forzoso di tre giorni e fino alla nona settimana. Si tratta di una vittoria delle forze sane dell’Umbria delle donne e di tutti coloro che hanno a cuore i diritti civili, conquistati dopo anni di lotte, ma anche e soprattutto della medicina basata sull'evidenza. Questo, per noi, non deve essere un traguardo ma un punto di partenza".

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