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Da tutta Italia si promettono amore davanti a Valentino, “che non è il santo dei cuoricini e del marketing”

Circa quaranta coppie hanno partecipato alla Festa della promessa a Terni. L’omelia del vescovo Soddu: ci dispiace e ci addolora quando il nome del nostro santo patrono viene strumentalizzato unicamente per fini commerciali

Il fine settimana di san Valentino, patrono di Terni e degli innamorati, si è aperto con uno dei momenti più significativi delle celebrazioni religiose: la festa della promessa dei fidanzati nella basilica di San Valentino.

Una promessa d’amore che hanno pronunciato circa 40 coppie di fidanzati provenienti da Terni e varie parti dell’Umbria, da Roma, Anzio, Pisa, dalle Marche e Abruzzo, davanti all’urna del santo dell’amore, oggi -sabato 12 febbraio - nella solenne celebrazione presieduta da monsignor Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia.

Una cerimonia che suggella ancora di più il legame tra san Valentino e i fidanzati che diranno il loro “sì” entro l’anno, con la testimonianza di un santo che parla di amore fedele e paziente, un amore attento, generoso e rispettoso, che è patrono dell’amore sponsale e della famiglia cristiana, fondata sul sacramento del matrimonio.

L’omelia del vescovo

Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo oggi la festa della promessa.

I dizionari, i vocabolari… internet, quando intendono spiegare il significato del termine promessa scrivono: promessa esprime la volontà di impegnarsi a fare o dare qualcosa.

Nel nostro caso, nel vostro caso dunque, vi impegnate a darvi amore vicendevole; e questo sarà tale nella misura in cui sarete anche capaci di fare di tutto perché questo sia reso possibile. Questo è quanto si ricava, stando semplicemente alla considerazione che nasce immediatamente dalla spiegazione dei termini.

Questa però, cioè la promessa, voi la fate qui nella basilica dedicata a san Valentino, il quale ha – come sappiamo e la tradizione ci consegna - uno sguardo di predilezione verso coloro che, fidanzati, intendono iniziare questo specifico percorso di vita.

Va però anche detto che san Valentino, contrariamente a quanto purtroppo molto spesso vien veicolato dal senso comune, non è il santo dei cuoricini, che oggi ci sono e domani, imbattendosi sulla cruda realtà dei fatti, rischiano di annegare soffocati entro le sabbie mobili del pantano di una vita non adeguatamente condotta e spesa all’insegna dell’amore vero. Non è neanche san Valentino una sorta di pretesto buono e santo per portare avanti una serie di marketing giustificati e a buon mercato.

Noi ternani lo sappiamo molto bene, san Valentino è molto di più! E ci dispiace e ci addolora quando il nome del nostro santo patrono viene strumentalizzato unicamente per fini commerciali. Il nostro Valentino è innanzitutto santo e in quanto tale egli ha saputo accogliere totalmente l’amore di Dio nella sua esistenza e lo ha fatto fruttificare in gesti e atti d’amore, fino al dono supremo della propria vita con il martirio. Egli è pertanto, come si dice a Terni, il santo dell’amore.

Io credo che se iniziassimo a considerare la splendida figura del nostro santo patrono a partire solo da quanto sinteticamente appena detto, avremmo anche la capacità, non soltanto di scambiarci parole di promesse, ma anche di impastare con gesti significativi una sorta di “lievito madre di vita e di amore” capace di generare e rigenerarsi in amore ulteriore pieno e totale.

Ecco la promessa! Che il vostro donarvi sia sempre una festa!

Come sarà possibile un gesto così alto? Guardate incessantemente san Valentino e lui vi indicherà sempre la via del Vangelo. E cosa ci dice il Vangelo?

Il Vangelo, sapete, è tutto un inno di amore; è proprio –guarda caso- il compimento delle promesse di Dio che si sono realizzate in Gesù Cristo, il quale si è unito all’umanità facendosi carne, facendosi uomo.

Detto così sembra soltanto la descrizione arida, quasi staccata, di quanto è avvenuto storicamente. Guardando però più nei dettagli tutto il nuovo testamento, saremo in grado di scorgere degli elementi utili al nostro discorso e fondamentali per la vostra promessa. Leggiamo a un certo punto nella lettera dell’apostolo san Paolo agli abitanti di Filippi il seguente pensiero: “Egli (Gesù), pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”.

Da quanto abbiamo sentito comprendiamo come Dio stesso, nel momento in cui si unisce all’umanità, realizzando così le antiche promesse, esegue una cosa molto importante, cioè fa una sorta di rinuncia. Non ad essere Dio – egli è sempre rimasto Dio cioè sé stesso - ma rinunciò a tutto ciò che apparteneva all’essere di Dio, anzi san Paolo usa un termine molto forte: svuotò sé stesso. Quasi a dire sgombrò sé stesso per fare spazio all’umano. Che meraviglia! Che manifestazione suprema d’amore!

Carissimi… Ditemi voi se questo non è l’amore, se questo non è la promessa dell’amore: svuotare sé stessi per fare spazio all’altro ed insieme contribuire alla realizzazione di un qualcosa che, rimanendo soli, sarebbe semplicemente inimmaginabile supporre.

La bellezza dell’amore si conserva avendone cura, coltivandolo ed irrorandolo, facendo continuo e costante riferimento alla fonte stessa dell’amore che è Dio, così come abbiamo sentito espresso nel salmo responsoriale, riverbero di quanto annunciato nella prima lettura: “è come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa riesce bene”.

La freschezza dell’amore viene mantenuta avendo la volontà e quindi la capacità di custodirne sempre la sua bellezza e non lasciarsela offuscare da nessuna nebbia possa interporsi, scoprendo così nell’altro la continua novità del proprio amore che, non solo non affievolisce, ma si irrobustisce col procedere del tempo.

Così si arriverà a costruire, tessere, modellare e raffinare, quasi impercettibilmente, ma non meno realisticamente, tutta la ricchezza e preziosità dell’amore stesso. Quell’amore che avete voluto suggellare con l’inizio di questo tempo di fidanzamento.

Il mio e il nostro augurio è che lo possiate vivere, questo tempo, come tempo di grazia per voi, per le vostre famiglie e per l’intera comunità. Amen.

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