Sanità, sindacato medici (CIMO Umbria): “Le aziende ospedaliere restino 2. La parola d’ordine è "riorganizzazione”.

Azienda unica o due aziende ospedaliere, la struttura di Narni-Amelia e la riorganizzazione territoriale. Facciamo il punto con il dott. Marco Coccetta, segretario regionale del CIMO, sindacato dei medici, veterinari e odontoiatri e medico del Santa Maria di Terni.  

In meno di due settimane se ne sono sentite tante, fra dichiarazioni, interpretazioni e indiscrezioni. Un dato è certo: la sanità umbra necessita di una riorganizzazione. Se ne parla da anni ma ora, forse, i tempi sono maturi. Da una parte la Tesei e Coletto che spingono verso una rielaborazione rapida di un nuovo piano sanitario partendo dal principio dell’ottimizzazione dei servizi e delle competenze. Dall’altra il timore degli amministratori locali che tremano all'idea di dover giustificare ai cittadini una profonda riconversione delle strutture territoriali. In mezzo i medici e i professionisti sanitari che sinora hanno retto botta nonostante la crisi organizzativa prima e l’arrivo della pandemia dopo.

Ne abbiamo parlato con il dott. Marco Coccetta, responsabile della struttura semplice dipartimentale di chirurgia colo-proctologica del Santa Maria di Terni e segretario regionale del CIMO, sindacato dei medici, veterinari e odontoiatri.

Dott. Coccetta, si è detto molto in queste ultime settimane, soprattutto rispetto alle funzioni future del Santa Maria di Terni. Da una parte c’è chi teme la subordinazione a Perugia, dall’altra le rassicurazioni dell’assessore regionale Coletto che ne conferma lo status di azienda ospedaliera. Come stanno le cose?

Come stanno veramente le cose lo sanno solo l’assessore Coletto e la presidente Tesei chiamati a gestire il sistema sanitario regionale. Quello che come medici di CIMO caldeggiamo e ribadiamo da tempo è la necessità impellente di una riorganizzazione complessiva e una integrazione dei servizi e delle strutture, da quelle centrali a quelle periferiche. È innegabile che in tutta la regione ci siano dei servizi duplicati in varie strutture. Tutto ciò è inutile e non conveniente.

Ho letto con piacere che l’Asl 2 ha intrapreso un percorso di lavoro teso all’integrazione delle strutture periferiche con il Santa Maria, soprattutto nella distinzione dei servizi: l’alta specialità al Santa Maria, la bassa specialità, la gestione delle acuzie e la riabilitazione nelle strutture ospedaliere territoriali. Questa scelta è strategica, perché libera l’azienda ospedaliera di Terni di risorse fondamentali per far fronte agli interventi di grande complessità. Una operatività che, nonostante la disorganizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi anni e la penuria persistente di personale, il Santa Maria ha sempre garantito con una capacità attrattiva extra regionale fra le prime in Italia.

Ospedale unico di Narni e Amelia. Un progetto più che ventennale sul quale non sembrano esserci tempi di realizzazione certi e una pressione persistente di alcuni amministratori locali che temono il declassamento del progetto. Ma è davvero necessario un nuovo ospedale o basta una riorganizzazione sanitaria territoriale?

Come medici siamo assolutamente convinti sia necessaria la centralizzazione delle specialità in due aziende ospedaliere. Una potrebbe essere un IRCSS (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico), probabilmente il Silvestrini di Perugia perché vanta una collaborazione con l’università molto convincente e di ottima reputazione a livello nazionale. L’altra, quella di Terni, dovrà mantenere tutte le condizioni per restare una azienda ospedaliera.

Un nuovo ospedale, nella fattispecie quello unico di Narni-Amelia, è un progetto che ritengo interessante e possibile, a patto che venga pienamente contestualizzato all’interno di una pianificazione territoriale senza la duplicazione dei servizi. Non possiamo più permetterci, anche per legge, delle strutture ospedaliere ravvicinate che entrino in competizione fra loro perché propongono gli stessi servizi sanitari.

Un eventuale ospedale unico territoriale nel narnese dovrà caratterizzarsi per specifiche competenze che non entrino in contrasto, ad esempio, con l’alta specialità del Santa Maria. Dovrà funzionare, invece, come struttura che riempia alcuni vuoti importanti circa i servizi di assistenza per le cronicità, le post-acuzie e la riabilitazione non devono assolutamente essere in capo alle aziende ospedaliere, come, invece, sta accadendo sino a oggi. Abbiamo visto, ad esempio, come al Silvestrini di Perugia siano stati aperti dei reparti UDI (unità di degenza infermieristica) per le cronicità togliendo energie e risorse all’alta specialità. Come avere, praticamente, delle RSA in una azienda ospedaliera. Una scelta assolutamente infruttuosa oltre che fuori contesto.

Quindi, bene un nuovo ospedale territoriale, tenendo conto che ogni struttura non potrà fare tutto ma dovrà assumere delle specifiche caratteristiche operative. L’ospedale generalista non possiamo più permettercelo sia in termini economici che di qualità del servizio. 

Due aziende ospedaliere, quindi. Eppure qualcuno teme che si possa arrivare all’azienda unica di Perugia con Terni, succursale del capoluogo regionale, in totale subordinazione. È cosi?

In tutta onestà, sul campo non stiamo percependo questo rischio. Tuttavia declassare il Santa Maria per una scelta di centralizzazione su Perugia lo vedo pressoché improbabile anche solo per un dato: il 30 per cento del fatturato extra regionale passa da Terni e dal Santa Maria. Una scelta in controtendenza rappresenterebbe un suicidio. Non conviene né al sistema sanitario regionale, né ai cittadini. 

Come interpreta la scelta di nominare nuovamente dei commissari delle Asl e aziende ospedaliere per altri 6 mesi? 

Credo sia stata una scelta “cuscinetto” strategica. O meglio, mi auguro che serva alla giunta per rielaborare un piano riorganizzativo e del sistema sanitario regionale e che dal mese di gennio 2021 si possa partire con nuovi direttori generali e una progettualità triennale. D’altronde, siamo arrivati a quasi tre anni di commissariamenti, con un blocco drammatico dei concorsi e delle assunzioni, soprattutto nei settori amministrativi, addirittura con alcuni primari facenti funzioni che hanno da tempo oltrepassato i termini consentiti. Quindi non possiamo permetterci più di sei mesi di ulteriore “ordinaria ammistrazione”.

Insomma, chi “porta avanti la baracca” sono i professionisti medici e sanitari

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Questo è vero e vorrei fare un plauso a tutti loro, in particolare ai miei colleghi di Terni. Se l’ospedale continua a erogare servizi di alta specialità, nonostante un lungo periodo di grande disorganizzazione e l’avvento della pandemìa, è solo grazie ai tanti professionisti medici e sanitari che hanno dato e continuano a dare il massimo delle proprie risorse personali e professionali per offrire una continuità di servizio ai cittadini.

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