Mercoledì, 17 Luglio 2024
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“Scuola di italiano, una provocazione ad approfondire le ragioni della nostra fede, così stanca e sterile nella vecchia Europa”

Il progetto della parrocchia di Santa Croce a Terni, oggi la consegna degli attestati a 270 studenti. Don Roberto Cherubini: “Esperienza che ci permette di vedere la realtà dell’immigrazione con uno sguardo diverso. Ci sono semi di un tempo nuovo da coltivare, far germogliare e fruttificare”

Oggi, domenica 16 giugno, presso la parrocchia di Santa Croce a Terni è in programma un momento festivo conclusivo della scuola di lingua e cultura italiana con la consegna degli attestati di partecipazione agli oltre 270 studenti che hanno seguito da settembre 2023 ad oggi i corsi di livello A1 e A2 che si sono svolti quattro giorni a settimana, per un totale di otto ore settimanali. Nel corso dell’anno, hanno partecipato 270 studenti provenienti da 27 diversi Paesi del mondo. Gli studenti, suddivisi in sei classi - di cui una riservata ai minori - hanno avuto 28 docenti che si sono avvicendati nel tenere lezioni di lingua, storia, cultura generale, geografia, educazione civica riguardanti l’Italia.

La scuola di lingua e cultura italiana di Santa Croce (realizzata con il sostegno della Fondazione Carit e della associazione Per un sorriso Monica De Carlo) è al suo terzo anno di vita e ha visto un progressivo incremento nel numero degli studenti e dei docenti coinvolti. Alla base del metodo di insegnamento, c’è la costruzione di rapporti personali significativi che riescano a motivare gli studenti che hanno più difficoltà di apprendimento (alcuni sono analfabeti anche nella loro lingua materna). La scuola è divenuta così un ambito nel quale, oltre all’apprendimento della lingua, gli studenti hanno potuto trovare consulenza e sostegno concreto nell’affrontare i loro problemi della vita quotidiana, quali l’ottenimento dei documenti, l’accesso ai servizi pubblici, la salute, l’alloggio, il lavoro, la formazione professionale e così via.

Nel corso dell’anno, l’attività didattica è stata affiancata da momenti di festa in occasione delle principali feste religiose delle diverse confessioni, quali Natale, Pasqua, il mese di Ramadan, l’Eid-al-Fitr, l’Eid-al Adha, che hanno permesso un proficuo scambio culturale e di esperienza di fede.

“L’esperienza della scuola di lingua e cultura italiana ci permette di vedere la realtà dell’immigrazione con uno sguardo diverso – dice il parroco, don Roberto Cherubini – Ci sono semi di un tempo nuovo da coltivare, far germogliare e fruttificare. Ne vediamo alcuni: la forza dell’aspirazione alla pace di persone che hanno sperimentato il dramma della guerra e a volte ne portano le ferite, il desiderio di un futuro migliore sul quale investire le proprie energie giovani e creative, la bellezza di una vita al plurale, con il contributo di culture diverse, visioni della vita che si confrontano e arricchiscono reciprocamente. Per noi cristiani, la presenza di tanti fratelli immigrati è una bella provocazione ad approfondire le ragioni della nostra fede, così stanca e sterile nella vecchia Europa, e metterla in discussione davanti a domande esistenziali così forti, forzarsi a una coerenza maggiore con gli insegnamenti del Vangelo e cercare strade nuove di testimonianza con le persone che bussano alla nostra porta”.

“In fondo – aggiunge don Roberto - nel loro rivolgerci una domanda di futuro migliore, non c’è anche la dimostrazione di una grande fiducia nei nostri confronti, una proposta di costruirlo insieme? I tanti bambini che li accompagnano, nonostante le difficoltà, ci insegnano un senso della fecondità che noi abbiamo smarrito. Le donne, così forti nella loro volontà di dare futuro ai loro figli, ci spingono a ripensare una stanchezza grigia e rassegnata che non riesce a vedere oltre la soddisfazione dei propri bisogni immediati individuali e rifiuta per questo di dare vita ad altri.

Certo, un realismo rassegnato e pessimista ci fa soffermare di più sulle difficoltà, gli ostacoli, i pericoli e ci getta nella paura di un esilio perenne dal sogno di un futuro migliore. C’è bisogno di riprendere la marcia per uscire da questo esilio che ci imprigiona nella palude della delusione e dell’insoddisfazione”.

Afferma Daniela Foschi, una delle docenti della scuola: “Tutto comincia con la scelta di vivere con la porta aperta (quella sulla strada e quella del cuore, ovviamente) lasciando che chiunque possa entrarvi, portando il proprio vissuto fatto di domande e di risorse. Sì, perché ciascuno, al di là delle motivazioni che lo spingono a entrare e del bisogno che esprime, è un misto di domande che pone e di risorse che può offrire. La sfida è metterle in comune e farle incontrare fra di loro, come quando il bisogno di imparare l’italiano di alcuni si è incontrato con il desiderio di altri di riempire il vuoto di senso della vita. Così è nata la scuola di italiano, un ambito in cui, come ha detto una volta papa Francesco, la tensione lentamente cessa di essere tensione per diventare incontro, abbraccio: si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l’abbraccio”»

Alla consegna degli attestati seguirà la cena con la quale la parrocchia di Santa Croce vuole accogliere la comunità islamica cittadina nel suo giorno festivo più sacro, la commemorazione del sacrificio di Abramo (Aid-al-adha). Sono attese più di 200 persone, assieme ai leader religiosi delle comunità islamica di Terni, che in vario modo e occasioni hanno partecipato alle iniziative che la parrocchia di Santa Croce svolge nel corso di tutto l’anno per il sostegno all’integrazione degli immigrati, la promozione sociale e culturale, l’aiuto concreto a chi si trova in difficoltà ed ha bisogno di sostegno.

“Assieme, cristiani e musulmani – conclude don Roberto - vogliamo così celebrare la comune radice abramitica delle tre religioni monoteistiche, ebraismo, cristianesimo e islam, che sostanzia e motiva il desiderio di camminare insieme in un sempre più proficuo itinerario di integrazione e convivenza”.

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