Tra precarietà ed edifici fatiscenti: il nuovo anno scolastico ricomincia coi soliti problemi

Mancano presidi e direttori dei servizi generali, il personale Ata è sempre più anziano. Dionisi (Flc Cgil): le questioni sono sempre le stesse

Questione di qualche minuto e il nuovo anno scolastico sarà realtà. Ma in realtà, di nuovo c’è poco. Sicuramente, non i problemi. “Le questioni – dice Tommaso Dionisi, segretario generale della Flc-Cgil di Terni – sono sempre le stesse”. Il precariato del corpo docente, gli organici amministrativi che non bastano, l’edilizia scolastica fatiscente. “Il 70% delle nostre strutture – sottolinea Dionisi – ha qualche problema. Se solo si realizzasse un piano serio di manutenzione e ammodernamento, avremmo risolto i problemi dell’edilizia”.

Qualche numero

Circa trentamila gli studenti della provincia di Terni, la metà dei quali si trova a Terni. Circa 9mila sono gli studenti delle scuole superiori della città dell’acciaio. Sul territorio provinciale insistono 228 scuole. Poco meno della metà di queste è stata costruita tra il 1941 ed il 1976, ossia prima dell’entrata in vigore delle normative antisismiche.

Banchi vuoti

Nell’anno scolastico 1979-80, gli iscritti alla primaria (le elementari) erano circa 7.700, nel 2015-16 si è scesi poco sopra quota 4.800. Nell’ultimo anno scolastico 2017-18 si sono persi circa 150 alunni over 14 anni. La crisi demografica non è però la sola causa dello spopolamento delle classi. L’ultimo dossier realizzato dal sito tuttoscuola.it dice che in Umbria il tasso di dispersione scolastica (la differenza tra iscritti al primo e l’ultimo anno di scuole superiori) è superiore al 16%. Un risultato comunque confortante rispetto al 24% della media nazionale, che però dovrebbe suggerire di tenere alta l’attenzione se è vero che – mediamente – nel ternano ogni anno circa 70 studenti abbandonano il loro percorso di studi.

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Incubo precariato

Nelle scorse ore, l’ufficio scolastico provinciale di Terni ha proceduto alle assegnazioni degli incarichi a tempo determinato per questo anno scolastico. Si tratta di oltre 150 posti che fanno i conti con una condizione che ripete di anno in anno. E che, adesso, non tocca più soltanto il mestiere dell’insegnante. “Abbiamo carenza delle figure dei direttori dei servizi generali amministrativi”, spiega Dionisi. SI tratta di quelli che fino a qualche tempo fa erano i segretari. Ossia le figure che hanno in mano le chiavi della parte amministrativa delle scuole. “Si occupano della gestione del personale Ata, del bilancio, dei pagamenti”. Su 33 istituzioni scolastiche, il Dsga manca in 8 plessi. “Può essere sostituito dall’assistente amministrativo, seppure con importanti differenze retributive”, spiega Dionisi. Un assistente viene pagato circa 1.200 euro, contro i 2.000 di un Dsga, anche in considerazione dei compiti che deve svolgere. “Abbiamo poi alcune scuole senza preside”, aggiunge Dionisi, ricordando però che, se per i presidi l’incarico può essere affidato d’ufficio dall’ex provveditorato attraverso l’istituto della reggenza, per i Dsga la scelta deve essere indipendente. “Relativamente al personale – aggiunge Dionisi – dobbiamo affrontare anche un’altra questione: l’età metà del personale Ata è sempre più alta. Condizione questa che impone di esentare alcune figure da mansioni che invece dovrebbero svolgere”. Pulizie e sicurezza per i quali l’organico disponibile spesso non basta e dunque le scuole si ritrovano con “numeri insufficienti” per fare fronte alle esigenze quotidiane.

Scuole da rottamare

Se dentro le scuole le cose non funzionano a dovere, fuori la situazione non è così migliore. L’edilizia scolastica è un punto dolente: gli immobili sono vecchi, spesso inadeguati rispetto alle esigenze di sicurezza. Le eccezioni ci sono: impianti fotovoltaici, autosufficienza energetica. Ma sono mosche bianche. Per tutte le altre, l’appuntamento è rinviato al prossimo anno.        

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