Sentenza shock, la vita di David Raggi vale poco più di 20mila euro

La decisione dei giudici del tribunale di Roma a pochi giorni dall'anniversario dell'omicidio del giovane ternano. L'avvocato Proietti: pronti ai ricorsi

avvocato Proietti

Vergognoso e sorprendente”. Bolla in questi termini l’avvocato Massimo Proietti la decisione del giudice del tribunale di Roma circa l’indennizzo  favore dei familiari di David Raggi, il 27enne ternano ucciso quattro anni fa in piazza dell’Olmo per mano di Amine Aaassoul, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione e attualmente in carcere a Spoleto. Una cifra a dir poco da elemosina: per la madre Bruna, il padre Walter e il fratello Diego 7.200 euro a testa, dunque 21.600 euro in totale. Amarezza e sconcerto per il legale che assiste la famiglia Raggi che parla di “mancanza di rispetto”: “Mi ha chiamato il padre Walter – spiega – commentando che a un suo amico a cui hanno ucciso un cane da caccia hanno liquidato 11 mila euro. La vita di mio figlio vale dunque meno di un cane da caccia”. Una beffa a poche ore dall’anniversario dell’omicidio avvenuto la sera del 12 marzo 2015.

Una decisione effettuata dalla seconda sezione civile del tribunale di Roma senza rilevare responsabilità specifiche sulla mancata espulsione nonostante l’omicida fosse clandestino e sulla mancata carcerazione malgrado dovesse scontare 7 anni e 6 mesi di reclusione. Proietti parla di una “decisione sorprendente assunta per la legge 122, su cui abbiamo chiesto noi stessi alla Corte di Cassazione di pronunciarsi, con i giudici che un mese fa hanno stabilito che dovrà essere la Corte di Giustizia europea a pronunciarsi sulla bontà della norma”. Una cifra, peraltro, “tabellare” legata alla commissione di reati particolarmente efferati, “sulla base della direttiva europea 80 del 2004 recepita in Italia attraverso la legge 122 del 2006. Una legge – precisa ancora il legale - su cui sia la stessa sezione del tribunale civile di Roma, che ha poi deciso su Raggi, che la Suprema Corte di Cassazione, che ha recentemente chiesto un parere alla Corte europea, hanno posto dubbi di legittimità”.

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Per il tribunale di Roma il marocchino non poteva essere espulso così in quanto “convivente con la madre che, nel frattempo, aveva acquisito la nazionalità italiana”. Circa il fatto che fosse a piede libero, invece, la seconda sezione civile del tribunale di Roma non rileva responsabilità a carico del ministero dell’Interno e indica di citare la Presidenza del consiglio dei ministri presso la corte d’appello di competenza. Per l’avvocato Proietti non restano che i ricorsi in Corte d’appello e forse anche di fronte alla Corte Costituzionale. Si valuteranno anche altre decisioni che verranno assunte per analoghi casi a livello nazionale.

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