Oro blu, il servizio idrico di Terni è tra i più cari d’Italia

Con una tariffa media di 535 euro l’anno, la città dell’acciaio ha costi ben al di sopra della media nazionale. Ecco come si compone la tariffa

La politica dibatte e i cittadini pagano. Il Comune di Terni, per bocca degli assessori Fabrizio Dominici e – in parte – Enrico Melasecche ha riaperto la discussione sulla necessità di riportare il servizio idrico sotto il controllo pubblico. Come, tra l’altro, prevedeva i referendum del 2011. In attesa che i tasselli istituzionali vadano al loro posto, resta aperta la questione dei conti. E Terni non se la passa per niente bene.

Dice infatti il “Dossier acqua” elaborato da Cittadinanzattiva che la tariffa idrica del servizio idrico integrato della città dell’acciaio sia tra i più costosi d’Italia. Più della “cugina” Perugia e ben al di sopra della media nazionale. Considerando infatti una famiglia di quattro persone ed un consumo medio di 192 metri cubi l’anno, a fronte di una spesa nazionale di 408 euro (cresciuta del 4,3% rispetto al 2016 e del 75% rispetto al 2007) a Terni la spesa media è di 535 euro. Nel 2016 se ne spendevano 506 (+5,7%) e nel 2007 291, per un incremento dell’83,8%.

L’Umbria, dice il dossier, è una delle regioni più costose visto che anche Perugia colleziona fatture da record. Nel 2017 la tariffa media è stata di 503 euro a fronte dei 473 del 2016 (+6,3%) e dei 289 di dieci anni prima (l’aumento è stato del 74%).

La città più cara d’Italia in materia di servizio idrico è Grosseto: una famiglia di 4 persone che ha consumato 192 metri cubi d’acqua, nel 2017 ha speso 722 euro, ossia il 4,3% in più rispetto al 2016 (692 euro) e il 119% in più del 2007 (329 euro). Ma è una magra consolazione.

Una delle voci che incide di più sulla composizione tariffaria è rappresentata dalla quota fissa che ammonta a 49,05 euro per le utenze domestiche residenziali (sociali e non) e sale a 106,87 per i non residenti. A Perugia, per fare un minimo confronto, è pari a 47,75 euro/anno per uso domestico-residenti e 51,63 euro/anno per uso domestico non residenti.

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Ora, per tornare al tema iniziale, vale forse la pena fare un ulteriore confronto. A Napoli, il sindaco Luigi De Magistris ha trasformato l’azienda che gestiva il servizio idrico partenopeo, la Arin spa (società di diritto privato a controllo pubblico) in Abc Napoli (Acqua bene comune, società di diritto pubblico). Secondo il dossier di Cittadinanzattiva, nel 2017 una famiglia media a Napoli ha speso 273 euro. La stessa cifra del 2016, pur avendo subito un aumento del 30% in un decennio: nel 2007 la bolletta era di 209 euro. Ma è una magra consolazione.

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