Ternani con l’acqua alla gola, il Covid peggiora le cose: mille richieste di rateizzazione in cinque mesi

Il Servizio idrico integrato: evitati duecento distacchi al mese da marzo a luglio, l’importo della tariffa viene stabilito dall’Auri e votato dall’assemblea dei sindaci

Se il 2019 è andato male, il 2020 potrebbe essere anche peggio e avverare la durissima previsione contenuta nel bilancio del Servizio idrico integrato di Terni.

Il documento rileva infatti che il numero totale di rateizzazioni presentate dagli utenti dal 2006 al 2019 è “incrementato significativamente”, passando da circa 930 a 3.925. Quasi quattro volte. Le sospensioni di fornitura per morosità nel 2019 sono state 149. E il peggio sembra debba ancora venire. “Siamo consapevoli che, soprattutto nei prossimi anni, questa tendenza è destinata a crescere notevolmente”.

E il peggio sembra essere arrivato. “La richiesta di rateizzazione del pagamento delle utenze è prassi seguita da sempre dall’azienda – spiega il Sii in una nota - al fine sostenere le particolari esigenze dell’utenza. Ciò è riferibile a circa il 3 per cento dell’utenza complessiva. Un importante sforzo aggiuntivo è stato fatto per l’emergenza Covid. Il Sii ha infatti bloccato i distacchi per morosità evitandone circa mille, cioè 200 al mese da marzo a luglio. Sempre per lo stesso periodo, inoltre, sono state circa 1.000 le rateizzazioni”.

In cinque mesi gli uffici hanno dunque lavorato un quarto delle pratiche complessive arrivate nel 2019. Per un dato che rischia di esplodere se proiettato su tutto il 2020 e che – probabilmente – risentirà degli effetti nefasti della crisi economica seguita all’emergenza sanitaria.

“L’importo della tariffa – precisa però il Sii - viene stabilito dall’Auri (autorità regionale per rifiuti e idrico, ndr) e votato dall’assemblea dei sindaci. Pertanto la società Sii applica quanto stabilito dai suddetti soggetti cui spetta per legge la competenza esclusiva in materia e le relative assunzioni di responsabilità in termini di adeguatezza degli investimenti approvati alle normative in materia ambientale e alle prescrizioni dell’Arera sui target di qualità tecnica e commerciale”.

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Dovrebbe dunque essere la politica a farsi carico della situazione e, conti alla mano, immaginare qualche strategia per evitare che centinaia di cittadini possano rischiare davvero di affogare in un bicchiere d’acqua.  

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