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Sesso in carcere, ‘sì’ della corte costituzionale: i giudici danno ragione a un detenuto di Terni

Per i giudici sarebbe “innanzitutto leso un diritto fondamentale della persona e della libera espressione dell’affettività”. Il Sappe: “Meglio concedere dei permessi premio”

Sesso in carcere, arriva il ‘sì’ della corte costituzionale. Con una sentenza importante su un tema delicato, la corte costituzionale ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa, nei termini di cui in motivazione, a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di custodia, quando, tenuto conto del comportamento della persona detenuta in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie”. La sentenza, del dicembre scorso, ha portato così al superamento dell’articolo, aprendo un nuovo capitolo sul tema del sesso in carcere. 

Tutto è partito dal caso di E.R., detenuto dal luglio 2019 nel carcere di Terni “in relazione a un cumulo di pene per tentato omicidio, furto aggravato, evasione e altro, con fine pena stabilito all’aprile 2026”. A rimettere la questione alla corte costituzionale il magistrato di sorveglianza di Spoleto che “ritiene che il controllo a vista sui colloqui con il partner implichi per il detenuto “un vero e proprio divieto di esercitare l’affettività in una dimensione riservata, e segnatamente la sessualità”.

Secondo la Corte, poi, “può ipotizzarsi che le visite a tutela dell’affettività si svolgano in unità abitative appositamente attrezzate all’interno degli istituti, organizzate per consentire la preparazione e la consumazione di pasti e riprodurre, per quanto possibile, un ambiente di tipo domestico. È comunque necessario che sia assicurata la riservatezza del locale di svolgimento dell’incontro, il quale, per consentire una piena manifestazione dell’affettività, deve essere sottratto non solo all’osservazione interna da parte del personale di custodia (che dunque vigilerà solo all’esterno), ma anche allo sguardo degli altri detenuti e di chi con loro colloquia”. Insomma, delle piccole ‘casette’ per l’affettività, compreso il sesso, del detenuto. 

Sul tema è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria): “Il sesso in carcere è una previsione inutile e demagogica, anche in termini di sicurezza stessa del sistema. Si introduca piuttosto il principio di favorire il ricorso alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendono cioè protagonisti di eventi critici durante la detenzione e che lavorano e seguano percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono”. 

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