Case popolari, la rivolta dei sindacati: la nuova legge è una beffa, rincari negli affitti fino al 300%

I nuovi criteri prevedono Isee per determinare i canoni di locazione e limite ai beni mobili posseduti, scoppia la protesta: norma vergognosa che colpirà le persone sole, così l’Umbria diventa la regione con le tariffe più alte d’Italia

La nuova legge regionale sulle case popolari è una “beffa” che rischia di abbattersi duramente sulle fasce più deboli tra gli assegnatari.

I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil (Sunia, SIcet e Uniat) suonano la carica contro la riforma che prende corpo con la legge regionale 3, deliberata dall’esecutivo di Palazzo Donini lo scorso 29 maggio: “È una clamorosa ingiustizia”.

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La nuova legge, varata dopo le dimissioni della presidente Marini e senza tenere minimamente in considerazione le nostre proposte - hanno affermato i rappresentanti di associazioni e sindacati nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina, 10 giugno - introduce anche per la determinazione dei canoni lo strumento dell’Isee, producendo un effetto distorsivo che penalizzerà fortemente i nuclei con un solo componente (circa 2mila persone su una platea di quasi 8mila assegnatari di alloggi di edilizia residenziale), portando ad un incremento del canone che potrà arrivare fino al 300 per cento”.

L’esempio portato dai sindacati è stato quello di una persona ultraottantenne, rimasta sola, con un reddito di 7.142 euro lordi, che attualmente paga un canone di circa 40 euro mensili, ma con la nuova normativa a regime rischia di arrivare a pagarne circa 120 euro. “Eravamo già la terza regione con il canone medio più alto d’Italia (115 euro) - hanno sottolineato i sindacati – ora saremo di gran lunga la prima, raggiungendo una media di circa 140 euro. Non a caso, la stragrande maggioranza delle regioni italiane non applica l’Isee per la determinazione dei canoni”.

Secondo i sindacati, altra “gravissima questione” è quella della reintroduzione – nonostante la precedente cancellazione ottenuta grazie alla mobilitazione dei sindacati - del limite di 10mila euro di beni mobili per poter mantenere il diritto alla casa popolare. “Questo significa – hanno spiegato i rappresentanti delle sigle degli inquilini - che un nucleo familiare che possiede una piccola utilitaria potrebbe perdere il diritto alla casa e quindi essere cacciato”.

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Appare chiaro che l’unico scopo di questa legge vergognosa è quello di fare cassa, nonostante i conti di Ater (Azienda territoriale di edilizia residenziale) siano già in attivo – hanno concluso i sindacati-, per questo da subito avvieremo una campagna di assemblee nei quartieri popolari, per informare gli assegnatari e la cittadinanza tutta, in vista di una grande mobilitazione entro il mese di settembre”.

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