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foto di repertorio

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Storica attività ternana chiude i battenti: “Spero di aver lasciato ai clienti una bella immagine. Il settore dell’artigianato rischia di morire”

Il titolare di ‘Vetreria centrale’ Mario Mancini: “Mi sono tolto tante soddisfazioni puntando principalmente sulla qualità”

Trentuno anni di attività, sacrifici, passione prima della decisione definitiva. Il titolare di ‘Vetreria centrale’, situata nel cuore di Città Giardino, ha deciso di chiudere il proprio locale. Una scelta naturalmente sofferta e ponderata nel tempo che Mario Mancini racconta alla redazione di www.ternitoday.it.

"Ho iniziato a lavorare come operaio vetraio finché, nel 1990, ho deciso di mettermi in società con un coetaneo che, dopo circa sette anni, ha voluto percorrere altre vie. Dal 1997 ad oggi sono rimasto da solo con vari sostegni giunti nel corso del tempo. C’è stato qualche operaio che mi ha supportato, oltre al prezioso apporto di mia cognata. Dal 2000 inserito i figli in questa società fino al 2016”, racconta Mario Mancini. “Successivamente, hanno aperto un’altra attività (Arnold’s). Li ho allontanati poiché gli incassi non erano adeguati alle spese. Ora, raggiunta l’età pensionistica, mi rammarico enormemente che non ci sia un ricambio generazionale per queste tipologie di attività artigianali. Progressivamente vanno scomparendo in città. Ho anche inserito un annuncio, su un portale specifico”.

Le fasi ed i clienti raggiunti. “Partiamo dal singolo vetro della finestra, ad una realtà superiore nella quantità e nelle misure. Posso servire cantieri, negozi, qualsiasi tipo di fornitura con le attinenti formazioni. Prevalentemente mi interfaccio con il privato, lasciando indietro le grandi fabbriche per le grosse forniture. Ho puntato principalmente sulla qualità”.

La lavorazione. “Arrivano delle lastre a misura (massima 240 per 321) per poi essere adagiate sul bancone e sezionate in base alle dimensioni richieste. Le tempistiche? Ci vuole mezz’ora per elaborare la singola lastra. Nella prima fase ci sono delle casse di legno dove vengono messi dei sostegni che vengono poi rimossi e si effettua l’apertura dello sballaggio. Successivamente procedo con l’installazione del singolo vetro, o doppio (ad esempio specchi o mensole)”. ‘Vetreria centrale’ dispone anche di un portale dove è possibile consultare i principali lavori fatti.

Riflessioni e constatazioni. Un mestiere che rischia di scomparire in città, nonostante la sua essenzialità nel momento in cui una singola vetrina o finestra di un’abitazione può andare in frantumi. “Negli ultimi cinque anni sono rimasto solo e ultimamente faccio molta fatica anche per motivi personali. Sta diventando pesante portare avanti l’attività". Un futuro nebuloso per la professione del vetraio: “Siamo rimasti in tre a Terni. Il servizio è molto richiesto. Tuttavia, in assenza di ricambio, entro 4-5 anni non ci saranno più vetrerie. E’ un aspetto sconcertante. Se dobbiamo pensare di dover uscire dal capoluogo per andare ad acquistare o riparare un vetro, appare incredibile”. Perché? “La società ci ha portato ad un consumismo sfrenato. A distanza di tanti anni, è tutto cambiato. Ora c’è molta protezione nei confronti dei giovani, ai miei tempi ti formavi da solo. Capisco che sono attività pesanti e non devi avere paura del vetro. Probabilmente c’è anche poca pubblicizzazione in questo settore particolare, è poco spendibile. Ripenso, ad esempio, ai primi anni 90’ quando la fila era continua per chiedere di poter lavorare. Negli ultimi vent’anni, saranno arrivati al massimo tre curriculum”.  

Logistica e criticità, la città non aiuta a svolgere appieno la professione. “I posti di carico e scarico sono limitatissimi. Inoltre, il dover pagare i permessi, per andare in centro, quando una ditta dovrebbe essere agevolata. Tutto ciò si riversa sul consumatore finale. Sotto l’aspetto burocratico, ci sono difficoltà anche nello smaltimento, nella formazione del personale. Pagare una persona per ogni singola spesa da sostenere è piuttosto complicato”. La pandemia ha fornito una visione diversa per il signor Mancini: “Forniamo un servizio di emergenza e quindi il lavoro non è mancato. Tuttavia, a causa dei timori legati alla diffusione dell’emergenza, in alcuni frangenti ci sono andato con i piedi di piombo”.

Cosa lascia questo lavoro? “Tante soddisfazioni, avrei anche proseguito oltre la pensione. In particolare abbiamo mandato i vetri in Russia per un ristorante, compartecipato all’arredamento di alcuni yacht, senza dimenticare tante altre belle realizzazioni. Inoltre ho fornito tutte le scenografie riguardanti i vetri del film "La vita è bella" e successivamente altri set cinematografici. Attraverso la vetro fusione possiamo realizzare oggettistica, cornici, un campo davvero vastissimo". Il rammarico più grande? “Il rischio è di veder morire una città nel settore dell’artigianato. Quando ho iniziato era una bolgia, pullulavano le specializzazioni. Ora purtroppo non è più così. Anzi...”.

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