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Storica attività ternana festeggia un record: “Duecento quintali di cocomero venduti. Conosciuti ed apprezzati anche fuori città”

Il caldo torrido ha consigliato a tante persone di godersi almeno una fetta di cocomero in uno storico locale del capoluogo

Il caldo estivo ha spinto i ternani all’acquisto dei cocomeri, un vero e proprio boom. A piazzale Senio, sulla rotonda al quartiere San Giovanni, è ubicato il chiosco di Clarita e Fernando il quale, nelle ore serali, è preso d’assalto dalla gente in cerca di un poco di refrigerio. Clarita e Fernando hanno iniziato l’attività oltre 40 anni: “Siamo stati tra i primi a Terni” esordiscono alla nostra redazione di www.ternitoday.it “Correva l’anno 1979, dopo Michele che aveva il chiosco accanto alla stazione ferroviaria e Ilio a piazza Dalmazia. Qui intorno c’erano tutti campi. Al quartiere Cospea stavano realizzando case e palazzi e la strada non era ancora completata. Il nostro posto è sempre lo stesso, ci siamo spostati di qualche decina di metri, qualche anno fa, per il nuovo centro commerciale”. 

E’ stata una stagione particolare: “Tantissima gente abbiamo accolto. Dalla fine di maggio ad oggi abbiamo venduto circa 200 quintali di cocomero, tra asporto e consumazione al tavolo. Ormai siamo conosciuti non solo in città. I nostri prodotti che acquistiamo dalla zona tra Tarquinia e Montalto, sono molto apprezzati”. Personaggi che frequentano il locale: “Di tutte le qualità. In particolare l’artista e presentatrice Samanta Togni ma non mancano politici, amministratori pubblici e privati. Vengono non solo ternani ma anche dai paesi vicini”. 

Siete gli ultimi cocomerari in città. “Credo che non ci siano altri, da quanto mi risulta. Hanno chiuso tutti perché è un lavoro impegnativo, di sacrificio, siamo aperti fino all'una di notte”. Oggi il cocomeraro è una razza in estinzione, alcune decine di anni fa in città stavano un po’ ovunque. Oltre ai sopracitati c’erano chioschi a piazza Valnerina, ponte Carrara, ponte Romano, viale Battisti, piazza Solferino, via Bandiera al quartiere Le Grazie. I cocomeri venivano messi a rinfrescare dentro grandi vasche (non c’erano i frigoriferi), riempite di acqua corrente e di ghiaccio.

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