Sviluppo sostenibile e valorizzazione territoriale, l'importanza del Nera e il ruolo di enti e istituzioni

Un convegno organizzato dal Lions Club Narni insieme al Rotary Club di Terni sul tema “I Territori dell’Umbria Meridionale: energia idroelettrica, prevenzione dei dissesti idrogeologici e sviluppo sostenibile” con tanti spunti utili a stimolare la riflessione sulle grandi risorse culturali e ambientali disponibili

Successo pieno per il convegno organizzato nei giorni scorsi dal Lions Club Narni insieme al Rotary Club di Terni sul tema “I Territori dell’Umbria Meridionale: energia idroelettrica, prevenzione dei dissesti idrogeologici e sviluppo sostenibile”. I relatori, tutti di alto profilo, hanno offerto interventi con tanti spunti utili a stimolare la riflessione sulle grandi risorse culturali e ambientali disponibili, considerate come opportunità per uno sviluppo sostenibile.

Dopo i saluti istituzionali di Lorenzo Lucarelli, Assessore alla cultura e turismo del Comune di Narni, che ospitava l’evento nella prestigiosa sede dell’ex chiesa di San Domenico, è stata la volta di Gianfranco Cesarini Presidente del Club per l’UNESCO di Perugia-Gubbio-Alta Umbria, che ha sottolineato come un patrimonio ambientale e culturale di tale portata, presente nell’Umbria meridionale, non possa non ambire a candidarsi come bene d’importanza mondiale. Infine sono stati portati i saluti di Leda Puppa, Governatore del distretto 108L del Lions Club, da Manlio Orlandi, Segretario Distrettuale.

Mauro Andretta, Presidente Lions Club Narni e Luca Cipiccia, Presidente del Rotary Club Terni hanno introdotto le relazioni - evidenziando come le stesse spaziassero dallo studio storico all’analisi tecnica ed alla disamina del quadro giuridico amministrativo e regolatorio - richiamando il tema centrale, rappresentato dal rapporto storico che passa tra il fiume Nera e il territorio che attraversa, focalizzando l’obiettivo condiviso di lavorare nella direzione di candidare i territori dell’Umbria a patrimonio dell’Unesco.

Da questo punto di vista, hanno specificato, la valorizzazione delle risorse territoriali, declinata in chiave di promozione dell’ambiente, vede lo stesso, sia antropizzato che naturale, come contenitore di opere millenarie in equilibrio dinamico ora più che mai orientato allo sviluppo sostenibile ed integrato del territorio caratterizzato dal corso del basso Nera.

Le relazioni previste, infatti, si sono snodate, grazie anche alla sapiente regia del moderatore Roberto Nini, attorno al comune nucleo d’interesse, al fine di mettere in luce quanto di eccellente è stato realizzato nel corso del tempo e quali altre opportunità d’intervento ed investimento sono ipotizzabili - e talora necessarie - al fine di perseguire uno sviluppo sempre più sostenibile.

Il primo relatore, lo storico locale Giuseppe Fortunati, ha parlato delle Gole del Nera presso Narni come luogo da sempre considerato un sito ove sfruttare la forza delle acque, dapprima per alimentare i mulini, poi gli opifici fino ad arrivare alle prime centrali idroelettriche. Fortunati ha così ripercorso la storia dell’Ing. Aldobrando Netti, progettista della Centrale di Narni, messa in servizio tra le prime nel Regno d’Italia, il 10 novembre del 1892, con una potenza di 60 Kw che servivano per accendere 700 lampadine a Narni, una delle prime città in Italia ad avere la luce elettrica. Nel 1893 Netti progettò e realizzò la diga e la seconda centrale, detta della Morica. Negli anni successivi lo stesso ingegnere costituì società e contribuì alla costruzione di diversi altri importanti impianti elettrici ed idrici a Foligno, Orvieto, Norcia, Spoleto, Fabriano, Spoleto, Ronciglione, Todi, Acquapendente e Viterbo.

La seconda relazione è stata presentata da Paola Reichenbach, geologa e prima ricercatrice dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Centro Nazionale delle Ricerche sul dissesto geo-idrologico in Umbria meridionale. In modo molto chiaro e con l’ausilio di un idoneo apparato visivo, sono stati presentati i dati storici sui movimenti franosi che hanno interessato l’area in esame, evidenziando la fragilità di un territorio, in particolar modo ove ci sono stati fenomeni antropici e di disboscamento o incendio.

Antonio Iannoni ha trattato del sistema di gestione delle acque dell’asse Nera-Velino dalle origini ai nostri giorni. In questo ambito ha tracciato una sintetica storia della realizzazione della Cascata delle Marmore, in quanto non costituita da fenomeni naturali, bensì frutto di interventi di ingegneria idraulica grazie al lavoro protrattosi dall’epoca dei romani, con Curio Dentato, con poi le varie opere di cava e fasi di sviluppo, fino alla costruzione nel novecento delle grandi centrali tra le quali primeggia quella di Galleto.

Valter Cardaci (ERG), ha illustrato il nucleo idroelettrico di Terni e il ruolo che riveste nella gestione del rischio idrogeologico.

L’intervento si è posto l’obiettivo di illustrare la distribuzione degli impianti di produzione di energia idroelettrica e delle dighe del Nucleo idroelettrico di Terni della ERG Hydro, che rappresentano una risorsa strategica per il territorio e l’ambiente per un naturale scopo protettivo del territorio di valle, grazie ad una corretta gestione atta a garantire la massima affidabilità delle dighe ed un efficace governo delle piene fondamentali per controllare gli effetti idraulici ed il conseguente rischio idrogeologico che ne deriverebbe.

Marco Rettighieri (Presidente Consorzio COCIV) ha voluto aprire una finestra sul futuro mettendo al centro dell’attenzione l’ambiente, nella più ampia accezione del termine, ambiente oggi sfruttato in maniera intensiva con risvolti negativi per il clima e la vita stessa del pianeta. La relazione ha voluto attrarre l’attenzione sulla necessità di usare produzioni agricole selezionate, sfruttamento delle risorse idriche razionalizzate, diversificazione delle produzione al fine di sfamare il sempre maggior numero di esseri umani senza distruggere ciò che ci rimane e utilizzando risorse energetiche rinnovabili.

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Le conclusioni hanno visto l’auspicio da parte dei presidenti Andretta e Cipiccia affinché il progetto per la tutela Unesco possa trovare nell’asse del tematismo fluviale uno dei suoi punti forza ed elementi qualificanti.

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