“Progetto sterile e inutile”, ecco la petizione per “salvare” il Teatro Verdi

L’iniziativa sulla piattaforma change.org dopo il via libera nei giorni scorsi da parte della giunta municipale di Terni al progetto preliminare per il recupero della struttura

“Oggi, dopo decenni, si sta valutando un progetto per un teatro con misure ridotte, innovativo e non di recupero. I cittadini vogliono il teatro della loro infanzia no un progetto sterile e inutile”.

L’affaire Verdi sbarca nel mondo del web con una petizione promossa sulla piattaforma change.org che, ad oggi (16 ottobre) ha raccolto circa 270 firme.

È dei giorni scorsi la notizia del progetto preliminare per il recupero del Teatro Verdi: il via libera della giunta municipale è solo il primo passo di un percorso che, in qualche anno, dovrebbe consentire alla città di riavere il “suo” teatro.

Un progetto che però già divide. Numerose le polemiche che si sono susseguite sui social network e che ora prendono corpo in questa petizione. Ecco il testo.

“Nel gennaio 2010 crollò una parte del controsoffitto del pronao del teatro, cosa che fece mobilitare molti cittadini e molte associazioni ternane, fra le quali anche Casapound che appose uno striscione con la scritta ‘La città cade a pezzi. Vergogna’, fra le colonne dell’ingresso. Nel frattempo tutti gli eventi culturali della città furono spostati al Teatro Secci, inaugurato il 22 maggio 2010, ricavato negli spazi del vecchio stabilimento chimico della Siri, riutilizzato come spazio culturale col nome di CAOS (Centro Arti Opificio Siri). Da quel momento in poi tutti gli spettacoli, più o meno importanti, ivi compresi quelli degli allievi dell’importante Istituto superiore di studi musicali Giulio Briccialdi, hanno trovato spazio solo ed esclusivamente al Secci la cui capienza è però limitata a soli 301 posti. Altri piccoli teatri di Terni, situati uno a Palazzo Primavera e l’altro a Palazzo Gazzoli, hanno anch’essi capienza assai limitata e dunque sono sempre risultati poco adatti a spettacoli di grande richiamo”.

“Si provvide immediatamente alla messa in sicurezza della struttura da parte dell’allora amministrazione comunale, senza avere la benché minima idea su cosa fare del teatro. La facciata del teatro, col pronao, venne sistemata, rafforzata sostituendo gli elementi portanti in legno già esistenti con i nuovi in legno lamellare, puntellando, perforando e inserendo travi in acciaio atte al momentaneo sostegno della struttura muraria superiore. Scalinate e colonne furono ripulite e sbiancate, mentre i muri furono tinteggiatati a nuovo. Furono interventi di messa in sicurezza, consolidamento al foyer e al pronao, valorizzando la facciata con una adeguata illuminazione, ma con l’intera struttura non si fece niente”.

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“Fu così che mentre da un lato si pensava a un recupero e a un rimodernamento dei locali, dall’altro associazioni, appassionati e nostalgici iniziarono a pensare a una ricostruzione storica dell’originale del Poletti, prendendo a modello l’idea di ricostruire il Teatro Galli di Rimini com’era stato concepito in origine. Nel 2012, seguendo questa linea, il direttore d’orchestra Carlo Palleschi, in un intervento sulla stampa locale, spiegò come fosse culturalmente doveroso puntare sul ripristino dell’antico teatro all’italiana del Poletti e non solo per ragioni di decoro storico, ma anche e soprattutto per motivi tecnici di acustica; anche l’architetto Pierluigi Cervellati, coordinatore del progetto di ripristino storico del Teatro Galli di Rimini, si mosse affinché il Verdi fosse recuperato nella sua struttura originaria pensata da Poletti. E mentre a Rimini si provvedeva a trovare fondi e a incominciare una ricostruzione, a Terni il teatro rimaneva ancora chiuso. Il Comune fece uscire il progetto per un ipotetico recupero, in chiave moderna, dell’intero auditorium - con un ipotetico allargamento del palcoscenico, la modifica della torre scenica - che però non ebbe seguito in tutti gli anni successivi. In tutto questo, nell’ottica di una ricostruzione o di un recupero in chiave moderna, la famiglia Moschin, che a Terni aveva una scuola di recitazione, non fu minimamente coinvolta. Anche l’architetto Mario Botta, durante la sua visita al cantiere del teatro in occasione di una conferenza illustrativa sui suoi lavori tenutasi a palazzo Gazzoli, si disse favorevole a una ricostruzione progettando una bozza fatta pervenire al Comune di Terni mai presa in considerazione”.

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