Terni 13 Giugno 1944: "La città che ha sofferto tanti bombardamenti e distruzione, finalmente è liberata”

Oggi 13 giugno 2019 ricorrono i 75 anni dalla liberazione, le manifestazioni in città ed il ricordo di quanto accadde

foto di repertorio

Sulla città di Terni, dal 11 agosto 1943 al 13 giugno 1944, c’erano state 57 incursioni aree, come risulta sia dai documenti del governo italiano che da quelli del comando alleato, scrisse lo storico Pompeo De Angelis, recentemente scomparso. I morti furono 1018. La mattina alle ore 4,00 dell’11 agosto 1943 nell'aeroporto militare di Port du Fahs, in Tunisia, 132 avieri americani, di un’età media di 21 anni, vennero svegliati per un’operazione aerea su Terni. Alle 6,00, 12 aerei B17, decollarono, a Terni alle 10.13 fischiarono le sirene. Il prefetto Antonio Antonucci nella relazione al Ministero dell’Interno: "L'incursione è stata fatta in due ondate: la prima costituita da 12 apparecchi iniziatasi alle 10,29 è terminata alle 10,33; la seconda costituita da 32 apparecchi iniziatasi alle 12 è terminata alle ore 12,04.

Le formazioni nemiche hanno lanciato complessivamente oltre 500 bombe di medio calibro da quota superiore a i 6.000 metri nella zona ovest nord della città”. L’ultimo bombardamento il 13 giugno 1944, qualche ora prima dell’ingresso delle truppe alleate in città. Eppure i cittadini erano convinti che Terni non sarebbe stata bombardata, perché la nebbia avrebbe impedito agli aerei di sorvolare la città e di lanciare bombe. Ma quale nebbia. La contraerea ha provato a sparare ma i lanci non superavano quota 3500 metri, mentre gli aerei volavano a 6000 metri, e non furono neppure sfiorati.

Alle 10,30 del 13 giugno 1944 le truppe alleate entrarono a Narni. Dal diario di guerra dello Squadrone B Lothians and Border Horse. “La periferia di Terni fu raggiunta alle ore 15,00, dopo aver superato enormi crateri di bomba e un torrente senza ponte. Tutti i ponti, eccetto uno, erano caduti. Fu fatto un tentativo di attraversare un cratere, ma il tentativo fallì. Un carro armato vi rimase bloccato, ma il sergente Robertson e il caporale Kirwan, insieme a un geniere, si avvicinarono al centro e trovarono un gruppo di 25-30 tedeschi vicini a un ponte rimasto in piedi, mentre cercavano di demolirlo”. Era il ponte Garibaldi sul Nera e i “Partigiani della libertà” comandati dall’ex tenente Elvenio Fabbri, cercarono d’impedirne la distruzione, ma non ci riuscirono anzi vi rimase ucciso Aspromonte Luzzi. I reparti d’assalto inglesi, con i tanks, si attestarono sul Lungonera per gettare un ponte prefabbricato in traliccio di ferro mostrando agli stupiti spettatori la tecnica dei Bailey.

La rapidità con cui fu ripristinato questo passaggio, in collaborazione fra genieri britannici e gli indiani della 25^ Brigata corazzata, meravigliò gli stessi ufficiali. Mentre avvenivano queste operazioni il comandante inglese, guidato da Elvenio Fabbri, traversò il Nera tra via dell’Argine e il vecchio stadio di Viale Brin, su una passarella. Per primo va in visita al vescovo, nella curia in Piazza del Duomo dove si erano installati anche i rappresentanti del CLN. Nel diario di Alfredo Filipponi, detto Pasquale, comandante dei partigiani della brigata Gramsci è scritto che alle 16 del 13 giugno 1944 “Contemporaneamente alle forze alleate, i partigiani della Gramsci, investono la città da nordovest, e cioè dalla parte del Colle dell’Oro, da Pentima, da Marmore e Voc. Fiore, mentre l’esercito alleato entra a Porta Romana, investendo Città Giardino e zona del cimitero. La città di Terni che ha sofferto tanti bombardamenti e distruzione, finalmente è liberata”.

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